La triangolazione

Se ben ricordiamo, Torquato Accetto (l’autore della Dissimulazione Onesta) notava che parlar bene di sé è volgare, ma forse non quanto parlarne male. Potremmo considerarla una protocritica della stucchevole tendenza all’autoironia, considerata a torto il coronamento dello spirito. Per fortuna gli scrittori e i giornalisti italiani praticano pochissimo l’autocritica, se non appunto nella forma “ironica”, e per questioni di decoro cercano anche di evitare l’autoincensamento e l’autorecensione. Ma essendo il decoro solo la facciata del vero pudore, per salvare capra e cavoli tendono a lodarsi reciprocamente e quando il gioco si fa troppo scoperto ricorrono alla triangolazione, per cui A loda B che loda C che a sua volta loda A. Ma vediamo un caso pratico, di nuovo quello di Lara Manni.

E’ noto che Loderana Lipperini e Lara Manni si stimano. Ebbene, il 5 giugno 2009 la giornalista Brunella Schisa intervista Lara Manni per il Venerdì di Repubblica, mentre il 2 novembre 2009 la Lipperini intervista Brunella Schisa a proposito del suo libro (di Schisa). C’è da dire che entrambe scrivono per Repubblica e hanno anche qualche altro elemento in comune.
Il 24 dicembre la Lipperini invita a leggere l’articolo di Leonetta Bentivoglio sulle “scrittrici neogotiche”, che incidentalmente parla anche di Lara Manni (si noti di nuovo la cornice involontariamente comica delle “pari opportunità”).  La Bentivoglio, manco a dirlo, recensisce anche la Lipperini.
Rosella Simone, che scrive su “D” di Repubblica, recensisce la Lippa e anche Lara Manni.
Valeria Parrella parla di Lara Manni? e la Lipperini parla di Valeria Parrella.

Ora, ricorderete che Serino accusava Loredana Lipperini di aver creato il fake Lara Manni e di recensirsi da sola sin dal 2009. Ebbene, noi queste fantomatiche autorecensioni e non le abbiamo trovate! E per fortuna le due non sono la stessa persona, come testimonia GL D’Andrea, che con la Manni ci è anche andato a cena. Si tratta quindi di semplice triangolazione.

P.S.: La graziosissima Silvia Pingitore, che qui possiamo vedere a fianco della Lippa nella rubrica della Schisa, consiglia la Lippa e parla di Lara Manni, ma stavolta bisogna notare che la Lippa non parla della Pingitore, ed è un peccato perchè ha partecipato anche all’enciclopedia degli scrittori inesistenti, che ora ospita anche noi!

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33 risposte a La triangolazione

  1. paolo f ha detto:

    Ineffabile e ineccepibile.
    Un lavoro d’investigazione giornalistica molto poco praticato, in questo ambito: per motivi più che intuibili.

  2. Francesca ha detto:

    Ah, quindi è sicuro che Lippa e Manni non siano la stessa persona? A parte la cena di D’andrea ci sono altre testimonianze?
    Serino si è inventato tutto? E perchè? Se lo scopo era nuocere alla Lippa e/o all’alter ego (presunto) direi che non è stata la strategia giusta.
    Visto quanto si è parlato della faccenda nei passati due mesi direi che è stata un’abile mossa pubblicitaria. Ora persino io so chi è Lara Manni e conosco ogni risvolto della genesi di Esbat e seguenti, che mai nella vita mi sarebbe capitato di considerare tra i libri di mio interesse (non per queto lo comprerò magari, ma chissà, magari in futuro un’altra opera…)
    A pensar male si fa peccato, come diceva Andreotti, ma raramente si sbaglia.
    Cmq è dal 16 marzo che il blog di Manni è fermo.

  3. eliaspallanzani ha detto:

    Ironizzavamo, perchè siamo convinti che la Manni non esiste e GL è chiaramente daccordo con la Lippa, che l’ha sempre difeso a spada tratta e l’ha anche inserito nel suo libro “non è una paese etc”. Che poi sia stata una mossa pubblicitaria, ne dubitiamo moltissimo: altrimenti la Lippa e compagni ne avrebbero parlato ogni cinque minuti, mentre come vedi tacciono rigorosamente. In realtà ne parliamo solo noi e Ferrucci, che siamo brutte persone.

  4. Croak ha detto:

    Fermo restando che la situazione mi ha stancato molti, molti post fa (e che come molti, molti post fa, sono ancora convinta che le “prove” che siano una sola persona sono delle supposizioni così labili da essere indegne perfino di un servizio di Voyager: “non ho prova che siano due persone diverse, quindi sono la stessa persona”. UAU): sì, lei/voi e Ferrucci siete delle brutte persone. E non per i motivi che pensate voi.
    Poiché io non ho mai autorizzato che il mio commento fosse riportato su altri blog, non capisco perché debba essere riportato il mio. Che il signor Ferrucci metta un link, suppongo che almeno delle mie parole possano fare quello che vogliono soltanto la sottoscritta e il proprietario del blog (che però non può certo autorizzare il riporto).

    • eliaspallanzani ha detto:

      Ma a quale commento ti riferisci?

      • Croak ha detto:

        A uno degli ultimi commenti lasciati qui, che secondo il signor Ferrucci lascerebbe “trasparire chiaramente l’attitudine psicologica dei commentatori, che sembra indicare la difficoltà — tipicamente umana — ad ammettere l’idea di essersi sbagliati, ovvero di esser stati ingannati, e ad accettare il possibile infrangersi di un’illusione”.

        Uau. Cioè, UAU. E lo faccio trasparire così chiaramente da essere incomprensibile a chiunque altro venga fatto leggere il mio commento. Idee, poche e molto confuse.

        Post scriptum: il mio era sarcasmo. Le brutte persone sono quelle che vanno nelle scuole ad ammazzare bambini, tanto per fare un esempio.
        Però se perlomeno Ferrucci evitasse di mettermi in mente parole che non ho mai pensato sarebbe anche meglio: io non ho difficoltà ad ammettere “l’idea di essermi sbagliata, ovvero di essere stata ingannata”: posto che la bilancia pende ancora tutta dalla parte delle “due persone distinte”, se anche non fosse così non me ne verrebbe danno né fisico, né psicologico, né morale (dato che le mie convinzioni sono in buona fede e che l’accusa dovrebbe portare minimo delle prove, non dei sospetti). Continuo infatti a pensare che la Lipperini abbia un metodo di porsi in pubblico che è lontanissimo da ciò che mi piace, mentre la Manni ha scritto un buon libro e un altro così così e con la gente reagisce/reagiva in maniera spiccatamente diversa.
        Merci beaucoup.

      • eliaspallanzani ha detto:

        E che ti aspettavi, che chi crea un fake lo fa identico a se stesso? Nel corso degli anni noi abbiamo creato alcuni fake e non se n’è mai accorto nessuno, anche perchè le persone tendono istintivamente a credere nell’esistenza dei loro interlocutori. Anche la Lippa si è tranquillamente bevuta la storia del sostegno di Elia Spallanzani a Cesare Battisti, le è bastato leggere un nome e cognome e ha pensato che quella persona esisteva. E così capita quasi sempre.

    • paolo f ha detto:

      Informo che il commento di cui sopra è stato riportato Qui.

      • eliaspallanzani ha detto:

        Ah, quindi sei tu la brutta persona ^^ ! Ma comunque non esageriamo, secondo noi i commenti dei blog sono pubblici come gli articoli.
        Che poi guarda com’è buffa la vita: c’è chi si lamenta perchè la Lippa censura i commenti che non le vanno, e chi si lamenta che tu diffondi i commenti. E’ proprio difficile accontentare tutti.

      • paolo f ha detto:

        Proprio così. Solo il titolare/autore del blog può decidere di mettere formalmente il copyright su tutto ciò che ci si scrive sopra (compresi i commenti), nel qual caso diventa tutto di sua proprietà.

    • robe22 ha detto:

      Scusa se mi permetto, Croak, ma riportare commenti ad un post su altri blog è la prassi della rete. Leggi qua ad esempio:
      http://laramanni.wordpress.com/2012/02/02/se-lovecraft-fosse-un-self-published
      Se lo fa una persona di specchiata limpidezza e onestà come Lara Manni, non vedo perché non possa farlo un cattivone come Ferrucci.

  5. paolo f ha detto:

    Precisiamo: questo per la legge americana. Da noi non mi risulta si producano effetti del genere, per ora.

  6. fabio painnet blade ha detto:

    Funzionalità dell’etica di rete.

    Seguivo le dissertazioni degli ultimi post di questo blog. Non conoscevo lara manni nè la
    cosiddetta Lipperini Loredana, ignoti peraltro alla stragrande maggioranza di persone che preferiscono il mondo delle esperienze a quello dei pixel, ma a furia di seguire Cazzeggi Letterari posso dire di essermi fatto una buona cultura sull’argomento. Di fronte alla perseveranza di questi
    animati confronti rimango tuttavia sempre piuttosto interdetto. Come non accorgersi infatti che
    Il web rappresenta l’ambiente ideale per coltivare determinati meccanismi dell’inganno?.
    Perchè scandalizzarsi allora se vi sono persone che approfittano di ciò? e che sfruttno le potenzialità
    del sistema per perseguire i loro intenti, le loro calcolate speculazioni? Mi si dirà che in tanti si comportano correttamente, nel senso che non nascondono la propria identità, che interpretano il contesto in direzione preferenzialmente etica, che vivono cioè il web come un qualsiasi altra ‘realtà sociale e, come in essa, rivendicano una sorta di conformismo terreno irrobustito dalla pretesa del rispetto dei loro ‘sani’ valori borghesi e illuministi.
    Mi domandavo allora come potesse sopravvivere e rigenerarsi tanta menzogna se non vi fosse in mezzo, ben mescolata, anche una buona dose di onestà. Se quindi non ci fossero questi ‘puri’ d’animo che s’indispettiscono puerilmente di fronte alla finzione e al mascheramento, come potrebbe il luogo della falsità per antonomasia spacciare per buona la propria credibilità? Come potrebbe altresì costruire la propria autorevolezza un posticino frequentato esclusivamente da emeriti, riconosciuti e riconoscibili falsari, doppiogiochisti, ciarlatani ed imbroglioni? In altri termini quale cretino si recherebbe a concludere i propri affari in un covo di furfanti matricolati?
    Insomma, tutti coloro che consciamente si indignano in virtù di una certificazione di autenticità dei
    propri intenti, di una attestata purezza di spirito, questi virtuosi senza macchia (non faccio ironia spicciola e non ho motivo di dubitarne) mi sembrano più che altro il supporto più robusto di tutto l’impianto scenico, l’albero a camme della distribuzione di questo formidabile e collaudato motore; l’integerrima qualità etica non può rappesentare infatti che l’elemento cardine, irrinunciabile e pefettamente funzionale ai turpi scopi di un gioioso modello pseudocomunicativo, assemblato apposta per turlupinare il prossimo. E quale miglior alleato può trovare l’inganno, quali migliori territori vergini può colonizzare se non quelli dove vige la leatà sbandierata a quattro venti, dove si professa candidamente (cioè senza la condizione della verifica.) il credo della lealtà, della tollerante e agerarchica virtù della condivisione acritica dei pareri?
    .

    • Francesca ha detto:

      “Se quindi non ci fossero questi ‘puri’ d’animo che s’indispettiscono puerilmente di fronte alla finzione e al mascheramento, come potrebbe il luogo della falsità per antonomasia spacciare per buona la propria credibilità?”

      Cioè, sintetizzando, la Rete esiste solo grazie agli utili idioti?

    • paolo f ha detto:

      “Il web rappresenta l’ambiente ideale per coltivare determinati meccanismi dell’inganno”: così come la televisione, piena di inganni accuratamente confezionati nei loro contenitori.
      E se non ci fossero i “dabbene” pronti a farsi ingannare, non ci sarebbe nutrimento per i falsari e i manipolatori, questo è vero.
      In un ambiente dove tutti fossero mariuoli, chi riuscirebbe a rubare a chi?

  7. fabio painnet blade ha detto:

    No, Paolo. Forse non mi sono espresso bene (eppure in seguito alla tua frequentazione su Cz Lt mi era parso di aver migliorato la mia scrittura e il mio grassetto.) Non parlo dunque dei polli che credono ciecamente a questi giochetti, o delle allodole, ma mi riferisco proprio a coloro che si indignano palesemente, si interstardiscono in un’opera di denuncia fine a sè , che pensano di risolvere il problema smascherando i cialtrone di turno, senza rendersi conto che invece nell’implicità affermazione dell’esistenza di un codice etico e di una frangia ‘buona’ che lo persegue, fornisce al contesto ‘obliquo’ proprio quella certificazione di attendibilità di cui ha bisogno e senza la quale non potrebbe spacciare i propri inganni, altrimenti – come più volte ripetuto – improponibili.
    In questo ambiente si confezionano dunque le merci adulterate e coloro che le acquistano non sono poi il male peggiore. Chi intede ingannare di norma mescola sottilmente verità e menzogna.
    Per tornare alla televisione del tuo commento: te l’immagini un telegiornale che racconta solo balle? Chi se lo filerebbe? Non è importante allora rivelare al mondo la contraffazione del prodotto, quello verrebbe sitemato dalle leggi del mercato (oggi mi vendi un pacco, domani te lo tieni) ma è determinante non lasciar passare il criterio anlitico dominante (cioè il non-criterio dell’interpretazione) promosso dal sistema. Quindi, per tornare al post, non è importante che la manni e la lipperini siano persone distinte (cosa peraltro che si può facilmente ‘rivelare’ al momento giusto. dico ‘rivelare’ non verificare.) ma è importante prender atto che la contraffazione, qualsiasi tipo di contraffazione, si possa realizzare con semplicità. E’ questo il problema da risolvere. Se pertanto i cosiddetti ‘onesti’ non capiranno il loro ruolo strumentale in questa faccenda, e non opereranno con lungimiranza concentrandosi sulla luna e non sul dito che la indica, credo che si possa tranquillamente dire addio alla letteratura e alla cultura artistica, così come l’abbiamo intesa fino ad oggi, così come è stato preservato il significato a cui siamo più affezionati e che si ottiene semplicemente declinando la parola talento.

    • Francesca ha detto:

      “Se pertanto i cosiddetti ‘onesti’ non capiranno il loro ruolo strumentale in questa faccenda, e non opereranno con lungimiranza concentrandosi sulla luna e non sul dito che la indica”
      Un po’ vago. Qualche esempio?
      Se gli onesti si indignano, sono strumentali
      Se non si indignano, sono magari mariuoli anche loro.
      Come dovrebbero fare dunque gli onesti a operare con lungimiranza?

      • eliaspallanzani ha detto:

        il discorso di painnet blade ci sembra un po’ fatuo. E’ vero che in certe condizioni la denuncia del vizio può essere più o meno involontariamente funzionale al vizio stesso, ma è una questione di “retroazione” che vale in tutti i settori (es. si può dire, e si è detto, che il progressismo è funzionale alla conservazione, perchè lascia sopravvivere l’illusione di un possibile cambiamento, oppure che l’anticonsumismo è funzionale al consumismo, più o meno per lo stesso motivo).

    • Osservatore Romano ha detto:

      Il TG1 ha raccontato balle per due anni, tanto che per sapere che succedeva in Italia toccava guardare Don Matteo. La gGente, per lo più, non è capace di trovarsi nemmeno il buco del culo con una mappa e una torcia elettrica.

  8. fabio painnet blade ha detto:

    @elias
    Spettacolare quel ‘ci sembra’. E quante teste avete? Ma che sono capitato nell’antro di Scilla?
    Il progresso è funzionale alla conservazione? O bella! Non lo sapevo!

    Illusione di un cambiamento. I sogni non sono forse illusioni di cambiamento?
    il ‘progressismo’ lascerebbe dunque sopravvivere il sogno e le speranze?
    Eliaspallanzani ( chiiunque tu/voi sia/siate), sei un impareggiabile ottimista dunque!

    Eh sì…(sospiro). Magari il ‘progressismo’ bastasse da solo a lasciare intatte
    le speranze della gente … Ho paura che invece questo dipenda da qualcos’altro.
    Forse è lo stesso progressismo una conseguenza teorica del desiderio di cambiamento,
    e non viceversa, però come ogni teoria meccanicista rivela poca consistenza. Non credi?

    Leggo: Anti-consumismo Parli del comunismo? e lo vedi funzionale al capitalismo?
    Mmmm … Allora sono d’accordo!

  9. fabio painnet blade ha detto:

    @francesca sei molto giovane e posso capire la tua esuberanza perciò, nel cercare di spiegare meglio
    ciò che voglio dire, cercherò di ignorare la tua naturale impulsività. Se volessi proseguire questo scambio, però, contieniti un tantino.
    Al dunque, mi sembra tu sia preoccupata soprattutto di come agire per non foraggiare e fornire un sostegno a queste logiche mercantili. Perché, ovviamente, ti poni in quella schiera di ‘onesti’ che si sentono un pò allocchi per non riuscire ad incidere su una deriva di avvenimenti apparentemente incontrollabile. Forse non è chiaro: Anch’io mi sento come te. Non mi creo – come fanno in tanti per fortuna – un alibi, alterando la percezione di ciò che mi circonda. Non è così che funziona!
    Come funziona? mi chiedi? Bene, non so se vai a votare. Se non lo fai, e riponi un forte convinzione nella tua scelta (quella di non votare) credo che abbia risposto da sola, e anche molto argutamente, alla tua stessa domanda.

    • Francesca ha detto:

      Non so se sono onesta, di certo mi sento piuttosto allocca. Continuo a non capire le dinamiche Lippa/Manni, che mi paiono prive di logica comunque le si guardino. Astenersi dal terreno della contesa per non dare modo ai furbetti di averci come complici è una tattica già ipotizzata per combattere altri inghippi, ma non sempre si è rivelata vincente. L’Aventino non è una soluzione, tuttavia non saprei proporne altre. Temo di non avere strumenti culturali per continuare queste riflessioni. Mi ritirerò in un mondo di sogni più adatto alla mia inesperienza. Forse dovrei leggere Esbat, dopotutto. Grazie di avermi aiutata a prendere coscienza 🙂

  10. L.White ha detto:

    Nessuna novità sull’affair Lippemanni?

    • paolo f ha detto:

      Se le due identità coincidono (come tutto sembra indicare), allora si è perpetrato un vero e proprio inganno ai lettori e ai navigatori del web, anche in termini di assunzione di doppia identità.
      Infatti, nel noto blog di Kataweb, il 29 aprile 2010 viene pubblicato questo post.
      Come si può vedere, nei commenti compaiono sia la titolare del blog, sia la sedicente Lara Manni:

      L’idea che io stia sfruttando Fantasy Magazine, o mi presti a un’operazione di marketing, non mi fa molto piacere, come immaginerà. L’argomento del post riguarda lo stato del fantastico e l’informazione sul fantastico. Mi sembra che la pubblica decisione di bandire uno scrittore dall’informazione medesima meriti attenzione.
      Postato giovedì, 29 aprile 2010 alle 10:39 am da lalipperini

      […]

      Signor Sascha, mi permette di sentirmi offesa? Cosa pensa, che chi legge o scrive di demoni e alabarde non legga altro? Veramente, il suo commento dimostra una mancanza di conoscenza del fantastico oggi da lasciarmi senza parole.
      Ps. Quanto alla smania: guardi che qui non smania proprio nessuno. Molto semplicemente, si sarebbe contenti se la critica non utilizzasse in via esclusiva le categorie di cui parlava molto giustamente Wu Ming 4.
      Postato giovedì, 29 aprile 2010 alle 2:51 pm da Lara Manni

      […]

      Signor Sasha, la prego, non ho scritto “come si permette” bensì “mi permette di sentirmi offesa?”. E i suoi toni sarcastici non si addicono ad una discussione seria come questa. Siamo tutti mediocri? Possibile. Esistono mediocri scrittori e commentatori ancor più mediocri, perchè terribilmente infarciti di pregiudizi: photoshop, reality, che tempo che fa sono tutte cose che non hanno nulla a che vedere nè con il mio mondo nè con il mondo degli autori che conosco e leggo.
      Ps. Desian, e chi ha mai sostenuto questo, prego?
      Postato giovedì, 29 aprile 2010 alle 6:27 pm da Lara Manni

      […]

      Ekerot, ti voglio bene.
      Poi. Perfettamente d’accordo, in tutto, con le questioni sollevate da Wu Ming 4: credo che su queste occorra confrontarci per evitare, perdonate, l’effetto-Sascha. Che, temo, è la spia di quanto sia ancora lungo il lavoro da fare.
      Postato giovedì, 29 aprile 2010 alle 6:37 pm da lalipperini

  11. eliaspallanzani ha detto:

    Oh, poca roba. Abbiamo notato qualche altro elemento che conferma l’identificazione, ma ci sembra superfluo ribadire una cosa così evidente.

    • paolo f ha detto:

      Un altro caso di ipotetico sdoppiamento dell’identità: sempre nel noto blog di Kataweb, il 21 luglio 2010 viene pubblicato questo post.
      Anche qui, nei commenti compaiono sia la titolare del blog, sia la fantomatica Lara Manni:

      Ultimamente noto che c’è una certa confusione fra giornalismo e manipolazione. Buffo vero?
      Postato mercoledì, 21 luglio 2010 alle 9:27 am da lalipperini

      […]

      Zauberei. Mi scusi. Io ho partecipato a quella discussione, e ho letto l’articolo. Ora, l’articolo semplicemente non parla di quel che si è detto di quella discussione bensì del pensiero della Policastro.
      Quanto al resto: lei parla – vedo molto spesso – della sua disciplina. Ora, io parlo della mia. Posso chiederle, con rispetto, da dove trae la convinzione che non ci siano autori che stanno cercando l’audacia delle lettere maiuscole, ognuno nel proprio minuscolo? Perchè a sentir tanti bei discorsi a priori, rimango un po’ stupita. Lei non ha letto i Wu Ming. Io sì. E ho letto molti altri. Come fa a sostenere che la rivitalizzazione della letteratura non sia, e da tempo, già in atto, se non legge quel che la letteratura, oggi, produce?
      Grazie e mi scuso in anticipo.
      Postato mercoledì, 21 luglio 2010 alle 12:59 pm da Lara Manni

      […]

      A me non spetta dare dei nomi o farne qui. Già ci sono fiumi di nomi su aNobii e non voglio compilare una lista. So però che ci sono fior di blog dove i nomi vengono fatti, ogni giorno. Ci sono i siti. Ci sono i network di lettori. E certo non si parla solo dei best-seller come quello di Paolo Giordano. Basta cercare, basta leggere in giro. E, perché no, cominciare proprio dai Wu Ming. Mica mordono.
      Postato mercoledì, 21 luglio 2010 alle 1:26 pm da Lara Manni

      […]

      Abbaiate in cento contro uno, dicendo tutti la stessa cosa solo per certificare la vostra appartenenza al gruppetto.
      Vi attaccate ai dati anagrafici, alla provenienza geografica, ai prodotti del luogo di tale provenienza.
      Siete ridicoli, vili, ma soprattutto volgari.
      Sarete anche bravi scrittori – io non lo so – ma individui mediocri, davvero povera gente, eredi perfetti dei plaudenti di piazza Venezia.
      (E di te, Loredana, che sembri approvare tutto questo, mi stupisco).
      Postato giovedì, 22 luglio 2010 alle 12:05 am da Roberto Moroni

      […]

      Roberto, sono io a stupirmi (ma solo parzialmente) di te. La faccenda del cento contro uno è ridicola. Qui si sta discutendo di un articolo che ha volutamente stravolto i contenuti di una discussione: articolo pubblicato su carta e senza possibilità di interazione. Così come è ridicolo lamentarsi su Facebook dicendo che ho postato questo articolo senza chiedere il permesso all’autrice, dal momento che era reperibile sul sito del Manifesto. Ridicolo è disinformare, non dibattere.
      Quanto agli insulti che riservi ai commentatori, scelgo, come da titolo del post, il silenzio nei confronti di chi li porge.
      Postato giovedì, 22 luglio 2010 alle 7:52 am da lalipperini

      […]

      Credevo fosse chiaro che la mia era una critica al metodo, non al merito – nel merito non ci voglio proprio entrare. Anzi: ai modi, e alla violenza (perché di questo si tratta, piaccia o meno). Una faccenda di stile, di buona educazione.
      Che poi si dica “eh, ma lei ha fatto, lei ha detto” non salva nessuno.
      In ogni caso: una risposta a tono ci sta, due anche, dalla terza si è nel superfluo, oltre la quinta si scivola nello sberleffo e il commentario diventa una squallida esibizione di gregarismo.
      Loredana, il tuo “solo parzialmente” mi coglie francamente impreparato, e credo necessiti di una spiegazione.
      Postato giovedì, 22 luglio 2010 alle 12:03 pm da Roberto Moroni

      Roberto, perdonami: di metodo stiamo parlando. Se si interviene in una discussione in rete non si può pretendere di scegliere un solo interlocutore. La discussione è multipla e pubblica. Ho postato l’articolo – e, per cortesia, risparmiaci le banalizzazioni del “lei ha fatto” – per il semplice motivo che riportava altro rispetto a quanto detto qui. E questo, perdonami di nuovo, rientra nella correttezza dell’informazione, non nella netiquette.
      Postato giovedì, 22 luglio 2010 alle 12:29 pm da lalipperini

      @WM1: sono completamente d’accordo con te su quello che dici nella tua tassonomizzazione delle dinamiche di rete.
      Ciononostante, ti segnalo che a stimolare il mio intervento è stato proprio l’atteggiamento di molteplici “accoliti WM” che hanno intorbidato il terreno della discussione con commenti e sberleffi riferiti al piano personale.
      E onestamente ti dirò che non includere questa (tipica) deriva alla tassonomizzazione di cui sopra rende la stessa incompleta nel migliore dei casi, di parte nel peggiore.
      Postato giovedì, 22 luglio 2010 alle 12:29 pm da Roberto Moroni

      “Accoliti WM” è una banalizzazione vieta e facile, caro Roberto. Da quando in qua chiunque sia d’accordo con un’esposizione diventa un accolito?
      Postato giovedì, 22 luglio 2010 alle 12:32 pm da lalipperini

  12. L.White ha detto:

    Sembra che ci sia proprio la prova definitiva. A quanto pare, sul bollino Siae di un libro della Manni (Esbat?) c’è il nome della Lipperini.

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