Apophtegmata Spallanzanica

Il destino di tutti i grandi scrittori è diventare miniera di malcomprese citazioni. Il Nostro non sfugge alla regola e quindi riportiamo alcuni dei suoi detti memorabili, tratti per lo più da “Raccontalo alla cenere” ma sparsi in tutto l’opus. Nella sua modestia Spallanzani non disprezzava nemmeno il plagio, il calco e il furto, per cui quando è possibile riportiamo anche la fonte della fonte.

“La psicologia è solo la prosecuzione della retorica con altri mezzi”, (qui chiosava Morselli e non si accorse che, in realtà, sono gli stessi mezzi).

“La parola ‘rodolfo’ può sostituire con successo sostantivi, aggettivi e persino avverbi (es. ‘seguita, seguita: ti ascolto rodolfamente’). In generale la sua potenza espressiva è seconda solo al verbo ‘puffare'”.

“La Tautologia vi farà liberi”.

“Ogni libro ne contrabbanda altri”, (Spallanzani usava cancellare certe parole dai libri per ricavarne altre storie).

“Già. Però i confini della mia scrittura sono quelli di un altro mondo”, (glossa ad altra frase troppo famosa).

“In fondo la psicanalisi tratta la mente come se fosse una società, con tutti i suoi risvolti giudiziari, sbirreschi e teatrali, e però come una società che mai non cambia composizione: da ciò la sua natura tendenzialmente conservatrice (la sua della psicanalisi, intendo)”.

“Ricordo benissimo la storia di Zenone Cosini, che una bella mattina decide di andare a curarsi da uno psichiatra ma non riesce nemmeno ad uscire di casa”.

“Anche le idee, zumandoci, si sgranano”.

“Chiedo che il Governo valuti la ricorrenza dei presupposti per proclamare lo stato di Normalità”, (scritto su una scheda elettorale, che fu annullata).

“La plus belle des mes ruses est de vous persuader que je n’existe pas ! “, (da Carlo Bodelero).

“Donna singolare. Pensava che l’epilessia fosse un’alternativa alle cerette”.

“Meneghello… sarà anche bravo, ma mi fa sempre venire in mente una maschera regionale”.

“In Italia il terrorismo e gli studi semiotici si sono sviluppati più o meno parallelamente”, (durante una polemica con Sciascia).

“Ho scritto 19 racconti sugli scacchi ma ci so giocare appena. Non riesco a concentrarmi, tutte quelle figurette mi distraggono e allora preferisco elaborare varianti. Una, la retrograda: si tratta di partire dalla posizione di una partita famosa e tornare a quella iniziale. Vince chi ci riesce per primo”, (in una lettera a Calvino, che poi monetizzò l’idea).

“Il computer è la prima macchina sensibile il cui primo scopo non sia riprodursi: la macchina celibe – la macchina eunuca?”, (sono parole oscure, che i nostri esperti studiano da anni senza costrutto. Alcuni pensano che volesse dire “sensible“, ragionevole, cosciente, altri che intende “sensibile per noi”, cioè che noi riusciamo a vedere – ci sarebbero quindi più antiche macchine invisibili il cui primo scopo etc.  Il senso potrà emergere solo terminata l’edizione critica).

“Più della macchina che si finge un uomo, mi spaventa quella che si finge un’altra macchina”, (questo spiega la singolare rarità di androidi nei racconti di Spallanzani).

“Le severe leggi della fisica sono barocche rispetto al nudo arbitrio di Dio”, (la frase originale, pronunciata nel terzo capitolo di Crocevia dal professor Stuffenbau, in effetti dice: “Quelle che chiama severe leggi etc., caro lei!).

(continua)

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2 risposte a Apophtegmata Spallanzanica

  1. Detrito aforistico ha detto:

    io ricordo che in un’intervista al settimanale diocesano della provincia di Oristano “Vita nostra”, fuggevolmente capitata sotto i miei occhi mentre pulivo la canonica manata di carciofi invernale, il vostro Elia diceva di aver riconosciuto i primi vagiti del proprio talento letterario quando, giunto alla scuola elementrare, si accorse che tutti i suoi compagnetti di classe ripetevano il suo celeberrimo detto: “Maestra, posso andare in bagno?”

  2. eliaspallanzani ha detto:

    Effettivamente da giovane Spallanzani fu vittima di una curiosa mania: credeva di aver inventato il proprio linguaggio, e che ognuno dovesse inventarsene uno suo personale. Perciò ogni volta che sentiva una parola già nota si sentiva derubato, e quando gliene veniva in mente una nuova la scriveva di nascosto e non la diceva a nessuno (di quella difficile fase resta solo un frammento: https://eliaspallanzanivive.wordpress.com/2008/03/05/1227/)

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