If I could see the puppets dallying

Tra le opere perdute del Nostro c’è questo frammento non privo di volgarità, che debitamente pubblichiamo:

“Trama: Rometto e Giuliea non si possono amare, per via del noto problema, ma invece di togliersi la vita costruiscono ciascuno un pupazzo incorporandovi le parti sottili: e dunque un capello di lei, la prima goccia di sangue stillata, una conchiglia, un profilo inciso nell’agata, un coltelluzzo, un dado. Li liberano poi nei giardini pensando che amore provvede.

I due manichini oscillano un po’, sorpresi dall’aria vitale, e poi si dirigono con moto infallibile verso certe cataste di legno infestate dai topi. Qui baci e saluti e i primi approcci dei pupazzi, che giulivamente liberi dai pensieri mettono subito mano alla bisogna: allora vola la gonna di Giuliea e se la raccoglie un topo, il primo cameriere; saltano i bottoni del maschio cupido oltre ogni dire: ma sul più bello, quando le carni di pezza si sfiorano, ecco il beffone! i due amanti fanciulli li hanno fatti privi di infamie, niente pisello, niente bernarda! ahimè, costernazione dei manichini e lutto dei topi, baffi piegati di lacrimoni come fa la rugiada con gli aghi.

Passa la notte, Rometto non dorme: all’alba gli viene l’idea e l’esclama, o anzi vorrebbe, perchè non ha voce: allora la scrive per terra:
“i nostri padroni ci fecero per soddisfare le loro oscure voglie, così oscure che ne ignoravano i mezzi: ma noi pupazzi di animo caldo per universale simpatia siamo legati alle membra dei nostri fattori: mercè la conchiglia, il sangue cagliato, il filo di crine e le altre babbiàte. Sicchè, mettendoci in mano a un bravo artigiano che sia anche stregone, legati da fili maliosi ci faremo mettere in danza e il nostro moto si trasferirà ai padroni, li muterà in nostri pupazzi, facendoli correre l’uno all’altra, e l’uno nelle braccia dell’altra e finalmente l’uno sull’altra, a compiere l’atto che noi non possiamo.”

La trovata parve gustosissima a Giuliea, che a immagine della sua padrona era sempre stata una piccola sporcacciona, capace di godere per interposta persona, civetta ed intrigante, tenera come allodola imbottita di ghiaccio e viziosa della malora.
Detto fatto, non andarono lontano: il topo col cappello era allievo di Merlino, bugiardo e mestatore, empirico di filtri, guaritore: si disse pronto alla malìa e li vestì di ragnateli: legò mani, piedi, testa e fianchi, e riuniti tutti i fili in una magica conocchia salì su in alto: poi dimenando la coda li manovrò per strade, terrazze, per chiese e sagrati della bella città di Verona, a ridere e a mentire, a battagliare, versare sangue, a scalare siepi e a pronunciare allocuzioni; e in questo si giovò di un librette trovato in nel sudicio;

finchè alla sera, esausti di palpiti e parole, i due adolescenti si congiunsero nel prato, sotto gli occhi assassini dei parenti; e quando Rometto sfogliando le gonne, rapido e gonfio di cattivi propositi, abbassò la mano per reperire il mestolo… è allora che lo fecero secco. O forse morì di veleno. Fatto sta che Giuliea dovette restar con la voglia. Finis.

P.S. i manichini, mancando di meglio, si amarono epistolarmente. ”

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2 risposte a If I could see the puppets dallying

  1. lastlightx ha detto:

    la prosa del Vostro è ammirevole come al solito. Speriamo trovi presto un editore.

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