Piccolo manuale di semiologia aggressiva

Capita di trovarsi tra semiologi e non saper che dire. Le loro chiacchiere appaiono un mazzo di colorate fanfaluche e si resta come boccaloni fra attanti e iattanze. E’ un peccato per il giovine moderno perchè le semiologhe sono spesso carine e talvolta scostumate. Sicchè, abbiamo pensato di scrivere un piccolo manuale di semiologia aggressiva.

I. Wittgenstein contro Neuromante

Wittgenstein si chiedeva cosa accadrebbe se, identificato l’effetto che un minuetto produce sugli ascoltatori, si inventasse un siero tale da fornire alle terminazioni nervose del cervello le stesse stimolazioni prodotte dal minuetto*.
Esaminata ben bene la faccenda, osservava che non si tratterebbe comunque della “stessa cosa”, perchè non è l’effetto ma quel minuetto che conta. I suoi allievi erano abituati a sentirlo pronunciare frasi come “ciò di cui non è possibile parlare, occorre tacere”, per cui applaudirono a lungo e stettero appena a sentire il resto del discorso. Disse Witte:

“Ma no, ma sentite, l’effetto estetico non è una risposta fisica o emotiva, ma l’invito a guardare come quella risposta fisica o emotiva sia stata causata da quella forma in una sorta di vai e vieni continuo tra effetto e causa. Insomma, l’apprezzamento estetico non si risolve nell’effetto che si prova, bensì anche nell’apprezzamento della strategia tecnica che lo produce!”.

Uno studente dei più carognoni gli chiese perchè, se l’importanza stava anche nella strategia, l’iniettato non potesse godere della strategia tecnica del farmaco; e se per caso, individuato l’effetto della morfina, non si potesse escogitare un minuetto che fornisca alle terminazioni nervose del cervello le stesse stimolazioni. Si risparmierebbe pure. A questo, come a tante altre cose di cui è impossibile parlare, il filosofo rispose nel solito modo.

 

* Lectures and conversations on aesthetics, psychology and religious belief: Oxford, Blackwell, 1966 (tr. it. Lezioni e conversazioni sull’etica, l’estetica e la credenza religiosa: Milano, Adelphi, 1967).

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