La setta delle idee estinte

Uno dei motti della contestazione è che non si può uccidere un’idea, che l’importante è l’idea, anche se in “V” si dice più o meno il contrario: “non si può baciare un’idea […] Non è di un’idea che sento la mancanza ma di un uomo”.
1984 mostra invece che le idee si possono tranquillamente uccidere manipolando la carne e il linguaggio. Ma ci sono anche casi meno cruenti. Ad esempio, una cosa che ci ha sempre stupito è la faccenda della prospettiva: i romani la conoscevano, poi è sparita per diversi secoli ed è rispuntata nel mille e trecento. Quell’idea giaceva dormiente da qualche parte o era davvero morta?
Per altro, nella sua forma comune la parola “idea” sta quasi sempre per “opinione”, e se uno dicesse “non si può uccidere un’opionione” farebbe sicuramente meno figura.
Se invece per “idea” intendiamo qualcosa di nuovo, indipendentemente dal suo valore, allora è probabile che di idee ne muoiano migliaia al giorno: nuove combinazioni prodotte dal caso, che non resistono alla selezione naturale.
Ma che cosa resta delle idee estinte? Se sono come una sorta di piccoli animali, come dei virus, non avranno per caso un’anima anche loro? Ora, noi sappiamo che i virus non sono propriamente animali, e che le idee non sono propriamente virus, ma voi lo sapete? E chi ve l’ha detto? E’ una vostra idea? “Vive” nella vostra mente e non la si può uccidere? E l’idea dell’anima delle idee morte?

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2 risposte a La setta delle idee estinte

  1. vincibile ha detto:

    Dove sta la combinazione vincente del superenalotto del prossimo sabato? Essa è anche adesso o non è affatto, prima dell’estrazione? Se uscisse una combinazione già estratta in passato, si può dire che sia proprio la stessa combinazione che, nel frattempo, se ne è stata altrove? Forse anche noi ritorniamo alla medesima maniera, ma non si può dire che siamo davvero noi. L’orrore di poter ritornare sotto spoglie inconsapevoli.

    • eliaspallanzani ha detto:

      Economia vorrebbe che due cose identiche siano la stessa cosa, e spesso abbiamo pensato che una certa ora, una certa luce, non è soltanto uguale a quella di tanti anni fa, ma è proprio lei. Il tempo, signor Vincibile, è un’illusione, di un bambino è il gioco. Un gioco non molto divertente.

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