Letteratura giocata, parte seconda

La prima parte è qui. E ora altri videogame tratti dai libri.

Cominciamo con “Non ho bocca e devo urlare“, del 1995, basato sul racconto breve di Harlan Ellison.

La premessa è che un supercomputer ha sterminato la razza umana tranne cinque individui, tenuti in vita per essere tormentati.
Dopo 109 anni il computer propone ai cinque un gioco crudele con in palio la salvezza. Il videogame affronta temi piuttosto inusuali per l’epoca come la pazzia, lo stupro, la paranoia, il genocidio. Inoltre ognuno dei personaggi si troverà di fronte a scelte etiche, che influenzano effettivamente lo svolgersi della trama. Il gioco è stato censurato sia in Francia che in Germania e non è mai stato tradotto in italiano, ma esiste una traduzione amatoriale.

Segue questo strampalato “Square’s Tom Sawyer“, rpg per console basato sul libro di Mark Twain.

Il gioco è stato aspramente criticato perchè rappresenta le persone di colore con la labbra grosse ed arancioni. Va detto che è in giapponese e buona parte dei commentatori erano americani che non sapevano leggere il testo, quindi non ne sappiamo molto di più.

Per “Il quarto protocollo” si può parlare di un instant games, visto che è uscito solo un anno dopo il famoso romanzo di Forsyth (1985). Il gioco è singolare perchè più che di un’avventura si tratta di una sorta di simulatore di agenzia investigativa. Inoltre l’interfaccia del computer usato dal protagonista è simil-mac, quindi molto più sofisticata di quella del computer del giocatore!

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Curiosamente, esiste anche un videogioco che deve qualcosa a Flaubert. Parliamo di “Salammbo, Battle For Carthage”, tratto dalla graphic novel di Philippe Druillet, a sua volta basata  su quello che viene spesso definito il primo romanzo di heroic fantasy della storia. E’ un’avventura “punta e clicca” del 2002, con una grafica molto curata.

Infine, Dr. Jekyll and Mr. Hyde.

Platform del 1988, è considerato uno dei peggiori giochi di sempre. Il giocatore porta a spasso il dottor Jekyll, che viene attaccato senza alcun motivo dai bambini, dalle nonnette e dai passanti, finchè non si arrabbia e si trasforma il dottor Hyde. A questo punto lo schermo diventa blu scuro per simulare la notte e lo scrolling si rovescia, quindi il dottor Hyde cammina nel senso inverso e uccide tutti quelli che incontra. Non ci sono livelli né boss finali, né motivi per fare quello che si fa.

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2 risposte a Letteratura giocata, parte seconda

  1. Malacoda ha detto:

    Cara Fondazione, a Firenze un ragioniere cinquantenne ha fatto fuori dei negri innocenti. Si dice che fosse iscritto a Casa Pound e il web straripa di suoi scritti sulle più varie e viete questioni che interessano a quella gente là. Inoltre, egli era un ossessivo studioso di Tolkien.
    Il grande Spallanzani ha discusso, in un articolo pubblicato su Il Verri nel luglio 1976, il rapporto fra l’immedesimazione fantastica che accompagna il processo lettura/ideazione e la genesi di alcune manifestazioni parapatologiche o border line, quali le allucinazioni schizoidi e paranoidi.
    Che Elia Spallanzani abbia elargito precisi vaticinii e fuor di dubbio, ma cosa ne pensava lui dei polpettoni tolkeniane? E di C.S. Lewis?

  2. eliaspallanzani ha detto:

    Egregio amico, nessuno è innocente! Ciò detto, Spallanzani è stato sempre piuttosto severo nei confronti del fantasy perchè lo considerava un genere un po’ vile. Ma poche righe non bastano a rendere il pensiero del Nostro e quindi ci ripromettiamo di approfondire in un prossimo articolo.

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