La faccia come il kooly noody

Noi non vorremmo continuare a parlarne, ma la faccenda è troppo buffa. Sentite che scrive la Lippa il 22 febbraio 2010:

“Sempre sabato, nella mia rubrica, ho segnalato un’iniziativa interessante: il Gioco dell’Oca. L’invito parte dallo scrittore Francesco Dimitri, che ha ideato un gioco di narrazione online sul sito Perfiducia 2.0 […]. In questo caso si gioca con i testi: ogni iscritto crea un personaggio (l’Eroe), a cui assegna tre caratteristiche. A giorni alterni, Mamma Oca scopre una carta che suggerisce spunti narrativi (un contrattempo, un attacco, un amico) e il “cantastorie” risponde in 420 battute che vanno a costituire uno dei capitoli della storia. Alla fine del gioco, le tre storie giudicate meritevoli diventeranno un cortometraggio.
Qual è il punto? E’ che, come avvenuto in altri concorsi letterari su web, esiste un gruppo che scatena tutte le proprie conoscenze per farsi votare a prescindere. Il che significa almeno due cose: non avere fiducia nella propria storia ed essere convinti che soltanto con i trucchetti si possa arrivare a guadagnare il posticino al sole.”

Perfetto, brava Lippa che fustighi questi imbroglioncelli. E chi partecipa come “Piuma” a Perfiducia? Lara Manni, che come è noto non ha mai puntato sui circoletti e si è fatta da sè. La pubblicazione le è quasi caduta addosso! Sentite che dice Lara nell’intervista rilasciata a “PERFIDUCIA”:

“Quanto a Esbat: un lettore della fan fiction (Esbat nasce così) l’ha segnalata ad un’amica che a sua volta mi ha messo in contatto con quello che è ora il mio agente. Di qui, la pubblicazione.”

Non è impagabile?

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10 risposte a La faccia come il kooly noody

  1. whatsgoingon2 ha detto:

    vabbé, da una che utilizza in modo truffaldino uno pseudonimo e poi si adombra quando scopre la burla di elia spallanzani direi che ci si possa aspettare ogni sorta di ipocrisia. dopodiché in effetti si può anche passare avanti, non penso che i venti lettori di questo blog avrebbero mai comprato un libro di lara manni (o di loredana lipperini) comunque…

  2. eliaspallanzani ha detto:

    Eh ma a noi ci fa riderone anche perchè lei continua imperterrita la sua battaglia moralizzante senza dire nemmeno una parola su tutta questa faccenda. E alla lunga vedrai che prevarrà, perchè le persone non sapranno cos’è successo, o sapendolo non lo diranno per timore di apparire ingannati, o infine lo taceranno per amicizia con la Lippa, o per odio nei confronti del suo accusatore. Ci interessa questo meccanismo (per quanto noto) anche perchè rafforza l’idea che i moralisti siano in fondo i peggiori di tutti, il che spesso è falso. Noi continuiamo ad apprezzare i giochi, purchè se ne rispetti l’etica: e cioè che quando perdi lo ammetti.

  3. paolo f ha detto:

    Hai dimenticato: uaz uaz.

  4. whatsgoingon2 ha detto:

    “Noi continuiamo ad apprezzare i giochi, purchè se ne rispetti l’etica: e cioè che quando perdi lo ammetti.”
    eh eh, ma questo non è world of warcraft o twilight imperium. siamo piuttosto dalle parti di game of thrones: non vince chi ha l’onore delle armi, ma chi riesce più a lungo a fingere di non avere perso. e queste persone sono troppo brave a quel gioco, credimi…

  5. Nequaquam Vacuum ha detto:

    Lara Manni non è Cippa Lippa. La storia dello pseudonimo sarebbe una strategia di marketing orchestrata dalle suddette, conniventi vari blogger (tra cui la Fondazione) e con il sostegno di ingenui che ci credono e collaborano, ignari, a diffondere la diceria per fomentare il chiacchiericcio e la vendita.
    Il castello di congetture sarebbe stato architettato appositamente per crollare al momento opportuno, quando tutto ciò che è ascoso apparirà, e verrebbero infine esibite le prove inoppugnabili che Lara Manni esiste ed è la vera autrice. A quel punto, i compari – come da accordo – ammetteranno l’errore, la Lippa ne uscirà monda da colpe e la Manni verrà intervistata dalla Bignardi.
    Resterà uno zoccolo duro di irriducibili cospirazionisti che continuerà a sostenere la tesi del gomblotto, ma sarà ignorato e comunque fa colore.

  6. whatsgoingon2 ha detto:

    l’intervista con la bignardi fa sempre gola…

  7. paolo f ha detto:

    Che la diceria possa “fomentare la vendita” è una boiata bella e buona. La vendita (già modesta) era destinata alla gente che ci credeva: se questa gente ha il dubbio o non ci crede, più i libri della trilogia li lascia lì.

  8. paolo f ha detto:

    (l’ultima virgola va spostata un passo avanti)

  9. Pingback: Tutto il faccendone aka per chi non ne avesse abbastanza | Fondazione Elia Spallanzani

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