Il gioco della salvezza (altre conseguenze del teatro)

Nel racconto “La fine di un regno” Elia Spallanzani propose una curiosa metafora del rapporto tra teatro e potere. Nel dotto commento, il Ventura osservava la contraddizione tra la normale irrilevanza giuridica delle dichiarazioni fatte su un palco e la condanna della bestemmia pronunciata a teatro. Se quel che l’attore recita non è espressione di una reale volontà, se è solo una finzione, perchè considerare punibile la bestemmia?
Girando a casaccio nella rete, ci siamo ora imbattuti in un caso più o meno speculare, che è quello del battesimo “ioci causa”, ossia fatto per gioco, che è possibile suddividere in in due casi: quello in cui il prete scherza e quello in cui nemmeno c’è.

Anche stavolta si tratta soprattutto di un problema “politico”, o più genericamente di potere. Il sacramento richiede necessariamente la mediazione del sacerdote? E se il prete sta “simulando” l’atto che succede, il rito è valido o no? A quanto pare, Lutero pensava di sì: “si riceve quello che si crede di ricevere, qualunque cosa faccia o non faccia il ministro, scherzi o simuli”. E’ però evidente che la chiesa Romana non poteva accettare questa usurpazione del suo ruolo, per cui pretendeva un vero sacerdote, e serio.

Tuttavia la faccenda non è così semplice, e l’opportunità può condurre alla soluzione opposta: come nel caso della conversione degli infedeli.
Nel “De Indiarum Iure” si riprende una considerazione del giurista Tiberio Deciani per cui:
“Quinimo, etsi per ludum, cum intentione tamen baptizandi, pueri iudaeorum vel infidelium se ipsos baptizarent servatis verbis et forma baptismi, dicerentur vere baptizati et cogerentur perseverare”.
Che tradotto alla buona significa:
“Per di più, se dei bambini ebrei o infedeli si battezzano reciprocamente, anche per gioco, ma con l’intenzione di battezzare, serbando le parole e la forma del battesimo, si diranno veramente battezzati e li si costringerà a perseverare”.
E si riporta anche il caso del vescovo Alessandro, che per strada vide un bambino ebreo di nome Atanasio mentre giocava a fare il vescovo e battezzava gli altri bambini, per cui li stimò tutti salvi.

Ora, è abbastanza evidente che l’inciso “ma con l’intenzione di battezzare” è posticcio, una pia frode: se il bambino recita la parte del vescovo, non si vede come possa fare sul serio. Conviene però che in questo caso il segno, la semplice apparenza, prevalga sulla volontà e consapevolezza, che poi è proprio il caso della bestemmia: anche se recitata, merita punizione.

Come danna, il teatro può salvare.

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Una risposta a Il gioco della salvezza (altre conseguenze del teatro)

  1. vincibile ha detto:

    Dice il Santo Catachesimo che, battezzando in articulo mortis, v’è la possibilità d’impiego di materia dubbia, da usare solo in caso di necessità e sotto condizione, è acqua che contenga altre sostanze in piccola quantità, ad esempio thé, caffé, decotti. Eppur l’acqua del fonte battesimale contiene “altre sostanze in piccola quantità” e i filosofi naturali dimostrano colle sensate esperienze che non può ch’esser così: l’opinabile piccolezza della porzione d’impurità porta a considerare contaminata anco l’acqua pluviale che, pel sol istare a l’aere n’assorba il gas silvestre.ouuero aria fissa e conciossiacosaché abbroghi per uitio natvrale il sacramento. Non v’è mai stato battezzato niuno e le humane genti stan tutte al Tartaro a maledir l’alchìmia & l’elettive aphphinità.

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