La storia che non poteva essere raccontata

La storia immortale, il racconto di Karen Blixen dal quale è stato tratto il film di Orson Welles, contiene molti degli elementi cari a noi spallanzaniani, ed in primo luogo l’impossibilità di rendere reale una storia.
Il protagonista del racconto, mister Clay, nell’avvicinarsi alla morte ricorda una storia che ha sentito raccontare da alcuni marinai: l’ha sempre creduta vera, come ha sempre creduto solo ai fatti, e quando il suo servitore gli spiega che è solo un mito consolatorio decide di farla avverare: perchè non tollera la fantasia e l’immaginazione. Assolda quindi una donna che spaccerà per sua moglie ed una notte adesca un marinaio, promettendogli cinque ghinee se la metterà incinta. Tuttavia le cose andranno in modo ben diverso da come immagina il signor Clay.
C’è però da notare una cosa: nella messinscena di Clay, il marinaio conosce già la storia. Qui sta l’inghippo. Perchè nel cercare di realizzare un mito l’unico vero problema, che rende il tutto impossibile, è proprio il fatto che quel mito esiste già: e se non esistesse non si potrebbe volontariamente copiarlo. Come per il Don Chisciotte di Menard, i testi non saranno mai uguali perchè il primo Don Chisciotte non era stato preceduto da un altro Don Chisciotte. Perchè se fosse vero il contrario, allora le due storie sarebbero effettivamente uguali (ma diversa da una prima, magari solo congetturale, che le due cercavano di ripetere). E non è neanche del tutto vero perchè l’ultima copia sarebbe stata preceduta da due Don Chisciotte e non da uno, e così via.
Questi romanzi e racconti, queste storie così somiglianti, non dicono altro che il problema del tempo. Noi possiamo scegliere tra una visione rigorista, per cui l’identità è solo quella assoluta, di tutti gli elementi, ed in tal caso non esistono mai due fatti identici, e una visione attenuata, in cui possiamo fare astrazione di certi elementi, ma in tal caso dobbiamo essere pronti ad ammettere che due fatti successivi e identici sono in realtà lo stesso fatto
Se nell’identità comprendiamo anche il tempo, allora poveri noi! Ogni fatto è tutta la storia passata e persino il Nostro svanisce dal mondo. La seconda versione è molto più umana e compassionevole. Dice il Libro "neanche dio può far si che ciò che è stato non sia", ma noi possiamo ben fare il contrario e realizzare ciò che non è stato. In verità noi lo stiamo già facendo, anche ora.

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