PMSA IV: un proverbio sulla luna

Nominare è dominare, ma anche il contrario. Al riguardo, in Meaning and translation* W. V. Quine fa un’osservazione sorprendente: si sa che la foresta di Skund, posta nel cuore della Patagonia, deve il suo nome al dott. Jungle Linguist, professore emerito di Oaxford. Quel che Linguist però non poteva immaginare era che “skund” nella lingua dei nativi significa alla lettera “il tuo dito, idiota”. Il motivo di questa stranezza è fin troppo comprensibile: per secoli gli esploratori occidentali hanno varcato continenti e dappertutto si sono fermati a chiedere ai nativi il nome degli elementi orografici: siccome però i nativi non capivano la domanda, il modo tradizionale di comunicare restava indicare perentoriamente col dito. E così ancora oggi atlanti e mappamondi immortalano nomi che in realtà significano “cosa?”, “il tuo dito”, oppure “ma chi è questo babbeo che non sa cos’è una montagna?” (“gavagai”, in Suhaili).

robinson

Secondo Quine, quando ad esempio l’esploratore punta col dito un coniglio e l’indigeno esclama “orahora!” non c’è davvero modo di sapere se intende la parola coniglio o il nome di quel coniglio particolare, oppure il movimento dell’erba al passaggio del coniglio, o, naturalmente, “il tuo dito, idiota!”. Da questa fondamentale premessa Quine deriva un principio di indeterminatezza della traduzione che lo spinse a vietare qualsiasi versione della sua opera in altre lingue. Peccato che non sia stato obbedito.

E con questo per ora abbiamo finito. Per le altre puntate del Piccolo manuale di semiologia aggressiva potete partire da qui.

*in Word and object, Cambridge, M.i.t. press 1960 (tr. it. Parola e orahora, Milano, Il Saggiatore 1970).

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4 risposte a PMSA IV: un proverbio sulla luna

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  3. No nono nonno ha detto:

    mi ricorda la storia di quel cartografo piemontese che non resse le condizioni del mare di Sardegna battuto dal maestrale e così rinominò un’isola:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Mal_di_Ventre

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