Per un innato gusto dell’intrigo

Con enorme ritardo abbiamo visto anche noi Inception: bello, bello, però ci rimane un dubbio.
Perchè mentre sono sull’aereo Cobb fa un mezzo gioco di prestigio per mettere il sonnifero nell’acqua dell’ereditiero? Dopotutto la hostess fa parte del suo team, quindi poteva mettercelo tranquillamente lei.
Può mai trattarsi di un errore, in un film tanto cronometrato ed esatto? O forse è il segno di un gusto per l’intrigo fine a se stesso, l’intrigo per l’intrigo, che il regista vorrebbe esprimere ma non può?

Aggiunta: film che si ispirano a giochi che si ispirano a libri etc.

Riservandoci di condurre una nuova battaglia anche contro il pregiudizio in favore dell’originalità, annotiamo brevemente che secondo Wiki Francia Inception si ispira al gioco di ruolo “La méthode du docteur Chestel“.


La Méthode è un nostro vecchio pallino, l’abbiamo anche tradotto (ma senza permesso, quindi ce le teniamo per noi). Si tratta di un gdr del 1991 in cui i giocatori interpretano degli psichiatri che grazie a una droga entrano nella mente del paziente per cercare di risolvere i suoi dissidi interiori. A differenza dei soliti gdr il mondo fittizio non è quindi il medioevo, il New England di Lovecraft o l’Impero di Guerre Stellari, ma la creazione di  una mente malata, volta a volta incomprensibile o ostile. Con notevole finezza, per ogni paziente viene fornita una “scheda clinica” con le sue risposte a domande del tipo: orientamento religioso, oggetto sessuale preferito, cosa pensa della guerra, dei gatti o degli alieni. I processi mentali del paziente diventano le leggi del mondo, il suo inconscio diventa una massa di simboli visivi da interpretare e riorganizzare, tenendo presente che qui il paziente è Dio (anche se un dio dolente). Per chi parla francese, qui qualche caso clinico da esaminare.
Ciò detto, escludiamo categoricamente che Nolan si sia ispirato a questo gioco semi-sconosciuto. E’ solo il vizio dei francesi di attribuirsi sempre ogni merito
Evitiamo anche di elencare tutti i libri, a partire da quelli di Philip Dick, in cui delle persone condividono un sogno o un’illusione grazie ad una droga o a qualche altro stratagemma.

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2 risposte a Per un innato gusto dell’intrigo

  1. dottord ha detto:

    Ma solo a me è sembrato un film banale?

  2. eliaspallanzani ha detto:

    Banalissimo il principio, se proprio vuoi: conosciamo libri e giochi su quel tema che hanno quasi trent'anni (ne parleremo a breve). Ma a parte che l'originalità di una cosa non è un merito in se, la realizzazione del film è buona e il mondo ha una sua coerenza. Inoltre alcune trovate illustrano in modo efficace quel che sarebbe complicato spiegare con un discorso (es. crea un labirinto in due minuti, trova una tua "firma" della realtà), ed è questo tutto ciò che si può chiedere al cinema: illustrare rapidamente quello che ha compiuta formulazione solo nella lingua. Infine, se proprio si vuol trovare qualche difetto sta nella sopravvalutazione dei sentimenti.

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