Manichini

All’inizio degli anni 60 due radioamatori italiani captarono degli strani segnali provenienti dallo spazio: sembravano dei rantoli e dopo un attimo di terrore i due capirono che si trattava di un uomo, probabilmente di un cosmonauta russo che stava precipitando. Mancava ancora qualche tempo al volo di Gagarin ma tutti sapevano che i Russi stavano facendo degli esperimenti con cavie umane, benchè ovviamente lo negassero. Ufficialmente non c’erano lanci e non c’erano vittime, ma quella registrazione spettrale esiste.
All’epoca Spallanzani si interessò molto alla vicenda ma concluse rapidamente che si trattava di uno scherzo. Qualche mese dopo però lesse del Mercury-Atlas 4, una capsula lanciata dalla Nasa con a bordo un “simulatore di equipaggio”. In pratica si trattava di un pupazzo dotato di strumenti per misurare la pressione e la temperatura e anche di due nastri audio con una voce registrata, per testare il funzionamento delle trasmissioni radio tra capsula e terra, in vista del volo umano.
Sappiamo tutto ciò da un’annotazione del diario poi pubblicato come “Raccontalo alle cenere”. Spallanzani capì subito che il segnale captato dagli italiani veniva davvero dallo spazio ed era una voce umana, ma registrata. Si chiese però cosa sarebbe successo se quella capsula fosse finita davvero sulla luna. Che ne avrebbero pensato gli alieni? Vedendo arrivare un proiettile dal cielo, con a bordo un umanoide che parla, avrebbero certamente concluso che era un alieno. Magari un alieno un po’ ripetitivo, oppure latore di un messaggio importantissimo, così importante che non si stancava di ripeterlo. “E”, aggiunge lo Spallanzani del 1995, “cosa dobbiamo pensare di questi presunti alieni trovati a Roswell, che somigliano terribilmente a dei pupazzi? E se lo fossero? E se il fatto che sono pupazzi non significasse affatto che gli alieni non esistono, ma esattamente il contrario?”.
L’idea deve averlo affascinato, e anche ossessionato visto che poco prima di morire torna sull’argomento: “Immaginiamo un essere di grande potere che progetta di visitare la terra. Come primo approccio crea un pupazzo per testare le condizioni del viaggio e lo fornisce di una serie di registrazioni, magari anche prive di senso. Il manichino precipita sulle terra (o viene eiettato: la sua nave brucia nell’atmosfera come una grande stella) e comincia a ripetere la sua solfa. E’ un manichino sofisticatissimo, ma pur sempre una pallida copia del suo creatore. Egli però parla come se fosse il suo creatore, con la sua voce. Lui e il creatore, in effetti, sono la stessa voce. Loro e lo spirito di fuoco che l’ha condotto sulla terra.”

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3 risposte a Manichini

  1. utente anonimo ha detto:

    Geniale. Mi ha fatto molto piacere vederti a Lucca. Almeno quanto mi fa dispiacere non vederti più spesso.
    A presto, Fra.

  2. eliaspallanzani ha detto:

    Saluti! Benchè forse ci sia un equivoco.

  3. Pingback: Misteri misteri | Fondazione Elia Spallanzani

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