La guerra fredda e il problema della conoscenza

Immagina di essere una spia. Dopo anni di fatiche e appostamenti sei riuscito a rubare la mappa del più segreto laboratorio governativo. Con la tua bella mappa cominci a girare per l’edificio ma ti accorgi che ciò che vedi non corrisponde alla cartina. Cosa fai?
Quella che hai in mano è una cartina stampata dal Governo su carta del governo, rubata a un esponente del Governo. E’ perfetta e dettagliata al millimetro, eppure non corrisponde al reale.
Butterai la mappa e ti metterai a disegnarne una tua con la biro? Data la tua forma mentis di spia, è improbabile. Tu sai benissimo che gli uomini sono furbi e contorti, per cui prima di buttare la carta farai almeno alcune ipotesi:
1) la mappa è totalmente falsa;
2) la mappa è parzialmente falsa;
3) la mappa è in cifra (in toto o parzialmente).
La prima ipotesi è assurda: chi stamperebbe una mappa del tutto falsa? Nemmeno lui potrebbe usarla. La seconda è molto più probabile: dopotutto hai rubato la mappa a un esponente del Governo, quindi è possibile che riproduca esattamente solo una parte delle informazioni (quelle che il rappresentante doveva conoscere e solo quelle), mentre il contorno è falso.
La terza ipotesi può convivere con la seconda: la mappa è parziale ed è anche in cifra. Il problema in questo caso è secondario, perchè una cifratura si può sempre rompere.

Ma torniamo alla prima ipotesi, la peggiore, e immaginiamo che la mappa sia completamente falsa. Chiunque abbia realizzato una deformazione della realtà sa però quanto è difficile allontanarsi dalla realtà. Per quanto tu voglia, è quasi impossibile che qualche elemento del vero tracciato non finisca anche nella mappa falsa. La verità è che se tu conosci a menadito un tracciato finirai per riprodurlo anche non volendo. Tu che sei una spia capisci che ciò indebolirebbe il sistema di sicurezza e quindi ti chiedi come risolveresti il problema. E la tua soluzione è questa: faresti disegnare la mappa a un completo estraneo, uno che non ha mai visto il laboratorio segreto e quindi non può infilare nel falso elementi compromettenti. Ma fatto ciò dovresti pur sempre verificare che la finta mappa del laboratorio sia credibile  come mappa di un laboratorio segreto e non somigli invece alla mappa di un condominio. Di conseguenza hai bisogno di un esperto, uno che conosce la vera mappa, al quale potrai sottoporre il falso per fargli verificare se è credibile. A questo punto però ti accorgi che tra la falsa mappa e il vero tracciato ci sarebbe comunque un rapporto molto stretto: la prima sarebbe una distorsione del secondo, che risponde però a delle regole note. In effetti tutte e due le mappe sono scritte in "linguaggio cartografico" e perciò possono essere considerate l’una la distorsione dell’altra: ma non una distorsione arbitraria o casuale, bensì ragionata e significativa. In sostanza, il processo stesso di perfetta falsificazione somiglia moltissimo ad una traduzione in cifra. Facciamo un esempio stupido:
-esiste un codice A1B4D0C3
-la sua falsificazione elementare è "ACCADUTO"
-nessuna spia crederebbe che ACCADUTO è un codice segreto
-per essere un codice, deve essere composto da un gran numero di elementi (lettere, cifre, simboli) che non si ripetono e non seguono un ordine, etc
-una persona che conosce il codice tenderà a crearne uno simile
-una persona che non lo conosce creerà qualcosa che non somiglia abbastanza a un codice
-tra tutti questi codici poco credibili, un esperto sceglierà quello più "codicioso"
-che risulterà essere ad esempio Z3J89KT0
-questo potrebbe sembrare davvero un codice. Somiglia molto a quello vero perchè è costruito con la stessa logica di quello vero. Quindi in definitiva è maledettamente vicino a quello vero!
La spia è molto soddisfatta di questo suo ragionamento. E’ riuscita ad inferire che una mappa "totalmente falsa" è in sostanza una mappa cifrata, e lui è un esperto di cifratura. Col tempo e la pazienza riuscirà certamente a venirne a capo.

Ma dopo qualche minuto di riflessione la spia si accorge delle gravi implicazioni di questo ragionamento. In effetti, bisogna necessariamente concludere che non esiste la falsità. Tutto è vero oppure è la cifra del vero. A questo punto non ha più molto senso esplorare il laboratorio segreto per cercare informazioni nascoste che però sono sicuramente cifrate in qualche messaggio palese. In fin dei conti, tutto ciò che ha significato partecipa della verità, o della significanza, quindi è imparentato con qualsiasi altro significato. Attraverso numerosissimi (ma non infiniti) passaggi, sarà possibile risalire alla formula della coca-cola partendo da un annuncio immobiliare. Questo vuol dire che il suo mestiere di spia non ha senso e che ha sprecato la sua vita. Una simile rivelazione potrebbe anche ucciderlo.
Ed è questa la ragione per cui gli abbiamo fatto trovare quella mappa.

(liberamente tratto da Il viaggio di Joenes, di Robert Sheckley)

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2 risposte a La guerra fredda e il problema della conoscenza

  1. utente anonimo ha detto:

    La mappa migliore è quella pubblicata con The Hunting of the Snark di Lewis Carroll, questa.Popinga

  2. Pingback: Un altro problema di co(no)scenza | Fondazione Elia Spallanzani

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