Doppio Drago

Su Friendfeed Raffaele Ventura (che è un po’ il topo gigio della pittura italiana) nota che nel dipinto Virgo inter Virgines c’è un particolare che rappresenta San Giorgio che uccide il Drago, e che nel già minuto particolare si vede un secondo, piccolissimo drago. Qualcun’altro poi nota che ce n’è addirittura un terzo, ancora più piccolo.
Ma sono davvero cuccioli di drago? O invece sono ermellini, o donnole? In tal caso cosa possono significare? E come mai il drago non ha le ali, è quasi blu e somiglia così tanto a un ippopotamo? C’entra qualcosa il bellissimo racconto di Buzzati, L’uccisione del drago?
Noi siamo sicuri di aver già visto questa scena altrove e chiediamo aiuto a tutti i capiscioni per risalire al mito giusto.

P.s.: che questo sia un indizio?

Annunci

Informazioni su eliaspallanzani

Blog dedicato etc
Questa voce è stata pubblicata in apocrifa, circoletti, media, segnalazioni. Contrassegna il permalink.

12 risposte a Doppio Drago

  1. i furetti del quartierino ha detto:

    A me pare che il mustelide stia puntando il dragone. L’impiego dei furetti da caccia si è diffuso poco prima del Medioevo, basterebbe questo anche senza ricercare altre simbologie, che sicuramente ci sono.
    Il drago come ippopotamo mi fa pensare al mostruoso Behemoth biblico, spesso identificato con il placido pachiderma: in russo la parola бегемот indica sia l’uno che l’altro, come sa chi ha letto Bulgakov. Ma qui potrebbe non esserci nessun legame esplicito fra il drago-ippopotamo del dipinto e il l’animale biblico, era diffusa la pratica di raffigurare i mostri con i caratteri di favolosi animali esotici (ma esistenti) e vice versa.

  2. i furetti del quartierino ha detto:

    Eh, ma sempre in moderazione…

  3. Alle cose già dette nel commento al post (che il perfido blog si ostina a trattenere in moderazione) aggiungo che nei bestiari medievali si racconta che il basilisco (che ha anche natura di rettile) teme il puzzo della donnola, che gli è fatale. Lo dice pure Salvatore ne “Il nome della rosa”: «Cave basilischium! Est lo reys dei serpenti, tant pleno del veleno che ne riluce tuto fuori! Che dicam, il veleno, il puzzo ne vien fuori che te ancide! Ti attosca… Et ha macule bianche sul dosso, et caput come gallo, et metà va dritta sopre la terra et metà va per terra come gli altri serpentes. E lo ancide la bellula… […] Oc! Bestiola parvissima est, più lunga alguna cosa che ’l topo, et odiala ’l topo muchissimo. E assì la serpe et la botta. Et quando loro la mordono, la bellula corre alla fenicula o a la cicerbita et ne dentecchia, et redet ad bellum. Et dicunt che ingenera per li oculi, ma li più dicono ch’elli dicono falso», dove “bellula” è un nome arcaico per “donnola”. C’è pure un’incisione secentesca o giù di lì.

  4. Francesca Pedante ha detto:

    MI permetto di dissentire con i Furetti del Quarterino 🙂
    Nell’incisione citata non è raffigurato un basilisco ma una coccatrice. I due animali sono spesso associati nei bestiari medievali e/o spesso confusi e vi risparmierò una trattazione che potrebbe essere tediosa perchè un po’ articolata 🙂

  5. Francesca Pedantissima ha detto:

    ah, comunque, per tornare al quesito principale (mi ero lasciata fuorviare dalla coccatrice):
    A me pare chiaro che si tratta di un drago ancorchè bluastro, non così fuori luogo se si considera che la parola greca “drakon” indica principalmente una creatura marina, tipo quello che minaccia di divorare Andromeda, per dire. Se si guarda bene, il drago del particolare ha anche le zampette palmate. Quindi mi pare perfettamente aderente all’iconografia originale.
    L’animale più piccolo (e quello ancora più piccolo a destra, ha la stessa pancina bianca) è di certo una donnola, e anche in questo caso il pittore (evidentemente molto classicista) si è ispirato all’iconografia antica: Plinio è il primo ad affermare che l’unico animale in grado di uccidere il temibile basilisco è la donnola (Nat. Hist, libro VIII, par. 79). Il basilisco è un piccolo drago (Non più grande di 12 dita, dice Plinio, al par. 78), detto così perchè “re dei serpenti” (basiliskos=piccolo re) per la sua pericolosità.
    Perchè allora non pensare che S. Giorgio stia effettivamente ammazzando un basilisco? Perchè, come dice sempre Plinio (stesso posto, 78), il basilisco è così velenoso che se un cavaliere lo infilza con una lancia il veleno risale lungo l’asta e uccide sia il cavaliere che il cavallo! E S. Giorgio mica era scemo. Preferiva i draghi, molto più abbordabili.
    La donnola è però rimasta nella mente del pittore e l’ha messa accanto al santo guerriero.
    Tutto mi pare molto coerente considerando che siamo nel ‘400, l’epoca del pieno recupero della latinità in Europa.
    (mado’, ma quanto sono pallosa???)

  6. eliaspallanzani ha detto:

    Egregi! Purtroppo wordpress mette automaticamente in moderazione i messaggi con più di due link. Cercheremo di farlo smettere.
    Quanto alle vostre interpretazioni, come fate a non vedere che l’animale piccolo è dello stesso esatto colore del drago e ha più o meno la stessa forma?

    • Accademia del cemento ha detto:

      Fondatsja, il mistero è stato svelato (gloriosamente da me, su FF) e quella è una donnola e basta. E poi il colore dipende da come hanno fotografato il quadro, inoltre sul mio schermo la donnola è sul color terra mentre il drago è verdastro, e in ogni caso la scena del drago è un dettaglio piccolissimo del quadro più grande, dove i colori sono in risalto solo nella scena principale (le femmine che adottano stratagemmi sessuali atti a preservare la verginità).

      • eliaspallanzani ha detto:

        Per dare una prova definitiva dovresti andare in quel museo e fotografare il dettaglio alla LUCE NATURALE, per distinguere i veri colori. Durante il lungo viaggio noi attenderemo con ansia e ricorda che dice donnola dice dannolo.

      • Accademia del cemento ha detto:

        Facciamo un passo indietro e proponiamo delle alternative.

      • Francesca Pedantuccia ha detto:

        “scena principale (le femmine che adottano stratagemmi sessuali atti a preservare la verginità)”.
        Non direi. Sono tutte sante martiri che mostrano gli strumenti del martirio. O si intende in senso metaforico?

  7. Dottor D. ha detto:

    Contrariamente a quanto affermato dal primo commentatore, l’ippopotamo non è affatto placido ma, anzi, è un animale di estrema ferocia. Nel caso, non mi stupirei se l’autore del dipinto l’avesse preso a modello per un drago.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...