Dei morti solo bene

Un paio di settimane fa s’è scoperto che il giallista R. J. Ellory (notare lo pseudonimo parassitario)  si autorecensiva su Amazon: non solo si complimentava da solo, ma criticava pure i suoi concorrenti. Diversi mesi fa è venuta fuori la storia delle finte recensioni su Tripadvisor, vendute insieme alle ciabatte. Di fronte a queste notizie il pubblico si divide sempre in due blocchi: gli ingenui indignati e i capiscioni della rete, che lo sapevano “da sempre”. Spesso la soluzione proposta per evitare questi inganni è eliminare l’anonimato, in base alla curiosa convinzione per cui se uno si firma con nome e cognome allora avrà più remore a dire il falso. Ma l’affermazione che più ci colpisce è un’altra, e cioè: “che male c’è a dire bene di qualcuno, anche se non è vero?”.
La frase ha una sua diabolica persuasività, perchè rientra tra le idee comuni che dire male è peggio che dire bene, che la lode è tutto sommato innocua, che se non si può dire bene allora è meglio tacere. E’ una regola “di cortesia” che viene presa e traslata tale e quale dai rapporti personali a quelli economici, dove chiaramente non vale perchè lì anche la lode e la critica diventano “merci” e quindi in linea di principio hanno lo stesso valore (o disvalore, o comunque in effetti non hanno più alcun “valore” a parte quello economico).
Quasi tutta la “rete sociale” si basa sulla lode contrapposta  all’indifferenza. A volte sembra proprio di assistere a un funerale: si può anche non partecipare, ma sarebbe di cattivo gusto criticarlo.

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21 risposte a Dei morti solo bene

  1. dottord ha detto:

    Il (mal?)costume di autoincensarsi in modo anonimo è più diffuso di quanto si pensi. Ad esempio, molti detective improvvisati ritengono altamente probabile che questa recensione entusiastica di “La quarta necessità”, graphic novel sceneggiata da Daniele Luttazzi e disegnata da Massimo Giacon, in realtà sia stata scritta da Luttazzi stesso:

    http://laquartanecessita.wordpress.com/

  2. lastlightx ha detto:

    ah ah ah, bellissima la recensione di luttazzi scritta da luttazzi. luttazzi mi sgomenta, davvero…

    • dottord ha detto:

      Non è affatto un caso isolato. Praticamente ovunque si discuta del caso Luttazzi (nei blog, su Twitter, perfino nei commenti ai video di Youtube) saltano fuori utenti anonimi che difendono la causa dell’ex comico con un po’ troppo vigore per non destare sospetti. Qui c’è un’altra lunga e elaborata apologia dietro alla quale si intravede la mano del buon Daniele:

      http://abbagliowuming.wordpress.com/

      Mentre qui c’è un sito critico sull’argomento. Chi avesse tempo e voglia potrebbe mettersi a spulciare gli interventi dei commentatori, trovando qualche divertente sorpresa:

      http://moneyformoths.wordpress.com/

  3. levonetto ha detto:

    Quindi Luttazzi non è morto?

    • dottord ha detto:

      Morto no ma, a parte “La quarta necessità”, è misteriosamente scomparso da un paio d’anni.

      • levonetto ha detto:

        No, dicevo, se dei morti solo bene – come da post – o Luttazzi non è morto o il suo funerale è stato e continua ad essere di cattivo gusto. Però, via, è una vicenda spassosa e irresistibile anche per la gente costumata e benevola, oltre che per i malpensanti come ammè.

    • dottord ha detto:

      Io credo che sarebbe già stato perdonato, o perlomeno dimenticato, se per anni lui non fosse stato il primo a puntare spietatamente il dito contro il malcostume altrui, e soprattutto contro i plagiatori di battute.

      • levonetto ha detto:

        Il perdono non conosce limite nel peccato e pure l’ipocrisia paracula gli sarebbe stata rimessa, dopo accorto pentimento, non importa se insincero. Ma il perdono è per i miserabili e il vero signore gli preferisce l’oblio. Quella di Luttazzi è un’abiezione non sublime ma meschina, all’eclissi ha preferito l’apologia di se stesso e una resurrezione abortita. Questo è il fin di chi fa mal la parte che fu di Giesucristo e di cui non si dà imitatio, se non morendo davvero.

  4. lastlightx ha detto:

    il problema, lo dico sempre, non è che luttazzi plagiava, non è neanche che lo hanno sgamato, perché chiunque avesse un minimo di sale in zucca (o che anche senza conoscere sto lenny bruce, che manco adesso so chi sia, avesse letto un libro di mark leyner) poteva riconoscere quel tipo di comicità come prettamente e tipicamente made in usa. il problema è il modo assolutamente irrazionale e suicida in cui luttazzi ha reagito al cosiddetto “scandalo mediatico”. è per quello che dico che luttazzi mi sgomenta.

    • dottord ha detto:

      Secondo me, prima di qualsiasi altra cosa, il problema di Luttazzi è che non fa ridere

    • eliaspallanzani ha detto:

      Ricordiamo che una volta Luttazzi faceva il bambino in una trasmissione notturna della Rai, in cui c’erano una donna e un tizio in letti separati che parlavano di questo e di quello. All’epoca faceva ridere, poi non l’abbiamo più seguito molto. Tra l’altro la signora del programma era anche una bella donna, molto fine.

      • lastlightx ha detto:

        la trasmissione si chiamava “magazine 3”. il tizio e la donna erano oreste de fornari e gloria de antoni. nella mia memoria almeno qulla trasmissione rimane una delle più belle mai viste, e anche per questo riesco a perdonare quasi tutto a luttazzi.

  5. lastlightx ha detto:

    luttazzi fa ridere se ti piace quel tipo di comicità (a me piace). ma il fatto che faccia ridere o no è assolutamente soggettivo. ci sono almeno 50 milioni di persone in italia che trovano divertente e ridono per la comicità di “zelig”. io lo guardo, mi sforzo di ridere e non ci riesco. non per snobismo, anzi, vorrei riuscire a ridere e divertirmi a quelle battute. ma proprio non mi viene. le battute dei comici di “zelig”, tra l’altro, non sono plagiate come quelle di luttazzi. sono semplicemente tutte uguali. il meccanismo per cui dovrebbero fare ridere è talmente logoro e seriale che non possiamo parlare di copiature o plagi, ma di lavoro industriale (il che, se permetti, è molto più avvilente del plagio…)

    se scrivo questo non è per “difendere” lutttazzi (che è indifendibile, nel senso anche che se fosse un po’ meno autolesionista non avrebbe bisogno di difesa), bensì perché l’intera querelle sul luttazzi plagiatore è paragonabile alla favola dei vestiti nuovi dell’imperatore. l’imperatore è nudo e solo un bambino ha il coraggio di dirlo. bene. luttazzi plagia e tutti lo sanno, poi arriva il bambino che lo dice e scoppia il merdone. ebbene, c’è un fraintendimento di fondo, secondo me.

    che luttazzi plagiasse, appunto lo sapevamo. come sapevamo che terenzio riscriveva paro paro aristofane. terenzio è quindi un cialtrone? no, ma come dici giustamente tu, terenzio fa molto meno ridere di aristofane. pace. anzi, peggio per noi che ce lo siamo dovuti scofanare al liceo. ma mai ci saremmo sognati di far scoppiare una polemica. te lo immagini? “Ma prof, sti romani erano dei cazzari, riscrivevano pari le commedie dei greci e mica lo dicevano.”

    già, non lo dicevano, perché non ce n’era bisogno. sarebbe stato strano il contrario. idem luttazzi. egli prende stilemi tipici della comicità americana e ce li ripropone in salsa italiana. ed è bravo a farlo. è vero, le battute, le atmosfere, le tematiche sono le stesse, ma luttazzi è abbastanza intelligente (non è un genio, come purtroppo ormai lui stesso si è convinto di essere, ma è comunque l’uomo giusto per quel tipo di operazione) per far attecchire quel tipo di comicità estranea alla nostra cultura nell’italia degli anni ’90 e farci affezionare al personaggio.

    per quasi vent’anni tutto va bene, alcuni ridono, altri no (e questo mi pare sia legittimo, tieni conto che in italia abbiamo gente come benigni che l’ultima volta che ha fatto ridere veramente c’era ancora il pentapartito…) poi improvvisamente (e a mio parere inspiegabilmente) scoppia sto merdone. e lui reagisce così: non tira dritto per la sua strada, non dice semplicemente “o’ grulli, guardate che io sono solo terenzio, e già ve l’avevo detto…”, no, lui si insuperbisce, adotta strategie mediatiche tra il suicida e l’ammissione di colpa mascherata da ritiro ascetico. è questo che mi sgomenta in lui.

    • dottord ha detto:

      “luttazzi fa ridere se ti piace quel tipo di comicità”

      Mi sa che stiamo parlando di due cose diverse.

      Tu parli del “tipo di comicità”, cioé dei suoi (?) testi, e giustamente dici che possono piacere o non piacere (piacciono anche a me).

      Io parlo di Daniele Luttazzi, cioé dell’individuo in carne e ossa che quei testi cerca goffamente di recitarli, tra balbettii, frasette smozzicate e pause a casaccio. Non affermo nulla di nuovo se dico che l’efficacia di un testo sta per larga parte nel ritmo che riesce a imprimergli il comico. In questo senso, Luttazzi è inferiore non solo ai suoi referenti americani, ma anche ai famigerati giutti di Zelig, che almeno hanno un po’ di mestiere.

      “[…] terenzio riscriveva paro paro aristofane.”

      Questa è l’autodifesa che ha adottato Luttazzi: tutta l’arte si basa su rielaborazione di altra arte. Vero, ma ammetterai che c’è differenza tra rielaborare concetti precedenti, magari per un pubblico consapevole dell’operazione che stai compiendo, e riutilizzare le esatte parole di qualcun altro spacciandole per proprie.

    • dottord ha detto:

      Aggiungo che, prima che scoppiasse lo scandalo dei presunti plagi, il Luttazzi s’era messo a dare lezioni di etica della comicità agli utenti del suo blog. Cioé, aveva imbastito un astruso castello teorico per separare quella che secondo lui era comicità lecita dalla, sempre secondo lui, comicità fascistoide. Il distinguo era così artificioso, ed era così evidente che fosse solo un colossale pretesto per giustificare la superiorità dei personalissimi gusti luttazziani in fatto di risate, che deve aver contribuito non poco ad alienargli le simpatie del pubblico. Anche a prescindere dalla questione delle scopiazzature.

  6. lastlightx ha detto:

    sì scusa, capisco (e capivo) la tua opinione. tutto lo spiegone di sopra era solo per arrivare alla conclusione che al momento luttazzi mi fa umanamente molta pena.

  7. silver price ha detto:

    Si pone la domanda come ci si libera, come ci si salva come ci si difende dal demonio, Paolo VI rispondeva “Tutto ciò che ci difende dal peccato ci difende dal demonio” La lotta contro il peccato è il primo principale mezzo di lotta contro il demonio. Oltre al sacramentale dell’esorcismo che può essere amministrato solo dai vescovi o dai sacerdoti autorizzati dal loro vescovo possono esserci anche dei carismi particolari. Il mio grande maestro p.Candido aveva tanti carismi particolari per esempio quello di fare una diagnosi anche solo guardando una fotografia. Pensate l’importanza delle semplici preghiere quando le si recita con fede. Vorrei dire la santità.

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