Invasione, atto secondo

Ci scusiamo se l’articolo contiene ripetizioni di cose già dette, ma è per chiarezza.

Abbiamo visto che nel 2005 in casa Einaudi si svolge una piccola lotta, che si conclude con l’allontanamento dell’editore Bernardi e il consolidamento dell’influenza Wu Minghesca. Quasi contemporaneamente Loredana Lipperini comincia a coltivare il campo della Fan-Fiction: ne parla nel suo blog, nei suoi articoli, nelle interviste e ne scrive anche sul Venerdì di Repubblica (si veda ad es. questo articolo del 2007, ospitato dal sito della Fazi, con le opinioni di Biondillo, Palazzolo e anche di un Genna ancora nelle grazie  del gruppo. Ricordate questi nomi, perchè torneranno spesso).
Sullo stesso tema si esprimono anche il collettivo Wu Ming e Giovanna Cosenza, che nel 2011 realizza anche una scheda per l’editoria scolastica in cui cita Wu Ming e Lara Manni. Si pubblicizza il fenomeno, si costruisce una sorta di apparato teorico e si cercano padri nobili (il nume tutelare della situazione sembra Henry Jenkins, purtroppo ancora poco conosciuto in Italia, ma i nostri stanno rimediando).
Nel frattempo è apparsa l’esordiente Lara Manni (con tutta probabilità la stessa Lipperini), che nel 2009 pubblica per Feltrinelli (l’editore di Lipperini) un romanzo fantasy subito definito “appartente al filone del New Italian Epic” teorizzato da Wu Ming: si veda al riguardo l’articolo di Angelo Scotto,  pubblicizzato dalla stessa Loredana Lipperini. Nell’articolo si segnala anche un articolo di De Michele, quello dei “Tre uomini paradossali” di cui abbiamo già parlato, e nei commenti Biondillo esclama che l’articolo di De Michele è strepitoso: altrove lo stesso De Michele recensisce Esbat di Lara Manni in termini entusiastici.

Evidentemente sono sempre le stesse persone che se la cantano e se la suonano, ma potremmo anche sbagliarci di grosso e sottovalutare l’importanza del fenomeno. Che ha davvero un peso commerciale, visto che gli autori di Fan-Fic sono spesso consumatori accaniti di letteratura di genere, ed anche qualche riflesso per così dire “pedagogico”, perché si mira a lettori giovani e bisognosi di formazione.
Il collettivo è chiaramente entusiasta di tutta la faccenda e in un commento di questo articolo di Lipperatura Wu Ming 1 azzarda che il romanzo “Esbat” di Lara Manni abbia venduto 8000 copie, basandosi sul numero di copie presenti su Amazon. Invece di lanciarsi in estrapolazioni avrebbe potuto chiedere notizie al suo agente, che è lo stesso di Lara Manni, di Lipperini, di De Michele eccetera.  La già menzionata Giovanna Cosenza presenta i libri di Loredana Lipperini e di Lara Manni (nel quadro involontariamente comico delle “Pari Opportunità”), Wu Ming 4 recensisce favorevolmente Lara Manni, che da parte sua trova deliziosa Chiara Palazzolo, e viceversa. Nei commenti dei rispettivi blog Lara Manni, Wu Ming, Lipperini e altri si danno man forte nel ribadire che la loro analisi sui temi più svariati è giusta, che hanno scritto cose importanti, illuminanti e “necessarie”.

Insomma, indipendentemente dal fatto che queste persone conoscessero o meno la reale identità di Lara Manni, sta di fatto che da anni continuano a lodarsi a vicenda e con il semplice numero dei loro interventi danno quasi l’impressione di una folla. Il fenomeno, che in teoria potrebbe anche essere interessante, viene gonfiato senza sosta e imbottito di elementi ideologici, “controculturali” e politici, tant’è che gli stessi fan della Manni cominciano a stufarsi dei suoi libri e degli incongrui riferimenti al nazismo e alle proteste giovanili del 1977. Nel complesso, si avverte l’impresione di molto rumore per nulla e tutto appare terribilmente forzato.

Forse non è il caso di continuare, anche perchè il procedimento si ripete sempre identico e come in un sogno tortuoso ricompaiono sempre le stesse facce, che ripetono le stesse parole, gli stessi slogan. Blog, riviste, persino testi scolastici diffondono l’idea che la Fan-Fic e Lara Manni sono cose serie, interessanti, da conoscere, ed il lettore casuale forse non immagina che i produttori e i recensori appartengono alla stessa area e spesso condividono agente ed editore. In questo meccanismo per niente inedito di creazione artificiale dell’interesse e del consenso, e di rafforzamento del gruppo mediante la (nemmeno tanto) nascosta autocelebrazione, il fatto che Lara Manni sia solo uno pseudonimo potrebbe essere la minore delle falsificazioni.

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31 risposte a Invasione, atto secondo

  1. paolo f ha detto:

    Parafrasando Biondillo: questo articolo è strepitoso!
    Attendiamo il seguito.

  2. eliaspallanzani ha detto:

    Adesso diranno che siamo un’altra conventicola :). A scanso di equivoci chariamo che non abbiamo mai letto i libri di Ferrucci, di Iannozzi o di Angelini e che non ne sappiamo un bel nulla.

  3. maria pia ha detto:

    Mi associo al commento di paolo! Grazie dell’analisi che condivido, naturalmente

  4. maria pia ha detto:

    Eliaspallanzani, diranno che siamo una conventicola di mentecatti livorosi che ulula per il mal de panza cronico as usual… 😉

  5. eliaspallanzani ha detto:

    In realtà volevamo scrivere un articolo più neutro, perchè il giochetto non è poi tanto diverso da molti altri ed è anche stato condotto in maniera piuttosto abile (certo un minimo di critica avrebbe giovato alla sua credibilità).

  6. robe22 ha detto:

    Bello sguardo di insieme! Vi segnalo un piccolo refuso: Esbat è del 2009, non del 2007.

  7. eliaspallanzani ha detto:

    Grazie, abbiamo corretto.

  8. maria pia ha detto:

    … certo un minimo di critica avrebbe giovato alla sua credibilità.

    Mi permetto la mia personale considerazione: io parlerei non genericamente di critica, ma più specificatamente di autocritica, onestà intellettuale e rispetto per i lettori tout coourt 😦

  9. robe22 ha detto:

    La cosa più deprimente di questa ricostruzione, per me, è che allontana l’ipotesi che la Lipperini abbia creato un alter ego, Lara Manni, perchè dentro si sentiva una ragazzina innamorata di Sesshomaru il demone. Il che, per me, giustificherebbe molto tutta l’operazione, se lo scopo era conquistare un po’ di libertà dall’immagine stereotipata di “Loredana la censoria pasionaria”. Ma se lo scopo era istruire le menti ggiovani ai fasti del NIE, e l’operazione era studiata a tavolino con il gruppo di amikini… che delusione!
    Chissà se sapremo mai com’è andata veramente…

  10. Luan ha detto:

    Ormai l’editoria è in mano ai troll… epperò le vendite non li compensano neanche alla lontana delle energie spese nell’inquinare l’ambiente, peraltro già inquinato di suo*-°

  11. eliaspallanzani ha detto:

    Il rischio di questi giochetti è che a furia di simulare un’attenzione fittizia si finisce per crederci.

  12. Pingback: ANALOGIE 7: Cose che non si fanno « L U N A T I S M I

  13. Lettrice distratta ha detto:

    Da lettrice distratta a questo punto vorrei capire cosa sia questo “new italian epic” nel nome del quale sarebbe stato portato avanti questo inganno. La faccenda del romanzo allegorico che ammanta denunce sul mondo contemporaneo sotto spoglie fantastiche o storiche è arrivata fino a me, okkei. Ma forse non basta. Secondo queste specifiche allora anche la Troisi dei “Dannati di Malva” potrebbe rientrare nel canone. Oppure la Troisi fa semplice “social fantasy” (se esiste)? Oppure la Troisi non può essere neppure accostata al sacro mondo del NIE?
    Cmq, in che modo Esbat rientra in questo filone NIE? Che allegoria contiene?

  14. paolo f ha detto:

    a) Il “Nie” non esiste. Qualche libro che ne parla viene svenduto per evitare che le copie vadano al macero, ma dubito che possano evitarlo..
    b) La Troisi fa semplice (e onesto) Fantasy, come gli altri scrittori.
    c) Si è tentato di replicare il successo di vendite della Troisi inventando qualcosa di fittizio (la nuova fantomatica “autrice di fanfiction”) e cercando di pomparlo con manovre complicate e inefficaci, ma senza successo.

    Risultato: Si sono ingannati i (pochi) lettori è si è speso tempo inutile.

  15. eliaspallanzani ha detto:

    Noi pensiamo che il Nie più che un inganno sia una finta categoria, di utilità così scarsa da somigliare più a un marchio pubblicitario che ad altro. Esbat viene ricondotto al Nie in virtù di alcuni elementi stilistici (ad es. l’utilizzo di punti di vista inusuali) e tutto è ampiamente descritto nell’articolo del buon Angelo Scotto. Sta di fatto però che con una categoria vaga come il Nie, in un modo o nell’altro potrebbe entraci quasi tutto (da ciò la sua discutibile utilità scientifica, o anche solo classificatoria). Non abbiamo letto i libri di Licia Troisi, quindi non sappiamo in che “categoria” possa rientrare.

  16. Lettrice distratta ha detto:

    Mi sono spiegata male 🙂
    Che la Troisi faccia “solo” puro e semplice fantasy siamo d’accordo, né mi sognerei di inserirla nel NIE, anche se esistesse.
    Mi riferivo in realtà a quell’unico romanzo della Troisi, appunto I Dannati di Malva, in cui usa l’ambientazione fantasy per narrare una storiella “di denuncia” (?) con risvolti ecologici e sociali.
    Se il NIE, mi dicevo, è tale perchè usa uno scenario fantastico o storico per parlare della realtà d’oggi (che riassumento si può definire anche “parlare a nuora perchè socera intenda”), allora anche quell’opera Troisesca può finirci, in quanto fantasy che però ci vuole ammaestrare sulla società corrotta e diseguale ecc. E per la proprietà transitiva del sillogismo aristotelico nella mia mente accostavo questo concetto a Esbat. Se quello è NIE, sotto al fantasy ci deve stare un messaggio contemporaneo di denuncia di qualche tipo. Ma non avendolo letto, non so dire quale.
    Sul NIE, invece, ho letto il seminale saggio di WM1 ma non ho capito lo stesso. Chiedevo aiuto a voi…

  17. eliaspallanzani ha detto:

    Il fatto è che la sua definizione è molto generica (c’è persino una pagina di wiki sul punto, non lo sapevamo). In sostanza sembra una reazione al postmoderno, vagamente connotata dal predetto “sguardo inusuale” e dall'”attitudine pop”, due concetti francamente poco afferrabili. In sostanza, sembra quasi che Wuming abbia preso alcuni romanzi che gli piacciono e che hanno avuto successo e che li abbia forzatamente riuniti sotto un’etichetta, infilandoci ovviamente anche i suoi. Ad esempio, non ci sembra che ci siano molti punti di contatto tra Gomorra e “Q”. Si può anche notare che il “dibattito intellettuale” sul tema è piuttosto limitato e condotto principalmente da wuming e compagni. Incidentalmente, la tanto pubblicizzata discussione presso il Mit coinvolgeva anche il citato Henry Jenkins, quello della fan-fic etc, che Wu Ming ha tradotto. Come al solito, sembra esserci pochissima distanza tra scrittore, recensore e critico, a danno della credibilità di tutti.

  18. paolo f ha detto:

    Lucio Angelini lo ribattezzò NISE: “New Italian Self-Essay”.

  19. robe22 ha detto:

    L’attacco del NIE, in effetti, è al postmoderno e alla sua riluttanza a prendere posizione, riluttanza che si esprime stilisticamente con la “gelida ironia” dei suoi scritti (cit. Wu Ming 1).
    Il postmodernismo, però, nasce in reazione alle grandi sconfitte (storiche) della ragione; e quindi, di base, rifiuta le certezze assolute che, ad esempio, portarono al nazismo.
    Il postmodernismo è dubbio, e come tale non sa quale è la “Verità”; il NIE, invece, è certezza. Il che a me spaventa un po’.
    PS: persino lo “sguardo obliquo”, che vorrebbe ridurre la centralità dell’uomo nel raccontare storie (il punto di vista non è più solo “umano”), è secondo me indice di arroganza: infilando pensieri umani in animali e cose, non si fa altro che sottolinearla, la centralità dell’uomo. Umiltà vorrebbe che non si forzassero i propri pensieri in sistemi logici differenti e non riducibili ai nostri.
    PS2: quel che ho detto sopra è come l’ho capita io, probabilmente non è così.
    PS3: il PS2 è un esempio di pensiero postmoderno. Credo.
    PS4: Lucio Angelini lo ribattezzò NISE: “New Italian Self-Essay”
    Io continuo a preferire NIEF: “New Italian Epic Fail” 😉

  20. Elide ha detto:

    Ma se è come dite voi, come mai Bernardi e Wu Ming fanno iniziative insieme??
    http://www.collegio.unibo.it/index.php?page=quando-una-storia-genera-il-suo-autore

  21. robe22 ha detto:

    Però nel post si parla di Luigi Bernardi, non Paolo…
    http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Bernardi

  22. eliaspallanzani ha detto:

    Infatti potremmo sbagliarci di grosso. Nessuno dice nulla riguardo alla vicenda Stile Libero – Bernardi, quindi potrebbero esserci molte altre spiegazioni. Aggiungi a questo che col tempo le cose cambiano, non è detto che un diverbio o un’incomprensione durino all’infinito (es. guarda la storia di Genna, che prima litiga con wu e poi fa pace). Le nostre sono solo ipotesi, anche se (per dire) di recente leggevamo che Bernardi trova il Nie un’etichetta risibile (http://www.nazioneindiana.com/2010/02/19/la-responsabilita-dell’autore-luigi-bernardi/). Ma anche in questo caso, il Wu potrebbe considerare l’opinione legittima e non prendersela affatto. In definitiva, noi sappiamo solo una cosa: in un articolo Bernardi dice che alcuni titoli sono stati pubblicati senza che ne sapesse nulla, e questi titoli ci sembrano quelli che abbiamo indicato. Poi le spiegazioni le sanno solo loro.

  23. eliaspallanzani ha detto:

    P.S. tenkiu robe22, non ci eravamo nemmeno accorti che non era lui 🙂

  24. Elvezio Sciallis ha detto:

    Grazie per l’articolo, lettura molto interessante e conferma della pochezza di certe proposte e di alcuni ambienti.

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