Cartografo a Flatlandia

Sollecitato dalla copertina del libro, il nostro ex collaboratore dhalgren ci manda una sua vecchia nota, che non avendo meglio da fare vi rigiriamo (p.s.: su un tema affine e prossoché in contemporanea, fungomauto) .

*** Cartografo a Flatlandia***

Borges, uomo di erratico genio, riporta questo scherzo:
“Immaginiamo che una porzione del suolo d’Inghilterra sia stata livellata perfettamente e che in essa un cartografo tracci una mappa d’Inghilterra. L’opera è perfetta; non c’è un particolare del suolo d’Inghilterra, per minimo che sia, che non sia registrato nella mappa; tutto ha lì la sua corrispondenza. La mappa, in tal caso, deve contenere una mappa della mappa, che deve contenere una mappa della mappa della mappa, e così all’infinito.”[1].

Qualcosa di simile sta nel brandello Del rigore nella scienza [2], dove si immagina una mappa in scala uno a uno, così grande da confondersi col territorio. L’idea viene da Carroll [3]:
“”We actually made a map of the country, on the scale of a mile to the mile!”

“Have you used it much?” I enquired.
“It has never been spread out, yet,” said Mein Herr: “the farmers objected: they said it would cover the whole country, and shut out the sunlight! So we now use the country itself, as its own map, and I assure you it does nearly as well.””
Due idee di “mappa perfetta”: quella che riproduce esattamente il mondo e quella che coincide col mondo. Delle due, la prima è davvero vertiginosa, la seconda meramente paradossale. Si veda al riguardo la noterella di Eco & Fabbri, Dell’impossibilità di costruire la carta dell’impero 1 a 1 [4]. Già dal titolo si sente che l’opera è frutto di acribia più che di senno, e infatti introduce un errore e una complicazione inutile: il primo è separare la mappa dall’impero [5]; la complicazione, volerla uno a uno, che non è meno impossibile di volerla mille a uno, o un milione a uno. Si potrebbe osservare che i due giocherelloni miravano ad altro scopo, ossia dimostrare che la coincidenza tra segno e cosa annulla la cosa, o annulla la significazione in generale. Se è così, bastava dirlo.

Per altro, l’assunto sarebbe facilmente confutabile, visto che notoriamente esistono imperi coincidenti con la loro mappa: Flatlandia [6] ad esempio, dove la cartografia è un argomento assai insidioso.
Ma innanzitutto, come fanno ad esistere mappe in un mondo bidimensionale? Semplice: si tratta di cartelli, linee che ad occhi mortali appaiono continue mentre in realtà sono tratteggiate come un segnale morse. Ogni pieno indica una svolta a destra, ogni vuoto un passo avanti. Grazie al loro tatto così sviluppato, i flatlandesi le leggono senza difficoltà.

Tuttavia, si tratta sempre di mappe parziali, perchè è chiaro che una mappa universale di questo tipo presupporrebbe un mondo senza spezzate, simile al labirinto di arianna. Poichè nulla in natura autorizza questa congettura [7], i saggi legislatori di Flatlandia hanno pensato bene di realizzarla senz’altro, congiungendo edifici e rilievi in modo che non ci sia che una ed una sola strada. Il che però ha generato un paradosso, perchè in questo modo non è più possibile disegnare mappe (composte di linee spezzate, quindi vietate) e in ogni caso è del tutto inutile averne, giacchè per andare da qualsiasi punto a qualsiasi altro punto bisogna solo girare sempre a destra, o sempre a sinistra.

Questa serie di eventi ha avuto due conseguenze di rilievo: in primo luogo, ha permesso ai flatlandesi più svegli di comprendere un fatto capitale: che il loro mondo è una mappa. E due, ha decretato la fine della scienza della cartografia.
Fortunatamente, la dottrina dell’unica strada è parsa insopportabile tirannia a diversi quadrati [8], che non potendosela prendere con i potenti hanno cominciato a far impiccare i cartografi, accusati di promuovere l’iniziativa. Se tutto va bene, nel giro di poche generazioni nessuno più su Flatlandia saprà cosa vuol dire la parola “mappa”: poi il tempo e l’erosione faranno rinascere le linee spezzate e con loro la necessità di sistemi per orientarsi: la scienza della cartografia risorgerà e progredirà spaventosamente, finchè a qualcuno verrà di nuovo in mente di creare una mappa totale. E così all’infinito.

forse continua.

Note

[1] Josiah Royce, The world and the individual, vol. I, 1899, citato in Magie parziali del “Don Chisciotte”, “Altre Inquisizioni”.
[2] Ne “L’Artefice”, ma di solito erroneamente attribuito a Storia Universale dell’Infamia. Chissà perchè.
[3] Sylvie and Bruno concluded, cap. XI.
[4] In Secondo diario minimo, “Frammenti della cacopedia”.
[5] Royce ebbe cura di fare della mappa carne dell’impero, tracciandola nel suolo, condizione che impedisce quanto è oggi possibilissimo e anzi realizzato: iscrivere in una macchina una mappa del mondo uno a uno, che contenga anche il computer che contiene la mappa.
[6] Il mondo piatto scoperto nel 1882 da Edwin Abbot Abbot, che ne disegnò anche la mappa. Siccome quest’ultima concide col mondo, alcuni parlano di Abbot come del creatore di Flatlandia, il che ci sembra una conclusione dettata da ineducata empiria. Rudy Rucker l’ha confutata definitivamente, mostrando che Abbot era solo un flatlandese con manie di grandezza.
[7] Anzi, in certi ambienti ereticali si vocifera addirittura che Flatlandia sia la superficie di un solido bucato, il che eliminerebbe in radice qualsiasi possibilità di mapparla. Ovviamente io non sono d’accordo.
[8] Come altrove, anche a Flatlandia la lotta sociale è capitanata dall’alta borghesia. Infatti “quadrato” è la traduzione di “square”, che assona con “squire”, cioè “gentiluomo”.

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2 risposte a Cartografo a Flatlandia

  1. utente anonimo ha detto:

    Berlusconi/Gelmini stanno facendo di meglio, abolendo la Geografia. Finalmente Ovest, Sud, Est e Nord saranno confinati ai tavoli del bridge e la terra tornerà ad essere piatta ed infinita, come la sperimentano in nostri sensi non scalfiti dalla cultura.
    Popinga

  2. eliaspallanzani ha detto:

    Pare che ora l’abbiano reintrodotta, sotto la pressione delle lobby dei cartografi.

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