Sorvegliare e Pulire

Di fronte al Panopticon, il carcere circolare in cui un solo sorvegliante tiene sott’occhio tutti i detenuti, molti hanno visto una prefigurazione della società moderna, molti si sono fatti domande inquietanti, molti hanno rabbrividito, ma solo Elia Spallanzani si è posto l’interrogativo cruciale: “vabbè, ma chi pulisce?”.
Perchè anche nel carcere ideale ci vorrà qualcuno che spazza, e allora viene meno tutta la prefigurazione. Se il povero sorvegliante deve anche rassettare le celle non avrà il tempo di sorvegliare, con conseguente crollo della metafora.
Il Nostro propose una soluzione semplice e geniale: si costruisca il carcere di forma sempre circolare, ma con una lieve inclinazione del pavimento che renda la struttura simile a una scala a chiocciola o a una spirale. Si pratichino nei muri dei piccoli fori a livello del pavimento e in cima si collochi una cisterna. Quando bisognerà pulire, al sorvegliante basterà aprirà un rubinetto per far scorrere l’acqua giù per la chiocciola, e filtrando per i fori l’acqua laverà via le sozzure dalle celle.
Infine l’acqua raggiungerà le fogne attraversando la stanza del sorvegliante, che è un po’ lo scarico di questa società ideale, risolvendo anche l’annoso problema del “qui mundat ipsos mundatores?”

* La proposta di Spallanzani, inviata a “L’Espresso”, fu invece pubblicata sulla “Rivista critica del Portinariato”, stesso editore, numero di maggio-luglio 1978. Il Nostro ne fu amareggiato, ma non stupito.

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