Nera illusione

Segnaliamo un articolo interessante su certe forme del nero italiano. Riassumendo, l’autore sostiene che il preteso realismo di molti noir in fondo è solo un accumulo di stereotipi, quindi è fasullo quanto il gioco enigmistico del giallo classico, anzi di più, perchè si spaccia per reale. La seconda considerazione è che in alcuni noir paradossalmente il male non esiste, perchè la “responsabilità” dei delitti viene attribuita alla società più che ai personaggi, quindi non c’è un colpevole da scoprire perchè si rifiuta proprio l’idea di colpa individuale. Di conseguenza il noir italiano sarebbe spesso una fantasia consolatoria, cioè l’opposto di quel che predicano i suoi autori ed esegeti.

Siamo abbastanza d’accordo e comunque è sempre istruttivo rovesciare una tesi sul suo guscio e guardarla mentre si dibatte: o forse sarebbe meglio dire: “è sempre divertente”.

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8 risposte a Nera illusione

  1. lastlightx ha detto:

    l’articolo da te citato fa un errore fondamentale: butta il bambino insieme all’acqua sporca. è ovvio che i tanti epigoni e imitatori che del genere prendono solo gli aspetti esteriori siano superficiali e puerili, ma rapportare lo stesso discorso addirittura a chandler (e in tono minore anche a manchette) mi sembra altrettanto superficiale e puerile.

    • eliaspallanzani ha detto:

      Beh, è il problema di ogni esame sintetico: l’astrazione rischia di mischiare cose diverse. Però non si può nemmeno pretendere un esame della casistica in un articolo di mezza pagina. Con questi limiti, pensiamo che l’articolo sia comunque un punto di vista diverso nella parte in cui ribalta l’idea diffusa per cui il noir è più realistico del giallo.

  2. paolo f ha detto:

    Ripropongo un commento che feci tempo fa da Lucio Angelini.

    Per quanto ne so io, il finto fenomeno del “giallo e noir italiano”, alimentato per anni dalle solite cricche di interessati, servì sostanzialmente a due cose:
    1) a far guadagnare prestigio ad alcuni autori consorziati;
    2) a far raggiungere i loro obiettivi: lavorare stipendiati come sceneggiatori per la tv e (molto meno) per il cinema.
    Questo era il loro obiettivo, e l’hanno raggiunto grazie all’efficace manipolazione operata da giornalisti e addetti culturali degli enti locali che facevano loro da sponda.
    In questo modo, loro si sono sistemati (occupando tutti i posti disponibili) e sono quasi spariti dalla narrativa (perché non dà da riscuotere), mentre i loro fiancheggiatori continuano ancora a far credere — agli aspiranti e affini — che il “mondo letterario”, in specie “noir”, vive e opera in maniera onesta e accessibile. Il che è una menzogna bella e buona, che serve per continuare ad acchiappare i gonzi.

    Della grossa “bufala del noir italiano“ se ne occupò anni fa Daniele Brolli sulla rivista Pulp, così efficacemente che i membri della lobby/consorzio si risentirono parecchio e gli lanciarono contro una dura azione di ostracismo e delegittimazione. Proprio com’è accaduto più recentemente — sul web — a Lucio Angelini per la “bufala del new italian escrement“.
    La differenza è che mentre la prima esperienza era molto ben organizzata ed è stata efficace, la seconda è stata condotta (sempre dalla stessa città, che sembra averne una vocazione) con spacconeria, superficialità e approssimazione, commenttendo anche errori grossolani, quindi è pietosamente naufragata.

  3. eliaspallanzani ha detto:

    La bufalaggine è ovunque, o forse è solo l’esagerazione tipica dei venditori, unita alla mancanza di un sistema affidabile di recensione (cui forse non si potrà mai rimediare). Ma sarebbe interessante avere qualche dato più preciso sulla faccenda, nomi, copie vendute, queste cose qui.

  4. unpopperuno ha detto:

    Cari Spallanzanidi, grazie per la persistente attenzione. Sarei lieto di farvi avere, per la biblioteca della Fondazione, il piccolo libro che scrissi anni fa intorno a queste cose. Si intitola “La commedia dell’innocenza”, lo ha pubblicato Luca Sossella. L’amico Eschatone ne fu trai i primi e affezionati lettori.

    • eliaspallanzani ha detto:

      Salve! Siamo noi che ringraziamo per il pensiero e saremmo lietissimi di accettare, ma dopo tutte le nostre sparate contro i circoletti dell’amicizia siamo costretti per coerenza a rifiutare qualunque cortesia! Sigh, sob! Ma cercheremo senz’altro il libro e ci auguriamo di poterlo criticare aspramente, in modo che la nostra non-amicizia ne esca rafforzata. Tanti saluti dalla Fondazione.

      • unpopperuno ha detto:

        Pare che non riuscirò mai a liberarmi di tutte quelle copie rimaste sul groppone che mi intasano la libreria. Ma è giusto che, nell’evenienza pur remota di impallinarmi, siate voi a pagare la pallottola. Quando succede il contrario, in genere, si è sotto dittatura. Complimenti (non amichevoli e non collusi) per la brillante indagine sulla scrittrice che consiglio di ribattezzare Lippmann, in onore al grande studioso autore di “The Phantom Public”.

  5. eliaspallanzani ha detto:

    Grazie. A conclusione della vicenda, e viste le reazioni, ci resta un pensiero sgradevole: se intorno a una cosa piccola c’è questo, non osiamo immaginare cosa ci sarà a coprire le vere magagne di questo paese. Il vostro è un brutto mestiere e non vi invidiamo.

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