Post ideologico

Il 16 marzo 1978 viene rapito Aldo Moro. Ogni anno in questa data ci chiediamo fino a che punto la decisione delle BR fosse irrazionale. E’ inutile dire che non intendiamo legittimare l’uso della violenza: ragionarci non equivale a giustificarla.

Facciamo un gioco, il gioco dell’elettore. Immaginiamo che in un sistema democratico la fazione al potere ha il 40% dei voti, e l’opposizione l’altro 40. Ora, viene da pensare che chi ha il potere tendenzialmente può sempre “comprare” quell’11% che gli serve a condizioni più favorevoli di quanto potrebbe fare l’opposizione: questo vorrebbe dire che il sistema non è in grado di uscire dal blocco mediante procedure legali.

Si può obiettare che nei sistemi democratici l’alternanza è più la norma che l’eccezione. Ma è reale, questa alternanza? O è solo questione di nomi?

Mettiamo che al posto dei votanti ci siano degli automi, il cui unico scopo è ottenere un “vantaggio”, e in questo gioco il “vantaggio” è “essere il più piccolo gruppo possibile al potere”. Data una distribuzione iniziale 51-49, gli automi al potere sceglieranno mai di cambiarla? Il sistema appare democratico ma non lo è (o comunque non è quello che noi chiameremmo un sistema democratico). La minoranza può vincere solo con la forza.

Precisiamo: il 51% che vince non è interessato a fare qualcosa, ma solo a restare il 51% che vince. In questo caso, sembra che non ci sia modo di cambiare la situazione. E’ vero che ciò rispecchia la volontà dei votanti (vince davvero la maggioranza), ma vince sempre e non ha altro scopo che vincere.

In altre parole: il voto libero non sembra escludere la degenerazione in un sistema che gioca per il potere, e vuole il potere per il potere, e basta. Se il meccanismo degenera, sembra che non sia più in grado di tornare indietro in modo legale, per cui l’unica scelta “sensata” della minoranza diventa la violenza.

Che poi in parte è accaduto davvero. In Italia per 40 anni si è perpetuato un sistema di potere che sembrava avere sempre meno interesse per il governo del paese e sempre più interesse per il puro mantenimento del potere. A un tratto delle persone hanno pensato che l’unica via per cambiare era uccidere della gente. Hanno fallito e in seguito il sistema è collassato per inefficienza, non perchè sconfitto.

Dopo la “rivoluzione” degli anni ’90, il processo si è sostanzialmente ripetuto: il nuovo potere ha cercato innanzitutto di perpetuarsi, perdendo di vista la funzione di governo, finchè non sono nati movimenti violenti (quantomeno nelle intenzioni e nel linguaggio), che predicano l’irriformabilità del sistema. E se avessero ragione? Se ci fosse qualcosa che non va proprio nel meccanismo “democratico”?

Sembra quindi, ed è per certi versi paradossale, che l’unico sistema per evitare la degenerazione del sistema democratico sia la presenza di ideologie, cioè di qualcosa che spinga i votanti a scegliere per motivi diversi dal “vincere”. La scomparsa dei grandi sistemi ideologici potrebbe condurre alla scomparsa del sistema democratico comunemente inteso. Al suo posto rimarebbe un puro gioco.

In questo discorso c’è qualcosa che non va, ma non capiamo cosa.

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Una risposta a Post ideologico

  1. da qualche parte, non ricordo chi, sostenne la necessità di un’abilitazione al diritto di voto, una patente, considerando gli effetti potenzialmente assai deleteri di un voto inconsapevole o dettato da ragioni futili; si sosteneva essere questi ben peggiori, su vasta scala, degli effetti che può produrre l’incompetenza e l’inconsapevolezza al volante di un’automobile, la quale è invece ben più considerata e normata.

    un’altra ipotesi prevedeva il fatto che, essendo la competizione elettorale una sorta di simulazione di guerra civile in cui si presuppone, contro ogni logica del conflitto militare, che l’armata più vasta sia necessariamente destinata a vincere, tanto valeva simulare meglio, adottando come sistema elettorale la contrapposizione tra milizie di praticanti del softair.

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