Ritorno alla fama

Il cospirazionista R.F. sottolinea i paradossi delle associazioni segrete, che rischiano di essere superate a destra (o sinistra) da persone che si fingono adepti. Il tutto ci ricorda molto la vicenda dei Rosa Croce, che nel 1614 fecero comparire un documento anonimo, la Fama Fraternitatis, in cui auspicavano grandi riforme sociali e si spacciavano per depositari di antichi misteri. La fama della Fama si diffuse in tutta Europa e molti personaggi importanti (es. Fludd, Galileo, Bruno, Descartes) furono accusati, o si vantarono, di far parte della banda. Visto che la confraternita rimaneva ostinatamente segreta e i suoi presunti fondatori negavano a gran voce la sua esistenza, molti pensarono che non c’era prova più sicura della sua influenza. Insomma, come scrive U. E. nel Pendolo, “con la scusa di non esistere, i Rosa Croce erano dappertutto”.
Forse iniziò tutto come un gioco occulto, ma non fu privo di conseguenze: vite e reputazioni furono innalzate o travolte da questa faccenda e parte della Massoneria sostiene tutt’ora di discendere dal mitico ordine della Rosa e della Croce. A distanza di quasi quattrocento anni il processo continua a ripetersi.

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