Il commissario Cacando

Come tutti sanno, Elia Spallanzani si è interrogato a lungo sulla struttura del racconto giallo: il romanzo “Crocevia” in fondo è una via di mezzo tra Agatha Christie e Queneau, con una spruzzata di Gadda; il saggetto sulla fisica quantistica e il delitto della camera chiusa è già un piccolo classico.

Ma Spallanzani era anche un autore popolare e al passo coi tempi, che negli anni ottanta progettava una serie televisiva incentrata sul Commissario Cacando, una sorta di Montalbano antelitteram ma con una marcia in più.

Purtroppo i suoi progetti naufragarono miseramente insieme alla sua vita privata, per cui del commissario non resta che qualche sparso appunto. Cannibalizzando la sua idea, il nostro petulante amico Dahlgren ha scritto l’episodio pilota:

durante la notte ho avuto questa illuminazione per un film poliziesco di sicuro successo, che farò dirigere a sorrentino e interpretare a silvio orlando (può darsi anche che te l’abbia già raccontato, eh. in tal caso fai finta di niente):

il protagonista sarà il commissario Emiddio Cacando, nato a Caserta e in forza alla mobile. Cinquant’anni, alto secco e occhialuto, fino a due anni fa era un soggetto esemplare: poi per un banale incidente domestico si spacca la testa e finisce in coma, da cui si risveglia dopo tre mesi un po’ frastornato e del tutto incapace di parlare in dialetto. Si è scordato il dialetto e adesso lo pronuncia come farebbe un settentrionale (ad esempio dice “songhe ie” sottolineando le finali).
Evvabbè.
Ma il commissario Cacando, la cui pratica per cambiare cognome è ferma da anni sopra a qualche ufficio del ministero, ebbene egli ha preso anche altri vizi. Dopo l’incidente si è messo a fare beneficenza e va spesso in carcere a trovare i detenuti, specie quelli che ha mandato lui in galera. Poi ha preso il vizio di seguire il suo fruttaiuolo, quello che abita sotto il palazzo, e di annotarne minuziosamente le mosse. Poi ha smesso di guidare, di cantare, di sorridere e di dire barzellette. Al suo ufficio veramente pensano tutti che si sia un po’ rincoglionito e l’hanno messo da parte, visto che licenziarlo non possono.
Ma comunque il commissario Cacando va lo stesso ogni giorno a lavorare e piano piano si è fatto la nomèa di uomo fortunato: innanzitutto perchè è uscito dal coma e poi perchè, non si sa bene come, quando c’è lui pare che succedano le coincidenze: lui si trova nei posti dove succede qualcosa, se lui indaga a qualcuno quello poi si scopre, se lui dice una cosa poi spesso risulta vera e in generale si è creato quasi un mito di ‘sto Cacando, come fosse un portafortuna. Così, quando le cose si mettono al garbuglio spesso i superiori lo mandano a lui, sperando nel nonsisamai.
Succede allora un delitto, i cui dettagli mi sono ancora oscuri: mettiamo che viene ucciso un vecchio malvivente ritiratosi da anni, con una famiglia che è un buchè di violette di gente di merda, quasi tutti bugiardi matricolati e già noti alla giustizia. I familiari vengono più volte interrogati e forniscono varie versioni, sembra subito chiaro a tutti che è stato uno di loro e che si stanno anche coprendo a vicenda ma prove non se ne trovano e la faccenda diventa fastidiosa. Allora mandano il commissario Cacando, Emiddio Cacando, che interroga un po’ questa gente ed è l’occasione per divertenti siparietti: perchè infatti l’ispettore fa domande strane, un poco scorrelate, e soprattutto pare non accorgersi che questa è gente di merda, simulatori professionisti e incalliti, bugiardi e contorti. Viene fuori tutta una storia complicata e meschina di soldi rubati, nuore molestate, gelosie e miserie. Tutta una pappa che non serve a niente. Il commissario, in effetti, non capisce le sfumature: sembra uno addormentato e i suoi sottoposti cercano di fargli capire che con questa gente invece bisogna essere dei figli di puttana, essere più sornioni di loro e più falsi ancora, ma il commissario niente.
L’indagine ristagna, la stampa ci sguazza e scava nel passato dei familiari (di scarsa moralità, per non dir peggio), quando una sera il commissario esce di casa con una pala e una siringa e si dirige al cimitero. Scavalca la recinzione, trova la tomba del pater familias e comincia a scavare. Poi con la pala spacca il coperchio della bara e mette a nudo il nostro uomo, già piuttosto frollato dopo sei giorni di inumazione. Sullo sfondo di lampi (ma sono in realtà le luci di un locale), il commissario gli inietta nella tempia il siero contenuto nella siringa e la testa si mette a parlare. Cacando interroga il morto e quello risponde che l’assassino è l’insospettabile Peppeniello, il nipote più grande e apparentemente l’unico pulito della famiglia, che l’ha ucciso perchè si metteva vergogna del nonno delinquente e pure per altre ragioni. Dopo un po’ l’effetto finisce e il cadevere ritorna alla terra. Il commissario lo copre alla meglio col terriccio e se ne torna a casa, dove finisce di appuntarsi i movimenti del fruttaiuolo, che lui tiene sempre d’occhio.
Il giorno dopo Cacando fa mettere sotto controllo il cellulare di Peppinello. Dopo poco il ragazzo si tradisce e viene arrestato. Allora succede scompiglio nella famiglia, il padre si dispera e si incolpa lui del delitto, lo zio pure si incolpa, viene unomattina a intervistarli, monta un mare di merda e Peppeniello minaccia di uccidersi in carcere perchè lui è innocente e le sue parole sono state travisate. Il processo è di là da venire ma l’esito appare abbastanza scontato e il Commissario Cacando se ne torna al suo ufficio e alle sue osservazioni, e a far disperare sua zia, con cui in vive un vecchio bellissimo palazzo dei quartieri.
La notte, in sogno, Cacando fa rapporto ai suoi superiori. Perchè infatti egli è un alieno, e precisamente uno della Grande Razza di Ith. Questi strani esseri a forma di cono, dotati di tentacoli e di una mente inquisitiva, viaggiano da millenni nello spazio e nel tempo prendendo possesso dei corpi delle altre creature, di cui studiano la civiltà. Da due anni il Commissario è uno di loro e tratta gli umani come una strana fauna, li osserva e cerca di capirli, ma non ci riesce. La loro mentalità gli sfugge completamente e non è in grado di interpretare i segnali impliciti, non capisce l’umorismo o le minacce, non capisce la paura, il desiderio e così via. Soprattutto, non capisce quando mentono.
Ma fortunatamente il vero Cacando, l’uomo che fu commissario, sta lì su Plutone nel corpo dell’alieno, con cui si è scambiato di cervello. I due di notte parlano e il vero commissario si fa raccontare i fatti, per cui da quel grande conoscitore dell’animo umano che è capisce subito che il morto ha mentito! Il vecchio stronzo voleva vendicarsi della sua famiglia e allora ha incolpato il nipote “buono guaglione”, ben sapendo di portare i suoi genitori alla disperazione. Perchè per la gente di merda andare in galera non è un problema, è quasi un vanto, mentre per Peppeniello sarà dura e farà di lui un criminale.
L’alieno si raccapezza sempre meno. Tutto questo macello di odi, ripicche, di manovre e bugie gli sembra soltanto il moto frenetico di un animale, come un balletto delle api. Dice che si, tutto è possibile, ma la droga plutoniana ha svegliato il cadavere e chi meglio di lui sa la verità? E poi in fondo la galera non è nulla, lui per esempio sarebbe felice di stare al chiuso, pulito e nutrito, e di poter attendere ai suoi interessi, e comunque non serve a niente perchè i reati bisogna evitarli prima, mica punirli dopo, quando ormai è troppo tardi. In definitiva, è molto meglio che le cose restino come sono, anche perchè i veri assassini (che ormai si è capito, sono il padre e lo zio di peppiniello), beh loro hanno confessato, quindi è ancora possibile che in galera ci vadano loro. Adesso però l’alieno vuol sapere un’altra cosa, e cioè: come mai il fruttaiuolo ogni mattina prende le arance più grosse e le mette in cima alle cassette?
Fine.”
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4 risposte a Il commissario Cacando

  1. anfiosso ha detto:

    Quanto hamo quel vecchio frociaccio fascio & bashtardo.

  2. anfiosso ha detto:

    Volevo lasciare lunghi commenti, là dall’orso, ma ho depositato solo due sassolini, c’è la moderazione e credo che nemmeno legga – e poi ha interrotto ad agosto, non c’è gusto (però s’era straziantemente innamorato, prima, e sembra aver deciso, in quel periodo, che quello fosse il problema).

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