Semi

Nel breve racconto “Il seme” Elia Spallanzani descrive un gruppo di scienziati che captano uno strano segnale dallo spazio. Per via della sua regolarità, si convincono che sia un messaggio e cercano di decifrarlo, ma non sanno da dove partire. Uno di loro argomenta che se una forma intelligente vuol mandare un messaggio si preoccuperà che possa essere interpretato e quindi quel messaggio potrebbe essere una grammatica della lingua aliena. Partendo da questo presupposto gli scienziati fanno varie ipotesi e gli sembra che tutto torni, si impadroniscono di questa grammatica aliena, che è completamente diversa da quella di tutte le lingue umane, e aspettano fiduciosi che arrivi il messaggio seguente.

Ma non arriva nulla. Passano mesi, anni e non giunge nessun messaggio. Allora pensano che forse gli alieni non sanno che loro hanno capito, e decidono di trasmettere messaggi basati su quella grammatica. Alcuni di loro, in effetti, cominciano a usarla anche fuori dal laboratorio: all’inizio usano parole della loro lingua per rimpolpare lo scheletro grammaticale, e poi cominciano a usare anche termini del tutto diversi, inventati o sognati.

Dopo un po’ la notizia finisce in mano ai giornalisti, che la banalizzano e pubblicano le regole della “lingua aliena”. Dopo una decina d’anni ci sono già molti gruppetti di estrema destra che si fanno chiamare i figli delle stelle e parlano la lingua aliena. Nel frattempo, dallo spazio nessuna nuova.

Un giorno lo scienziato che ha dato inizio a tutto questo bailamme viene invitato a una riunione top secret del governo. Quattro figuri misteriosi gli spiegano un grandioso piano di “ristrutturazione economica e sociale”, esponendolo nella lingua aliena, che incidentalmente comprende lo sterminio di buona parte della popolazione mondiale. A questo punto lo scienziato si accorge che quelli con cui sta parlando non sono più essere umani, ma alieni: o meglio, l’essere che si esprime attraverso di loro è l’alieno. La creatura senziente è la lingua. “E noi l’abbiamo anche diffusa in tutta la galassia”, è l’ultima frase del racconto.

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