Anonima editori

Nel 1989 nasce la Gitti Europa, editrice specializzata nel pubblicare testi anonimi. Siccome il libro è diventato una merce, e il suo marchio è il nome dell’autore, allora togliendo il marchio si tornerà a privilegiare la scrittura. Questa in due parole la tesi dei fondatori, che in realtà finiranno per usare la faccenda dell’anonimato per farsi pubblicità.
Il meccanismo era questo: i manoscritti inviati in lettura passavano per le mani di un notaio, che li girava all’editore contrassegnati da uno pseudonimo scelto dall’autore. Un po’ come avviene durante i concorsi pubblici, la commissione valutatrice non avrebbe potuto fare preferenze in base al nome dell’autore, e il libro scelto per la pubblicazione sarebbe uscito sotto pseudonimo, da mantenere per quattro anni.
Ciò piacque molto agli aspiranti autori, sempre piagnoni e convinti di essere discriminati in favore del figlio o del nipote di, e così l’editore si trovò una valanga di manoscritti, che però non si riusciva in nessun modo a pubblicare perchè nessuno comprava i libri Gitti, e anzi nemmeno li distribuivano. Proseguendo nella logica un tantino sindalistica che caratterizzava l’impresa, il fondatore Giovanni Tritto iniziò uno sciopero della fame per protesta contro il boicottaggio dei distributori bottegai, che condusse all’inevitabile dibattitto sui problemi della piccola editoria.
All’impresa aderirono molti intellettuali, di quelli che aderiscono sempre ad imprese del genere, ma cosa resta di tanta e così tipicamente italica idea? La Gitti fallì nel 1995 e purtroppo non siamo riusciti a procurarci nessuno dei libri anonimi. Dieci anni dopo, nel 2005, qualcosa di simile si ritrova nella Untitl.ed Editori, che cerca gli autori in rete e anche se non impone l’anonimato “chiede esplicitamente al proprio autore di porre in evidenza solo il titolo del suo lavoro, e non il proprio nome, né il nome col quale è conosciuto in rete, in un rimando immediato alla sola autorevolezza della propria scrittura”.
Conosciamo Untitl.ed, sono ottime persone, non fanno scioperi della fame e hanno anche prodotto un bel libro, “Sicilia“, e uno quasi bello, “La Passione“, ma continuiamo a pensare che ci sia qualcosa di  contraddittorio nella presunta virtù dell’anonimato e nell’idea di produrre merci che però non siano merci.
Lo stesso curioso abbaglio di Gitti, e cioè che tolto il nome emergano altre miracolose proprietà, si trova in quel commuovente personaggio menzionato da Elia Spallanzani verso la fine di Raccontalo alla cenere: “lui sinceramente crede che essere nulla sia più che essere qualcosa, e anzi in qualche modo sia essere tutto”.

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