Altri luoghi, altre stanze

Si potrebbero classificare gli uomini in base alla loro somiglianza ad elementi chimici. Moltissimi uomini sembrano molecole di un gas, compiono piccoli movimenti disordinati per effetto del calore e però sono talmente tanti, e i loro movimenti così casuali, che nel complesso si controbilanciano l’un l’altro e mantengono stabile il palloncino della storia. Altri uomini, dall’altro lato della scala, sono come elementi radioattivi: una volta ogni mille anni possono (ma anche no) dare vita a una reazione a catena, difficilmente controllabile e dagli esiti imprevedibili. E’ arduo stabilire quale di queste due categorie sia più perniciosa, ma nel complesso sembra che la società preferisca i gas.

E’ piuttosto comune che persone prive di grandi qualità si associno per produrre qualcosa di più grande. I vituperati “mediocri” sono più organizzati dei geni e degli irregolari e hanno bisogno di stabilire forti relazioni personali, anche perchè non possono contare sul valore delle proprie intuizioni. Gli irregolari invece sono notoriamente individualisti, astratti, litigiosi e selvatici, quindi è molto difficile farli lavorare insieme. Da sempre le eminenze grige che controllano il mondo ricorrono allo stesso sistema, che consiste semplicemente nel mettere un certo numero di irregolari a stretto contatto e sperare che parta la reazione, quella che produrrà un cambiamento reale.

Per un certo periodo la rete è stata piena di persone un po’ fuori dalla norma, come una sorta di reattore spontaneo. Parliamo dei primordi, quindici o venti anni fa: la nostalgia per quell’epoca non è solo il vecchio motivo delle nevi di un tempo, la situazione era davvero molto diversa, più interessante e caotica, persino pericolosa. Poi la rete, come il mondo, si è riempita di gas: piano piano, sotto la spinta di leggi apparentemente eterne, le molecole si sono raggruppate e hanno gonfiato i soliti palloncini e i matti, i geni e gli irregolari sono tornati ad essere pochi e lontani, le possibilità di una reazione sono diminuite.

Il che forse è un bene, ma viene da chiedersi quali potrebbero essere i luoghi nuovi, le altre stanze in cui provare nuovamente a concentrare  gli elementi radioattivi per vedere che succede. Ormai sembra chiaro che la rete si è “mediocrizzata”, o “mondificata”, e che la realtà reale ha influito sulla rete più di quanto si poteva immaginare. In questa nota oziosa non c’è nessuna risposta, non riusciamo a pensare uno spazio diverso e ci vengono in mente solo cose del passato, come la conversazione privata o lo scambio di lettere, tutti luoghi che di fatto tendono a scomparire.

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6 risposte a Altri luoghi, altre stanze

  1. robe22 ha detto:

    Posso lasciare un commento solo per dire quanto ho apprezzato questo post?
    PS: Anche io ho avuto l’impressione che il web si sia “normalizzato” negli ultimi anni.

  2. Sara ha detto:

    Direi però che forse la rete era anche piena fino all’orlo di gente che si sentiva genio e sregolatezza senza averne effettivamente ragione (o forse era più semplice cadere nell’errore). La rete amplificava e gonfiava a dismisura certi ‘ego’ pericolosamente debordanti (e anche sorprendentemente insignificanti e pur tuttavia molto ‘stimati’). Sono d’accordo fino a un certo punto sul presunto disvalore di questa tanto deprecata ‘normalizzazione’. Ma è solo il mio punto di vista, s’intende. Saluti, Sara.

  3. Sara ha detto:

    Ma esiste ancora una dignità del non essere nè l’uno, nè l’altro? Nè mattocco, nè gattino?

    • eliaspallanzani ha detto:

      Sicuramente, anzi forse la mediocrità è il destino più degno e desiderabile, tant’è che molti l’abbracciano. Questo post non voleva dire “come ci divertivamo noi un po’ pazzi e un po’ streghi quando s’era tra noi!”, ma solo che la rete non è più un luogo strano (e da molti anni). Questa è una banalità, mentre meno banale sarebbe capire quale sarà il nuovo luogo strano, che potrebbe partorire idee nuove (o mostri).

  4. lastlightx ha detto:

    innanzitutto, la rete non è più un luogo. punto. lo era quando veniva percipita come tale; ora viene piuttosto percepita e utilizzata come uno strumento. se si pensa a come l’avevano concepita i precursori della “matrice” negli anni ’70 e ’80, la rete di oggi non ha quasi più nulla a che vedere con quell’immaginario. non ci sono cyber cowboys, non ci sono labirinti segreti in cui gli hackers si danno convegno, non c’è nessuna cyberguerra. o meglio tutte queste cose ci sono ma saranno fruite e vissute da non più di qualche migliaio (o forse centinaio) di individui in tutto il globo. per tutti gli altri, come noi, resta la mediocrità.

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