Sottili distinzioni

Manca ancora un figura professionale che realizzi il tuo libro dalla A alla Z (ideazione, scrittura, composizione, stampa, gestione contrattuale, distribuzione, pubblicità, lettura e recensione. Tu devi mettere solo il nome e la faccia pensosa).
Quasi nessuno contesta la liceità della “consulenza editoriale a pagamento”, né la prassi delle agenzie letterarie di richiedere una  somma per leggere il tuo capolavoro. Da qualche tempo è possibile pagare anche il semplice lettore/recensore. E tra parentesi perchè fare la fatica di scriverlo, ‘sto libro? Si danno cinquanta euro a un indiano e lo fa lui.
Certo è solo vanità, ma chi spende duemila euro per farsi il libretto ci sembra ancora meno fesso di chi li spende per le foto del matrimonio, o per la targa personalizzata.

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15 risposte a Sottili distinzioni

  1. dottord ha detto:

    Gli autori a proprie spese vengono presi in giro perché, con tutte le piccole e medie case editrici che esistono in Italia (sono davvero un numero impressionante), devi proprio essere sfigato per non trovare qualcuno che pubblica la tua roba.

  2. eliaspallanzani ha detto:

    DOC ALLORA IL FATTO CHE NESSUNO CI VUOLE PUBBLICARE IL LIBRO SU SPALLANZANI E’ UNA CONJURA! ORMAI LO SOSPETTAVAMO!!111!

  3. Dura Veritas sed Veritas ha detto:

    Basterebbe svelare una volta per tutte il fake. Basta con la storia Lippa-Manni, c’è ben altro. Prima o poi andrà detto che Elia Spallanzani ha un alter ego inventato sotto il quale invece che densi saggi filosofici pubblica libri per gggiovani. E così non sarà difficile trovare qualcuno che voglia pubblicare capolavori come “Scusa ma ti chiamo cenere” o “Tre metri sopra il crocevia”. Certo, magari non li recensirà WuMing, ma non si può avere tutto.

  4. robe22 ha detto:

    Sai che c’è? Io mi sono fatta una mia opinione sul livore contro l’EAP, e la mancanza di
    livore contro gli “agenti a pagamento”. Il livore contro l’EAP è giustissimo, ma se si leggono le motivazioni di chi l’attacca il nemico non sembra tanto l’editore a pagamento (che spenna degli ingenui, intasca i soldi, e neanche distribuisce il libro), quanto l’autore a pagamento, reo di scavalcare la gerarchia editoriale. Insomma, spesso l’attacco all’EAP si tramuta in difesa dell’editoria tradizionale, tanto che le accuse mosse all’EAP potrebbero senza troppa fatica essere rivolte a quegli autori che decidono di autopubblicare.
    Questo non capita con le agenzie letterarie. Alla modica cifra di 500/1000 euro, ti dicono se il tuo libro è bello o brutto. Ma se è brutto, non investono su di te. Un magna magna sui sogni, anche qui: tuttavia, rispettando le gerarchie precostituite, non mette in crisi l’editoria tradizionale, quindi è ok.
    Non so se hai letto questo interessante intervento di Rita Charbonnier sull’argomento agenzie a pagamento: http://ritacharbonnier.blogspot.it/2012/01/gli-agenti-letterari-2-dare-moneta.html

  5. eliaspallanzani ha detto:

    Beh, è comprensibile che l’editore contrasti l’autoproduzione, è già successo nella musica etc etc. C’è molta ipocrisia da ambo le parti, ovviamente. Non avevamo letto l’articolo ma il titolo del post (sottili distinzioni) riguarda proprio quello: perchè la stampa a pagamento no e la lettura a pagamento si? Noi siamo favorevoli (o meglio non siamo contrari) ad entrambe, tolti ovviamente i casi truffaldini (stampatore che si fa passare per editore, agente che ti manda alla “scuola di scrittura creativa” a pagamento etc).

  6. ritacharbonnier ha detto:

    Grazie della citazione/link, che mi sta portando molto traffico. Mi piace questo blog e il non infrequente additarvi l’esistenza delle consorterie, consuetudine (letterarie o meno) così profondamente italica. Però. Resto sempre un po’ perplessa, e talvolta francamente irritata, nel notare come persone che non leggono i miei post, ma si limitano a dare un’occhiata a titolo e immagini, poi li commentino. Mi lasciano quindi a bocca aperta candide affermazioni quali “Non avevamo letto l’articolo ma il titolo del post” prima di citarlo/mettere un link al medesimo. “Ci sono più scrittori che lettori” vale quindi, a quanto sembra, non solo per i libri, ma anche per i blog. Anche questo è forse un vizio profondamente italico. O no? 😉

  7. paolo f ha detto:

    Io, invece, i post li leggo attentamente prima di citarli. Anzi: li analizzo.

  8. eliaspallanzani ha detto:

    Rita ma a quale commentatore ti stai riferendo? Comunque si, in generale è vero che molti commentano senza leggere. Da parte dell’autore non si può far altro che sforzarsi di essere più leggibili possibile.

    • ritacharbonnier ha detto:

      Mi riferisco a Elia Spallanzani in persona personalmente, commento datato 29 marzo 2012 alle 7:32 am. Misunderstanding? Magari, oserei dire! Ne sarei deliziata. Abbracci.

      • eliaspallanzani ha detto:

        Ah, ma il commento che citi è stato scritto *prima* che aggiungessimo il tuo link al nostro articolo. Insomma, nella versione iniziale avevamo scritto “quasi nessuno contesta la liceità della consulenza editoriale a pagamento etc”, poi robe22 ci ha segnalato il tuo articolo e allora abbiamo aggiunto il link alla parola “quasi”, nel senso che qualcuno che la contesta c’è (l’aggiunta è stata fatta dopo aver letto l’articolo, ovviamente :). Il titolo di cui parlavamo era il titolo del nostro articolo, non del tuo.

  9. robe22 ha detto:

    Scusate, è possibile che ci sia stato un qui pro quo. Inizialmente l’articolo di Rita non era linkato nel post principale. L’ho segnalato io nei commenti. Fondazione E.S. lo ha letto dopo la mia segnalazione (e lo ha linkato al post principale).
    Per questo nei commenti mi risponde “Non avevo letto l’articolo”. Quando nello stesso commento mi dice “il titolo del post si riferisce a quello”, sta parlando del titolo di questo post, “Sottili distinzioni” appunto, che mette anche tra parentesi.
    Difficile farsi capire, in rete!

  10. ritacharbonnier ha detto:

    PS @eliaspallanzani: ok, tutto chiaro, adesso, grazie! Mi spiace di aver “dubitato”. Ma non posso esimermi dall’aggiungere: viva gli equivoci, comunque…

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