Non l'ho letto e non mi piace

Persecutorio ha bandito un concorso promozionale per la miglior recensione alla cazzo, cioè senza aver letto il libro. Parteciperemmo volentieri, ma non abbiamo il tempo per non leggere questo libro e quindi utilizziamo (e consigliamo) un "modello generale di recensione ad uso dei fasulli". Basterà sostituire i dati nelle parentesi quadre e avrete la vostra bella "rece".

[Titolo, Autore ed Editore]
A fine lettura ci si domanda se è possibile [fare qualcosa che ha attinenza col titolo del libro].
Pretendere che tutto funzioni bene, sistemare quel che non funziona, che fa fatica a risollevarsi, e tornare a sorridere. Pezzi di noi stessi che discutono su qual è l’urgenza più urgente… Cuori polmoni muscoli ossa cervello… ci parlano e quando lo fanno a voce alta allora qualcosa si è rotto e occorre ridargli pace. [Autore] nei suoi scritti ha da sempre operato scelte nuove e coraggiose: [nella poesia mescolava la prosa, o viceversa], ora fa il contrario e nel [Titolo] ci parla, con abilità e ironia, del [qualcosa che sta nel titolo] assediato, delle ripercussioni che un dolore o una malattia procurano alla psiche, ai normali comportamenti, ai pensieri, alle idee. Si pensa a Kafka e alle lente (talvolta improvvise) metamorfosi che subiamo nel corso degli anni, ma anche alla poesia (nel libro se ne parla spesso). Per esempio a Paul Valéry e alle sue esplorazioni dei meccanismi dell’attività spirituale, alle sue meticolose e quotidiane riflessioni. Il [qualcosa], poi, si collega al tempo che passa e quindi nel libro da subito si parla di [infanzia – morte – vecchiaia – giovinezza] (tema ricorrente della poetica di [Autore]) e ai viaggi, al percorso compiuto dal [qualcosa] stesso: la crescita, la mutazione, il decadimento.
[Titolo] è un lavoro complesso ma fluido e godibilissimo, scandito in [brevi – lunghi] paragrafi che scava con grazia e leggerezza, eppure in modo impietoso, nel corpo, nella sofferenza. In una parola: nella vita.

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