Sulla credulità e la sua logica

Nelle discussioni sull’esistenza del fake Manni abbiamo incontrato spesso un’obiezione del tipo “se affermi che Lara Manni non esiste devi provarlo”. Secondo noi questo è un errore logico che deriva dal fraintendimento del principio per cui la prova spetta a chi afferma una circostanza.
Affermare è una cosa, negare un’altra. Provare  l’inesistenza di una circostanza è difficile, se non impossibile, mentre chi dice “io sono Lara Manni, di Roma, ho trent’anni e faccio questo e quello” potrebbe facilmente dimostrarlo, e anzi dovrebbe. Come avviene nel diritto, bisognerebbe quindi accordarsi sull’impossibilità di fornire la prova negativa e sul principio per cui nel dubbio la prova spetta a chi può fornirla più facilmente.

Altro errore, ma questo davvero puerile, è sostenere che un presunto fake è reale perchè “ci ho parlato via email e non sembrava un fake / sembrava davvero un’altra persona”. Ebbene, sarebbe davvero ridicolo se un finto autore parlasse come un finto autore, eppure esiste una sorta di “pregiudizio positivo”, una tendenza innata a credere che se un ente si da nome e cognome, e parla, allora esiste come quello specifico ente. In molti casi questo vale addirittura per i personaggi dichiaratamente fittizi.

Ma l’errore più comune, che forse non è nemmeno proprio un errore, è considerare i singoli fatti separatamente e declassarli tutti a coincidenze. Torna comodo l’esempio di Superman e Clark Kent: non ci sono testimoni oculari della trasformazione, ma la quantità di “coincidenze” è tale che solo la sospensione dell’incredulità ci permette di tollerare che nessuno si accorga del’identità segreta. Naturalmente l’accumulo di indizi non permette quasi mai di affermare con certezza che A è B e ci sono molti casi di processi indiziari sconfessati da acquisizioni successive. Escludendo la mala fede, diventa allora determinante la forza narrativa della menzogna, e la nostra volontà di crederci (perchè è noto che gli uomini credono facilmente in ciò che desiderano). Per molte persone la storia dell’esordiente scoperta per caso era attraente, quindi ci credevano pregiudizialmente, quindi non collegavano gli indizi.

Perciò quando ci si trova di fronte a un sospetto di fake bisognerebbe partire dal presupposto che non è ancora un fatto ma una storia, una narrazione, e chiedersi nell’ordine: 1)  io ho qualche interesse o desiderio che questa storia sia vera o falsa? 2) esiste una prova dell’esistenza di questo storia? 3) gli indizi che sia falsa creano una contro-storia astrattamente incredibile?
Se la risposta è sempre no, la storia tendenzialmente non è vera.

Si tratta di considerazioni note e banali, ma ci sembra che questi errori costituiscano tuttora la base della fortuna della maggior parte dei fake.

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21 risposte a Sulla credulità e la sua logica

  1. Leonetto ha detto:

    Più che un errore logico, l’inversione dell’onere della prova è l’atteggiamento di chi ritiene che l’inflazione del numero di enti sia cosa ideale e desiderabile, per cui ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne disegni la vecchia sensei. Costoro presuppongono un universo sovrappopolato fino a prova contraria; chi sostiene che la prova d’esistenza debba fornirla chi fa un’asserzione positiva è in accordo con la tesi che l’inesistenza sia lo stato ontologico ideale e l’economia di enti quello preferibile. Questi ultimi pensano l’universo deserto, al più contenente solo loro stessi, tesi che assai ragionevole e verosimile.

  2. eliaspallanzani ha detto:

    Ci sembra un discorso troppo sofisticato per riguardare la media dei creduli (o increduli, a seconda dal lato in cui ti poni), anche perchè le stesse persone saranno capaci di credere serenamente al signoraggio, o di non credere all’efficacia dei vaccini, utilizzando più o meno gli stessi pseudo argomenti e rovesciando le affermazioni in negazioni per ribaltare l’onere della prova. Nella nostra esperienza la credulità ha radici psicologiche più che ideologiche. Del resto non è necessario pensare che il non essere sia prefebile all’essere, basta pensare che sia più comune. Anzi, basta pensare che non ci interessa lo stato reale di un ente, ma quello “giuricamente rilevante” secondo criteri più ristretti. Comunque capiamo che l’atteggiamento sospettoso spesso è anche il più inefficiente e costoso, perchè richiederebbe la verifica costante di ogni affermazione, anche implicita o verificata in altre occasioni. Un simile rigore, portato alle sue logiche conseguenze, bloccherebbe qualsiasi possiblità di comunicazione. Nel complesso, è probabile che la credulità sia più efficiente dell’incredulità.

    • Leonetto ha detto:

      Il vostro è parlare giusto e condivisibile.
      Però la credulità, quale tendenza psicologica, non è connotabile esclusivamente come credenza positiva da contrapporsi all’incredulità o credenza negativa, intesa come un approccio del tutto diverso. Voglio dire, l’approccio è lo stesso e la credulità è un solo tipo di atteggiamento, quel che è asserito o negato riguarda l’oggetto della credenza, una proposizione affermativa o negata. La credenza sarebbe una funzione per cui si ha C(p) o [- C(p) = C(-p)], si crede p oppure si crede che non p (equivalentemente, non si crede che p). Ma non ho idea se la cosa abbia fondamento nella logica doxastica.
      Se così stessero le cose, non sarebbero tanto le ragioni psicologiche – intese come meccanismi innati e condivisi allo stesso modo da tutti – a far preferire la credulità positiva alla negativa. Qualora vi fosse una prevalenza della prima per ragioni adattative, questa sarebbe distribuita ugualmente in tutti gli individui e non farebbe differenza. La differenza potrebbe risiedere in quelle che chiamate radici ideologiche, io direi più cognitivistiche, che pure hanno valore psicologico, ma di altro genere.
      Chi non crede all’efficacia dei vaccini, in realtà crede all’affermazione positiva secondo cui i vaccini fanno venire certe malattie e sono pericolosi. Oggi non c’è chi dica che i vaccini sono semplicemente inutili, dice che sono dannosi, lo afferma positiviamente, crede ad un’asserzione positiva e chiede prove a chi ne sostiene la negazione. Sarà un caso che gran parte delle persone che affermano di credere alla pericolosità dei vaccini crede a tante altre cose come le scie chimiche, l’omeopatia, il raggio di Tesla, i rettiliani…?

      Mio parere è che queste credenze siano organiche a un certo tipo di ideologia che lambisce scienza, politica ecc. e fa uso di un sistema di analisi del mondo internamente incosistente (almeno per certi parametri che oso definire razionali) che però finisce sempre per fingere di dimostrare la tesi assunta, che è la più desiderabile per la psiche, l’immaginario, l’amor proprio ecc. di chi la sostiene. Funziona come le religioni.

      Con questo intendo affermare che i fan di Lara Manni, in quanto appassionati di fantasy, credono di vivere – e ciò è dovuto anche al loro peculiare apparato cognitivo – in un mondo dove Lara Manni è di vera carne umana e talvolta si esibisce in incredibili teofanie radiofoniche, e se gli dici il contrario ti esibiscono tutta la loro teologia manniana di prove ontologiche, miracoli e apparizioni mistiche; che questo culto si basa su una rivelazione scritta attribuita ad un essere impalpabile ed evanescente, benché sia ormai noto il nome del vero autore; che la loro dottrina è opera di un gruppo di ideologi-sacerdoti apparentemente senza volto e senza nome, i quali stanno probabilmente impegnandosi per distruggere gli argomenti avversi di scettici ed eretici, prontissimi financo a prezzolare una trentenne appositamente addestrata per incarnare la Manni e testimoniare la sua presenza reale in questo mondo.

      Sarà pianto e stridor di lol.

  3. paolo f ha detto:

    Sono d’accordo: la credulità è più efficiente dell’incredulità. Il problema è che spesso è meno efficace: con la credulità è più facile mancare gli obiettivi, ovvero venire gabbati, mentre con l’incredulità le possibilità di successo sono maggiori (pur rendendo l’operare più laborioso e meno gratificante).

  4. eliaspallanzani ha detto:

    Non pensiamo che il contesto fantasy abbia influito, se non per via della (relativamente) giovane età di molti lettori. E non perchè i giovani siano più fessi, ma perchè tendono ad avere idee più radicali e quindi credono (o non credono) accanitamente. Da un punto di vista tecnico, era un fake non perfetto: a parte il clamoroso errore del bollino, sarebbe stato meglio non mettere nessuna foto, o metterne di vere, ed evitare la pagliacciata della voce robotica. Invece il tentativo di gonfiare la vicenda con recensioni addomesticate e amichetti internettiani è stato portato avanti con costanza, anche perchè non è una prerogativa della promozione di autori finti: hanno già sperimentato lo stesso meccanismo con sè stessi e di certo non sono i soli, per molti versi il 90% delle recensioni è fasullo e la logica del circoletto sembra regnare incontrastata.

    • paolo f ha detto:

      Pensavano fosse un gioco e alla fine si son fatti prendere la mano.
      Penso sia molto umana l’inclinazione ad “abbassare la guardia” quando le cose filano lisce per un periodo abbastanza lungo; se, contestualmente, si ricevono gratificazioni e rassicurazioni dagli adulatori e dai conniventi, piano piano – in un processo lento dalla gradualità impercettibile – si arriva a sentirsi forti e inattaccabili, e si commettono leggerezze.
      Il mio motto è: Mai abbassare la guardia!

  5. Leonetto ha detto:

    Sembra un’autentica indignazione.

  6. pirulix ha detto:

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/vi-avviso-che-sono-morto-ma-e-falso/2181916/18
    In questa recente Bustina Eco scrive:
    La società, anche se accetta l’idea che esistano bugiardi e falsari, si basa sul mutuo accordo per cui in generale chi parla dice la verità.
    […]
    Salvo che ora con Internet si sta diffondendo una sorta di abitudine alla comunicazione sotto mentite spoglie, e gli utenti si abitueranno pian piano a non fidarsi mai.

    Io penso che l’abitudine alla comunicazione sotto mentite spoglie si sia talmente radicata negli utenti on line da non far batter ciglio, ad esempio, di fronte a “casi” come questo di lipperini/manni oppure, peggio ancora a portare i lettori di Lara Manni e chi con lei aveva avuto contatti “amichevoli”, a volerci credere a tutti i costi, dubitando delle innumerevoli e lampanti prove indiziarie (ammettere di essere stati presi in giro in maniera così sistematica e calcolata è dura…)
    Per di più il rischio è che l’abitudine a questa comunicazione sotto mentite spoglie porti più che al sospetto alla indifferenza, o peggio a considerare “normali” cose che tali non sono.

  7. eliaspallanzani ha detto:

    Oh, pensiamo che l’utente medio crederà sempre alla favola bella, anche dopo infinite disillusioni. Eco, per altro, ha l’abitudine di riciclare continuamente i suoi pezzi pensando che nessuno se ne accorga, o se ne ricordi. Non tiene conto del fatto che la memoria dei computer è illimitata, o più probabilmente immagina che nessuno si prenderà la briga di controllare (perchè lui è Eco). E per quanto riguarda Leonetto, sappia che noi siamo sì capaci di indignazione, e ci teniamo a questo residuo della nostra umanità.

    • pirulix ha detto:

      La discussione su aNobii è allucinante: neanche con la prova sotto gli occhi c’è chi molla!
      Sul blog mannaro sono comparsi post pro-lara, tipo” torna, chiunque tu sia…”
      Ora, visto che il dubbio è stato instillato non posso che dubitare della realtà e della veridicità di questi post pro manni 😉

      • eliaspallanzani ha detto:

        Un’altra cosa bella della credulità è che tocca sempre agli altri. Ad esempio, i geni di kpforum che hanno negato l’identità Manni_lippa anche di fronte a mille chiarissimi segni, adesso prendono in giro quelli che su anobii non si capacitano del fatto.

    • Leonetto ha detto:

      Sì ma stavolta Eco ha detto chiaro che lui di questi accidenti aveva già scritto e che sta riproponendo ciò che disse all’epoca. Ma per voi è sempre una buona occasione per dire che Eco ricicla la stessa solfa sotto mentite spoglie, anche quando lo fa apertamente. Siete mossi da un qualche rancore e a questo punto i residui di umanità sono almeno due.

  8. lastlightx ha detto:

    solo per i lettori che magari non hanno seguito tutta l’appassionante vicenda (nonostante il vostro eccellente riassunto nel post precedente) bisognerebbe magari precisare che non c’è nulla di male a utilizzare uno pseudonimo o persino un fake, e che tanti l’hanno fatto in passato senza nessuna disonestà.
    il problema qui non è tanto che la lipperini si sia inventata un nom de plume per scrivere fantasy, e neppure che lo abbia tenuto nascosto, anche a costo di avviare velenosi flame contro chi pretendeva il contrario. a parere mio, chiunque è libero di fare ciò che gli pare con la (le) sua (sue) identità.
    il vero problema (e la disonestà di fondo) sta nell’aver usato questo fake per autopromuoversi in maniera assolutamente scorretta e ancor di più per far passare l’idea che la fantomatica manni fosse un’autentica portabandiera di tutti quei giovani (e meno giovani) autori che riescono a farsi pubblicare senza bisogno di spinte e intrallazzi, mentre il caso in questione era esattamente l’opposto (cioé non giovane scrittrice sconosciuta che pubblica solo grazie alla bontà della sua opera, bensì solita vecchia volpe che va a occupare un ulteriore spazio grazie a conoscenze e amicizie più o meno potenti).
    detto ciò, mi pare ancora un peccato tutto sommato veniale. e il contorno di sodali e lacché che si sono affannati a sostenere l’esistenza della manni a spada tratta (il più divertente è il tal gl d’andrea che ci è addirittura andato a cena) è soltanto ridicolo.
    teniamo conto infatti che se la lippa non si fosse inventata la manni, non avremmo avuto la possibilità di assistere a vette assolute di umorismo come l’intervista al robot, o gl d’andrea che in preda ai fumi di chissà quale sostanza allucinogena va a cena e dialoga con un fantasma…

    • pirulix ha detto:

      La netiquette in uso on line sarà d’antan ma vuole che creare un fake sia cosa non “corretta” e di solito, quando scoperto dalla comunità virtuale in cui opera il suo inganno (fake=falso) il fake e spesso il suo corrispettivo (un fake ha sempre due account) viene bannato.
      Un fake non è un nicknane.
      Un fake non è uno pseudonimo.
      Per quanto mi riguarda NON ho mai messo in discussione né il valore artistico-letterario dei testi firmati “lara manni”, né l’uso di un nome de plume: si è appigliato a questo particolare, equivocando a bella posta, chi a tutti i costi voleva difendere la bella-e-buona lippamanni dal brutto-e-cattivo serino.
      Ritengo, tuttavia, scorretto non tanto le “promozioni e le spintarelle triangolari” di libri, ma che Lara Manni abbia fatto credere per anni di esistere come persona giuridica. E nelle interviste che io ho letto Lara Manni ha sempre dichiarato che quello fosse il suo nome anagrafico…
      Anche aver interagito nella STESSA discussione aNobiiana con la lipperini nel doppio ruolo di se stessa e di lara manni che si spalleggiano mi sembra scorretto e mi sembra che sia un gioco sporco per la professionista che lipperini dice di essere: ho sempre pensato e riservato questi sollazzevoli giochetti ai ragazzini non a note giornaliste impegnate e ultracinquantenni…Giochetti protratti per oltre sei anni… vi sembra normale? Lecito?
      Perché anche i ragazzini e non che nei forum si creano i fakes dopo un po’ si annoiano…
      qui la cosa sarebbe continuata…

  9. eliaspallanzani ha detto:

    Pare che non ci sia un modo di inserire un po’ di onestà nelle recensioni dei prodotti.

  10. giangi ha detto:

    Forse troverete interessante questa discussione freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=8079919&p=1

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