Revolutionary Park

Nel 1979, ispirato dal famosissimo “Il mondo dei robot”, Elia Spallanzani immaginò un parco a tema che riproducesse non il West, la Roma dei cesari o l’egitto di Cleopatra ma una serie di famose rivoluzioni. C’era quindi aree dedicate alla rivoluzione d’ottobre, a quella cubana, al sessantotto italiano (quest’ultima accessibile anche ai bambini). A differenza del libro di Crichton, qui però i figuranti erano uomini in carne ed ossa e anzi nostalgici delle rispettive rivoluzioni. Il parco assumeva così toni ancora più sinistri o grotteschi, in quanto consentiva da un lato l’impiego e il controllo delle scorie politiche e dall’altro la turistificazione dell’ideologia.

Presentato come un reportage di Umberto Eco su un parco giochi americano realmente esistente, il pezzo fu scartato dai giornali locali perchè troppo borghese e disimpegnato.

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