Invasione

Nel mondo della letteratura di genere è in corso un’invasione. La vicenda è cominciata molti anni fa ma per ora il primo punto di emersione ci sembra collocabile all’inizio del 2005. In quel periodo Luigi Bernardi, curatore della collana Einaudi Stile Libero Noir, interrompe la sua collaborazione con l’azieda. In questo articolo Bernardi propone un catalogo delle opere curate e fa un’affermazione che ci ha un po’ stupito:

“nel catalogo sono stati inseriti i titoli apparsi fino al 31 marzo 2005, quando si è chiusa la mia collaborazione con la casa editrice dello struzzo. Sono stati altresì inseriti alcuni titoli selezionati per la Serie Noir che motivazioni editoriali hanno dirottato sulla Serie Big. Non sono stati invece inseriti un paio di romanzi chissà perché pubblicati nella Serie Noir a mia totale insaputa. ”

Come sarebbe a sua insaputa? Confrontando il catologo di Bernardi con quello della Einaudi sarà forse possibile individuare questi libri misteriosi e cominciare a farsi un’idea dell’invasione. Se non erriamo, i libri tralasciati da Bernardi sono “L’impagliatore“, di Luca di Fulvio, e “Tre uomini paradossali“, di Girolamo De Michele.

E quindi? Gira e rigira, ci imbattiamo un’altra volta nel collettivo wuminghesco & amici. Nel 2005 Einaudi pubblica nella stessa collana un altro libro di De Michele. Non sappiamo esattamente cosa ha provocato la rottura tra Bernardi e la Einaudi, ma ipotizziamo che possa entrarci la sua riluttanza a inserire nella collana degli autori che non riteneva adatti. Nel caso di De Michele , si tratta di un autore che fa parte di un gruppo piccolo ma coeso, che da molti anni sta pian piano occupando posizioni in settori quali il noir, l’horror, il fantasy, il “fantastico per giovani adulti”, con l’ambizione (o la pretesa) di “nobilitare” la narrativa di genere e allo stesso tempo di inserirvi richiami ideologici. Insomma, si tratta appunto di un’invasione del territorio del fantastico, cui non mancheranno le reazioni. Ma di questo parleremo la prossima volta.

P.S. Oltre che un pioniere del noir in Italia, Bernardi era l’editore della mitica rivista Kaos!

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12 risposte a Invasione

  1. robe22 ha detto:

    Un Gramsci qualunque parlava di egemonia culturale, anni fa, egemonia culturale da conquistarsi con la forza degli argomenti. Ma se gli argomenti mancano, insegnano i Wu Ming, perché non intrufolarsi a forza in ambienti a cui si è estranei, dandosi manforte l’un con l’altro (e magari zittendo gli altri)? Secondo me tutto questo rientra in un piano di conquista mondiale. “Tifenteremo patroni ti monto!”, si sente urlare nelle notti di luna piena a Bologna 🙂

  2. eliaspallanzani ha detto:

    A parte la facile ironia, viene da chiedersi come possa un De Michele, che non era nessuno e tuttora non sembra uno scrittore che fa grossi numeri, contare più di un editor.

  3. Pingback: Invasione, atto secondo | Fondazione Elia Spallanzani

  4. maria pia ha detto:

    Sarà probabilmente una mia lettura forzata degli avvenimenti, ma a mio avviso rientra in una precisa strategia editoriale di “conquista” : wu ming 1 e wu ming 4 tentano di diventare i portavoce critici in Italia dei due autori più conosciuti e letti del pianeta (sicuramente letti da in preciso target di lettori da “accaparrarsi”): JRR TOLKIEN e STEPHEN KING.
    A prescindere dal contributo critico -a mio avviso valido- di wm4, ho avuto la sensazione che in ogni dibattito tolkeniano ci sia la sua presenza;
    Deprecabile per il modo becero in cui è stata condotta, invece il maldestro e fallimentare tentativo di wm1 di diventare la voce italiana fi stephen king, non solo come traduttpre ma come portavoce a tutto campo, con interviste per conto di stephen king, spalleggiato dalla fida loredana lipperini anche sotto le mentite spoglie di lara manni – se di alter ego si tratta

  5. Francesca ha detto:

    Quindi è ufficiale? Da ora in poi vado tranquilla? Posso leggere Tolkien anche in pubblico e se qualcuno mi dà della fascista mi appello a WM1? Sono confortata, anche se un tantino mi rode. Anni di resistenza silenziosa e tenace e poi arriva lui (buon ultimo ma celebre) e voilà, tutti i peccati cancellati. Proprio vero che omnia munda mundi. Basta stare dalla parte dei mundi e fai come ti pare.

  6. Luigi Bernardi ha detto:

    Una piccola risposta per chi ha scovato e risolto questo enigma. È vero, i due titoli sono proprio quelli indicati nell’articolo. Per il romanzo di Luca di Fulvio il discorso è presto detto: non mi sembrava un buon romanzo e mi sono opposto alla pubblicazione, minacciando querele se il libro fosse uscito con l’avvallo del mio nome. E così è stato, il libro infatti è uscito senza il mio nome come direttore di collana. Per Girolamo De Michele il discorso è più complesso. Non sapevo dell’esistenza di quel romanzo, o meglio: sapevo che sarebbe uscito in Stile Libero, grazie a una segnalazione del collettivo di lettori “I quindici” che allora si appoggiavano ai Wu Ming. In una libreria di Palermo ho trovato il libro e, con sorpresa, ho visto che era stato inserito nella “mia” collana. L’ho comprato e me lo sono letto. Non era un cattivo romanzo. Avrebbe avuto bisogno di un passaggio ulteriore di editing, che avrei fatto volentieri, se ne avessi saputo qualcosa. Lo avrei anche pubblicato, sempre se ne avessi saputo qualcosa. Di sicuro avrei corretto un errore pacchiano che percorre tutto il romanzo. uno dei protagonisti è appassionato di Zane Grey, definito “il Salgari del far West”. Bene, per tutto il romanzo Zane Grey viene chiamato Zane Gray, un refuso macroscopico che non depone a favore né dello scrittore, né di chi ha selezionato il romanzo, né di chi lo ha pubblicato.
    Quanto alla mia uscita da Einaudi, un 12 dicembre mi hanno detto che non mi avrebbero rinnovato il contratto in scadenza a fine anno. E me l’ha detto solo uno dei due responsabili di Stile Libero, l’altro aspetto ancora che mi chiami.

  7. Luan ha detto:

    Timeo wuminghios et dona ferentes… brutti ceffi davvero.

  8. Giampaolo Simi ha detto:

    Stile Libero ha cambiato la fisionomia del mercato editoriale italiano scommettendo sulla voglia di novità di un pubblico giovane, curioso. Ho l’impressione che a un certo punto si sia voluto monetizzare al massimo questo brand, questo mix perfetto di irriverenza e rigore, novità e tradizione. Si sia insomma tentato di mettere all’incasso una sorta di esclusività di massa, come la Apple ha fatto con lPad e IPod.
    Questo passaggio però non ha avuto alla base un’idea nuova, un progetto che non riposasse solo sul fatturato da raggiungere. In questa affannosa ridefinizione dell’identità hanno trovato spazio d’azione gruppi di interesse, aree culturali, potenti agenti letterari.
    Ora si vorrebbe presentare Faletti “autore letterario” come proposta irriverente e innovativa quali furono, per esempio, romanzi come Q o Romanzo Criminale. Ma laddove gli autori di Gioventù Cannibale vennero scelti per il loro futuro, Faletti viene cooptato per il suo passato.
    Se poi il testo non ha la forza di reggere una tesi così ambiziosa, è proprio perché è culturalmente debole la ragione per cui l’editore lo ha scelto. E totalmente succube la posizione da cui lo ha pubblicato.

  9. eliaspallanzani ha detto:

    Grazie per il chiarimento. E’ sempre piacevole affrontare un mistero e forse è per questo che abbiamo sempre preferito i gialli tradizionali ai noir. Non c’entra ma ringraziamo per i tanti bei fumetti del tempo e di nuovo per Kaos (e la leggenda delle contrade dimenticate), perchè ci fece sapere che esistevano anche altre persone con il nostro stesso hobby. In fondo è da quello che molti anni dopo è nata la Fondazione.

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