Cose che dovevano succedere

Che legame c’è tra i messaggi nelle bottiglie e le opere d’arte cancellate? La domanda non è retorica, tant’è che anche noi ignoriamo la risposta. A prima vista i due procedimenti sono opposti, perchè nel primo manca il destinatario e nel secondo manca il messaggio, ma forse è proprio questo che li unisce: sono entrambi anomalie della comunicazione, paradossi parziali. Fondendoli si potrebbe immaginare un artista che lancia in mare bottiglie vuote, o imbottite di fogli che si autodistruggono a contatto con l’aria. Il mistero sarebbe: come mai una pratica così inane riesce ugualmente alla malinconia?

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4 risposte a Cose che dovevano succedere

  1. Giacomo B. ha detto:

    Se in un caso manca il destinatario e nell’altro il messaggio, penserei a un terzo caso, in cui manca il mittente. Poi si potrebbe precisare il significato della mancanza: non è mai esistito, ha cessato di esistere… (Già nei casi da voi segnalati emerge questa distinzione.)

    • eliaspallanzani ha detto:

      Il terzo caso, un messaggio senza mittente, viene di solito chiamato “realtà”, ed è quindi troppo comune per diventare arte (la frase, nella sua sentenziosità, è frutto della medesima malinconia).

      • Giacomo B. ha detto:

        Bello… Mi ricorda Mainländer (o almeno quel che Borges scrive di M.), secondo il quale il mondo è il risultato del suicidio di Dio. (Questo sarebbe il caso del mittente “non-più”.)
        Anche senza essere arte, poi, una di queste anomalie sarebbe ugualmente fascinosa: una gran sorpresa (e un sollievo) un messaggio senza mittente, no? Una scritta trovata dentro un geode o un biglietto dentro un nodulo di manganese. (O nel caso dell’arte: romanzi scavati dalla terra, con stratificazione corrispondente a una storia della letteratura.)

      • eliaspallanzani ha detto:

        Qualcosa del genere è nel frammento spallanzanesco sulla lingua degli alberi: https://eliaspallanzanivive.wordpress.com/2012/05/19/la-libreria-invisibile/

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