Dal nicchione

I giuochi di ruolo sono una nostra vecchia passione e tra tutti ricordiamo sempre Kata Kumbas, perchè è italiano e brancaleonesco. Nonostante siano passati quasi trent’anni dalla prima edizione ci sono ancora appassionati che creano nuove versioni del gioco o materiale aggiuntivo, a riprova del fatto che l’idea era buona e meritava più attenzione (o, in alternativa, che la rete è ancora piena di mattocchi).

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14 risposte a Dal nicchione

  1. dottord ha detto:

    Come idea, atmosfere e veste grafica era il più bel gioco di ruolo di sempre. Peccato per il sistema di combattimento demenziale.

  2. lastlightx ha detto:

    ahimé, come al solito diffidente verso le declinazioni italiane (tanto in musica, quanto in letteratura, quanto in campo ludico) di fenomeni decisamente anglofoni, mi attenni (e ancor mi attengo) al solito D&D, snobbando completamente katacumbas. del resto già il titolo era demenziale. l’unico mio cedimento fu di acquistare la versione in italiano di kult, ma solo perché costava dieci volte di meno di quella originale (e infatti fu una fregatura, perché mancavano delle parti).

    • eliaspallanzani ha detto:

      Tra i gdr italiani ci sono diverse ciofeche (es. i signori del caos, il gdr di dylan dog, molta roba semi amatoriale) ma anche alcune cose simpatiche (es. “druid”, “ammo”) e almeno 3-4 ottimi giochi: oltre Kata Kumbas, sempre della E.Elle c’erano I Cavalieri del Tempio e Holmes & Co., poi uscirono On Stage (all’epoca una grande novità) e Lex Arcana, ambientato nell’antica Roma, che ha avuto anche un certo sviluppo (ambientazioni, avventure etc). Più di recente sono nate piccole case editrici che traducono giochi americani ispirati alla filosofia del sito “the forge”, in cui si presta più attenzione alle regole di interazione tra i giocatori (in questo senso si avvicinano più a dei sistemi di narrazione condivisa che ai giochi tradizionali: si potrebbe dire che l’italiano “On stage” è un precursore di questo tipo di giochi).

    • dottord ha detto:

      Perché Kata Kumbas è un titolo demenziale?

  3. lastlightx ha detto:

    così, a muzzo :p scherzi a parte, quella dei gdr italiani è tutta una nicchia che mi manca. sarà che conoscendo molti degli ideatori di codesti giochi mi passava un po’ la poesia… vuoi mettere gary gygax, che magari era molto più nerd, ma essendo mmerigano c’aveva un’altra aura. per quanto riguarda la filosofia di interazione tra giocatori, mi sono fermato ai regolamenti “storytelling” della compianta white wolf e compagnia bella. ah, le serate d’estate passate a interpretare una vampira dodicenne, rimembro ancor…

    • eliaspallanzani ha detto:

      in realtà tutti i gdr contengono regole sui rapporti tra giocatori (dall’elementare “si parla uno alla volta” a “la decisione finale spetta al master”), e in un certo senso le regole dei personaggi sono anche regole dell’interazione tra giocatori, ma i gdr c.d. “new wave” si concentrano soprattutto sulle regole che attribuiscono a questo o quel giocatore il potere di fare o non fare qualcosa (tipicamente, di decidere lo sviluppo di una situazione di gioco). Per fare un esempio, non è tanto importante se il personaggio ha la forza sufficiente a sfondare una porta, ma se il giocatore ha il potere di decidere se la sfonda.

    • Francesca ha detto:

      E’ un problema di lingua.
      Lo aveva già rilevato Guccini negli anni ’60, quando in un concerto puntualizzò (cito a memoria):
      -Se Kerouac dice: “quella notte partimmo John, Dean ed io sulla vecchia Pontiac del ’55 del babbo di Dean e facemmo tutta una tirata da Omaha a Tucson” è bello no? Se io dico: “quella notte partimmo Giovanni, Dino e io sulla MIlleecento del babbo di Dino e facemmo tutta una tirata da Piumazzo a S. Anna Pelago” NON E’ LA STESSA COSA! Gli americani ci fregano con lingua!-
      Sono passati gli anni ma il concetto non è cambiato.

      • dottord ha detto:

        Però è cambiato il mondo. Oggi, nell’Anno Domini 2012, avere ancora il mito degli Stati Uniti (in ogni sua accezione: geografica, sociale, culturale eccetera) è come credere ancora nelle infinite possibilità del feudalesimo.

      • Francesca ha detto:

        Il mondo in effetti è cambiato, lo sentiamo nell’acqua, lo sentiamo nella terra, lo avvertiamo nell’aria. Molto di ciò che era si è perduto, tra cui il mito dell’America. Tuttavia debbo notare che continuiamo tutti a dire roba come “spending review” anzichè “revisione della spesa”, “workshop” anzichè “seminario”, “feedback” invece di “riscontro” e altre piacevolezze.
        Evidentemente continua a non essere la stessa cosa. C’aveva ragione Guccini.

  4. lastlightx ha detto:

    scusa d, c’hai ragione, ma i gdr italiani per me sono come gli spaghetti made in usa. poi mi sbaglierò, eh… però come dice francesca è anche un po’ “una questione di lingua”, nel senso che da supernerd quale sono ho conosciuto molti di questi che bazzicano nel campo qui in italia e devo dire che mi fanno spesso un po’ tristezza. ovviamente, mi farebbero tristezza anche gli americani, se li conoscessi, ma non li conosco e posso immaginarmeli diversamente. eppoi la pianto, che non volevo trasformare questo post in una diatriba pro o contro l’esterofilia imperante.

    • Francesca ha detto:

      Lastlightx, io la penso come te. La lingua conta, e non solo per i gdr. Non riesco a prendere seriamente i libri fantasy se li leggo in italiano. In inglese mi sembrano più credibili perchè ho il filtro di una lingua che non è la mia e mi aiuta a mantenere la sospensione dell’incredulità. In italiano mi sembrano un po’ buffi. Vuoi mettere i Ring Wraith con gli Spettri dell’Anello? Persino la pronuncia è agghiacciante, fa attorcigliare la lingua 😛

  5. Andrea Rosati ha detto:

    La creatività non ha bandiera, per chi non sà cosa sia la cerchi in altri

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