Borges e De Rougemont

In occasione dell'anniversario della nascita di Borges, annotiamo:

a pag. 306 de L’amore e l’occidente di De Rougemont, ed. italiana, c’è scritto:
“Edgar Poe generò Baudelaire, che generò il simbolismo, che generò delle mandragole, delle donne senza corpo, delle giovani Parche, delle apparenze appena femminili di fughe, come si dice per le acque che fuggon via da un bacino: spiragli nel reale, fughe di sogni.”

La frase ci ha ricordato qualcosa, e infatti abbiamo ritrovato:

“Perché -dirà il nostro lettore- proprio il Chisciotte? In uno spagnolo, questa preferenza non sarebbe stata inseplicabile; ma può sembrare inesplicabile in un simbolista di Nimes, devoto essenzialmente di Poe, che generò Baudelaire, che generò Mallarmé, che generò Valéry, che generò Edmond Teste.”

E' ovviamente Pierre Menard di Borges, che è di poco successivo alla prima edizione del libro di De Rougemont (ma precede la revisione).

La somiglianza è tale che pensiamo che De Rougemont abbia “citato” Borges nella revisione, perchè ci sembra più verosimile del contrario, ma non possiamo esserne sicuri perchè non abbiamo l’edizione francese del 1939.
Chi può aiutarci a sciogliere questo piccolo dubbio?

Ovviamente sarebbe molto più interessante scoprire che Borges ha riassunto De Rougemont.

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7 risposte a Borges e De Rougemont

  1. utente anonimo ha detto:

    domani controllo.

  2. utente anonimo ha detto:

    il passo c'è anche nella versione del 39
    Chiara

  3. eliaspallanzani ha detto:

    Uelà, quindi dobbiamo pensare che abbiano una più antica fonte comune oppure che Borges abbia letto De Rougemont non appena uscì il libro (inizio del '39), visto che Pierre Menard apparve nel maggio del 1939 sulla rivista argentina SUR. Altra possibilità è che la frase sia stata inserita successivamente, quando il racconto confluì in volume.
    Per altro, leggiamo che De Rougemont conosceva Victoria Ocampo e che nel 1941 era a Buenos Aires. Inoltre alcuni dei suoi testi erano stati pubblicati già nel 1939 proprio sulla rivista SUR!
    A questo punto bisognerebbe trovare la prima stesura di Pierre Menard per vedere se la frase c'era anche lì.

  4. marcopalasciano ha detto:

    Gentile Fondazione, non so se sapete dell'Enciclopedia degli scrittori inesistenti, che sta per giungere alla seconda edizione; nel caso, siete ancora in tempo per chiedere d'inserire una scheda su Spallanzani: entro il 31 agosto dovreste inviarla via e-mail ad aldo.putignano@boopen.it, scrivendo in oggetto “Enciclopedia degli scrittori inesistenti”.

    «Nel comporre la vostra scheda», dice il gentile Putignano, «vi invitiamo a conformarvi allo stile e alle abitudini della prima edizione, un ampio assaggio della quale (tutte le voci della lettera A) è pubblicato sul sito http://www.homoscrivens.it. In particolare è gradito il “dialogo” fra diversi autori inesistenti e l’interrelazione con movimenti letterari, riviste, premi e altro citati nella prima edizione (e raccolti nell’apparato di fine volume) o eventualmente da inventare. Vi indichiamo alcune regole da seguire nella scrittura della scheda. Le schede vanno scritte al passato e in terza persona, con uno stile compilativo e non narrativo (utile in proposito la consultazione di una qualsiasi enciclopedia letteraria). Se viene menzionata una scheda già presente nel volume (es. uno scrittore o una rivista inesistente) il riferimento deve essere sottolineato (soltanto la prima volta). Quando invece si cita lo scrittore inesistente nel corpo della sua scheda questo deve essere indicato con la prima lettera del cognome seguita da punto. Ogni scheda deve iniziare con Cognome Nome (luogo e anno di nascita – di morte) e a fine scheda, fra parentesi, vanno indicati il nome e il cognome del curatore».

    Ossequi 🙂

  5. eliaspallanzani ha detto:

    Egregio Palasciano, ci sorprendi! Tieni a mente che nonostante tutte le discorse Elia Spallanzani Vive.

  6. utente anonimo ha detto:

    Ci saremmo stupiti se De Rougemont e Borges nel 1939 avessero scritto entrambi che i papaveri sono rossi?
    Fra.

  7. Pingback: L’albero di Borges | Fondazione Elia Spallanzani

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