Et caro factum est

Ogni tanto gli scienziati scoprono che i bambini di pochi giorni sanno già i numeri. Che fossero idee innate, in verità, è assioma platonico e lo ribadiva Sant’Agostino già nel 400 d.c.. Parlando della memoria, si chiedeva come ricordiamo i numeri, giacchè non li vediamo e quindi non possono “passare” per i sensi, e concludeva che erano già nella memoria:

“Ho veduto artefici tirar linee come fili di ragna: ma la ragione delle linee che intuisco son altra cosa, poichè non sono immagini di linee apprese per gli occhi carnali; e ognuno può averne cognizione dentro di sè, senza pensare a qualsiasi corpo. Per via de’ sensi corporei ho appreso ancora le cose numerate, ma non mica le idee numeranti, che non hanno immagine ma realtà assoluta”.*

Su questa storia Spallanzani si è interrogato a lungo: si è chiesto che lingua parlerebbe un essere isolato ed eterno, se esiste una scrittura “privata”, e come l’evoluzione possa aver prodotto cervelli con una grammatica innata. Il cuore del discorso è che secondo lui la mente, da sola, non poteva parlare di sè (caratteristica necessaria affinchè un linguaggio sia abbastanza potente): poteva farlo solo attraverso un segno e il segno è anche una cosa materiale. Lui pensava che prima della scrittura l’uomo non avesse una mente nel senso moderno del termine.

“Il mutamento del dna è casuale, il collo della giraffa si allunga e raggiunge le foglie: perchè c’è un mondo di foglie alte. Ma senza un mondo di segni, che vantaggio darebbe capirli?”, dice in “Raccontalo alla cenere”, e la chiosa è che per Spallanzani *prima* l’uomo crea i segni e poi i suoi figli potranno essere selezionati per adeguarsi al mondo dei segni. La grammatica è esterna, appare, e solo col passare dei millenni viene inglobata nella struttura fisica del cervello. Il linguaggio, parzialmente codificato nella mente, è una relazione che è diventata struttura materiale. “In un certo senso”, conclude il Nostro, “quando hanno cominciato a disegnare bisonti su un muro davvero il segno si è fatto carne”.

 

* Agostino capisce pure che la mente ricorda il ricordare, e ricorda anche il dimenticare, quindi contiene se stessa e anche il suo opposto, e inoltre “cerca” in se stessa tramite le categorie. Come noi, sembra ancora molto incerto sull’esistenza dei concetti: il numero, o l’oblio, per lui, non sono solo parole ma un “qualcosa” di reale, o forse è il contrario: tutte le “cose” sono sia reali che parole.

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