Una storia complicata

Spallanzani non ha scritto sempre paradossi e giochetti: per un certo periodo della sua vita ha tentato la narrativa mainstream, il romanzone borghese o di guerra. Tuttavia anche in questi “esperimenti di normalità” emergono degli elementi curiosi e cervellotici, spesso sotto forma di ipotesi o riflessioni del protagonista. Forse il nostro si vergognava un po’ di scrivere storie fantastiche e allora ricorreva al trucco di far fantasticare i suoi personaggi. In particolare c’è un testo, che doveva essere incluso in Altri Crocevia ma all’ultimo fu scartato, dove uno svolgimento iniziale strettamente realistico parte all’improvviso per la tangente e si chiude in un loop.
E’ la storia senza titolo di un professore di scuola che si invaghisce di una sua alunna. Il tutto è ambientato in Italia ed anzi nella scuola in cui Spallanzani aveva effettivamente insegnato. Si indica un anno preciso e ci sono molti riferimenti ad eventi reali, compreso un cenno alla prima edizione italiana di “Lolita” del 1959, che forse fu il catalizzatore della storia. Ad ogni buon conto, questa è la storia: il nostro prof di matematica perde la testa per la ragazza ma dopo alcuni incontri clandestini e un violento litigio viene allontanato. Seguono mesi di gelosie, appostamenti, minacce del padre, minime schiarite e lettere tragiche, finché una sera la polizia lo becca mentre rincorre la ragazza in un parco. Terrorizzato e pieno di vergogna, il nostro gira per tutta la notte in una Bologna spettrale e finisce in un bar a bere con della gente dappoco. Verso le sei del mattino, ubriaco e preda di un sentimento incomprensibile, cerca di scrivere una lettera alla ragazza e poi pensa o sogna di imbucarla. Quando si sveglia è a casa sua, ancora vestito, e ricorda ben poco della sera prima.
Fino a questo punto la storia, sebbene accuratamente costruita, non si distacca molto da una fantasia senile di autopunizione. Le condizioni del testo ci permettono di dire che la prima stesura terminava qui e che passò parecchio tempo prima che Spallanzani ci rimettesse mano. Il secondo quaderno infatti comincia con una ricapitolazione della storia, molto simile al nostro riassunto, come se l’autore temesse di dimenticarla (in realtà potrebbe trattarsi benissimo di un nuovo racconto). In ogni caso ritroviamo il nostro professore che comincia a parlare in prima persona delle sue giornate vuote. La struttura delle frasi è molto semplice, il tono secco, il lessico povero. Questo, annota Spallanzani, dovrebbe trasmettere l’idea della desolazione. Non parla mai della ragazza, e questo è un tocco di vera sensibilità, ma ripensando stancamente al passato il nostro protagonista affonda pian piano e una mattina come le altre decide che non è più cosa, non se la sente più di uscire a rivedere la polvere. In perfetto silenzio (torna la terza persona) il nostro apparecchia il suo balcone per un suicidio. Pensa di scrivere, poi pensa che è inutile e sta proprio per slanciarsi al di fuori quando suona il campanello.
Qui c’è un’altra interruzione. L’autore annota amaramente che la scena suona ridicola, da scrittorucolo adolescente: la prima cosa che può venire in mente a chiunque, questo assurdo trillo salvatore. La scena viene riscritta cambiando le modalità del suicidio (prima con cappio, poi la pistola…) ma il maledetto campanello resta. “Finirò per odiarlo questo campanello” scrive il nostro e allinea situazioni simili, si mette a leggere libri per le cameriere pieni di colpi di scena e di improbabili dei della macchina, li cita e li commenta e il suo racconto rischia di trasformarsi in un catalogo dei cascami letterari o di abortire del tutto, quando all’improvviso suona di nuovo il campanello, anzi sembra che non abbia smesso mai di suonare.
Il professore si ferma, volta le spalle al balcone e come per abitudine va ad aprire la porta, senza preoccuparsi dell’effetto che potrebbe fare la sua faccia. Pensa “è cambiata la mia faccia?” ed apre la porta, ma è solo il postino, che non ha trovato la portiera. Tra le bollette e le altre cazzate c’è un’ingiunzione del tribunale nella sua busta giallina e poi c’è una lettera, che viene da lei.
Il nostro la guarda, poi la riguarda, il nome è quello e ha paura di aprirla. Nella sua mente tutto sommato infantile si accavallano decine di immagini,di possibilità, visioni del futuro. Pensa “dalla morte, il cui vero nome è separazione…”, ma poi nota la grafia. E’ la sua, sua del professore.
L’indirizzo è scritto a mano e la grafia è indubbiamente la sua!
Qui Spallanzani nota: “Siamo di nuovo a Crocevia. Proprio non ti riesce di fare una storia senza infilarci qualche assurdità”.
Da questo punto in poi il racconto procede senza più ordine, le righe brevi e spezzate, scritte di fila, come a grande velocità. Più che un racconto sembra uno schema e dice:

<<lui pensa
“ecchè, devo avere invertito gli indirizzi”
“è la lettera di quella sera che non capivo nulla”
“ho messo lei come mittente e me come destinatario”
“per cui giustamente la lettera è tornata indietro”
“è la mia lettera, capisci?”
“ma allora voglio morire etc etc”
butta la lettera su un mobile e risale la scala, cioè la sedia, o riprende la pistola, o si gira sta per saltare ma dice
” aspetta, ma che le avrò scritto?
fammi vedere, non è curiosità ma è un mio diritto!
è una cosa morbosa ma io devo sapere cosa ho scritto
per cui riscende comunque e apre la lettera
e dentro c’è scritto
“amore, se è uno scherzo non l’ho capito”
qualcosa del genere, un solo rigo
e lui
“ma come può essere”
“io non mi ricordo, ma non è possibile che ho scritto questo”
poi guarda il timbro di spedizione e vede che è di 4 giorni prima, mentre lui l’aveva mandata una settimana fa, o forse più
“quindi questa è un’altra lettera!”
(orrore, insidia)
“c’è una sola spiegazione”
“mi sono risposto da solo e non lo ricordo”
“ma no, io non sono pazzo”
“e adesso?”
mezzo istupidito esce e va alla posta e chiede spiegazioni sul timbro sperando in un errore ma lo prendono per un maniaco, che del resto è, però lui insiste perchè dice
“se non faccio questo cosa faccio?”
“torno a casa, a fare che?”
per cui si ricompone, abbozza una fandonia plausibile e continua a insistere finché non riesce a parlare con un dirigente, e il tecnico dunque, un uomo gioviale, dopo giri e rigiri ammette che si, c’è stato un errore, la sua lettera è finita per sbaglio nel postel.
“che cosa?”
il postel, il nuovo sistema di smistamento veloce. le buste spedite con questo sistema vengono aperte, il contenuto viene ripreso con una cinepresa e il segnale trasmesso via etere alla tipografia più vicina al destinatario, dove la lettera viene ristampata, anche la busta, e reimbustata e poi consegnata
“ah”
“si”
“ma tutto questo cosa c’entra?”
e il tecnico dice
“con queste tecniche nuove chi lo sa cosa che può avvenire”
e gli mostra il macchinario, una stanza, un marchingegno tutto lucine azzurre e schermi televisori, e gli racconta aneddoti di lettere ristampate a rovescio o con simboli ignoti, per un difetto di trasmissione, ma il nostro eroe non sta ascoltando perchè gli è venuta una stranissima idea:
“e se”, dice, “se le mie parole trasformate in elettroni e sparate alla velocità della luce, soggette a nuove regole, se fossero finite in un altro luogo, un altro mondo degli infiniti teoricamente possibili, se la lettera fosse stata consegnata a un altro me? parallelo, uguale a me, la stessa grafia, immagina! ricevere una lettera da te! lui avrà sicuramente pensato a uno scherzo ed ha risposto.”
questa è bella! ma un momento, tu sei pazzo, aspetta un momento: se è andata così, se io ho scritto a rovescio, allora la lettera a lui è arrivata dalla ragazza. e si! perchè gli indirizzi sono invertiti! ma allora lui credeva che venisse da lei e allora… se lui ha risposto amore se questo è uno scherzo questo significa…
vuol dire che lì, in quell’altro mondo, loro si vogliono bene, lui e lei, perchè se lui è come me, e deve esserlo, non usa quella parola a caso, ma allora io devo sapere! perchè se ogni attimo, ogni momento di indecidibilità crea due linee del tempo, io devo sapere qual è il punto in cui gli universi si sono divisi e sono nate due linee, una in cui siamo insieme e questa dove io muoio ma qual è l’errore, che cosa non dovevo fare, quando non dovevo urlare, o piangere, quali parole non dovevo dire o dovevo dire, io posso saperlo! e così riporterò questo mondo nel sentiero giusto. è fantastico! pensa il nostro: io ho ancora la possibilità di cambiare, di correggere, ma solo lui sa come, lui l’altro me, e io ci devo parlare”
a questo punto il nostro dice al dirigente che vuole che la sua posta viaggi sempre sul postel, nello stesso identico modo della prima lettera, tutto deve ripetersi uguale e forse anche le altre lettere passeranno, forse il buco tra i mondi è ancora aperto e meraviglia, funziona! Il nostro scrive un’altra lettera e arriva una risposta da Lui, dall’altro!
inizia un fitto scambio tra i due, ancora molto nebuloso, devo pensarci, e all’inizio il nostro si dispera perchè gli sembra che l’altro mondo sia del tutto diverso e quindi comincia a credere che non c’è un punto preciso di cambiamento ma tanti, chissà, miliardi, è impossibile trovare quello giusto! però poi riflette e dopo un poco di tempo capisce che in realtà gli eventi sono gli stessi, le stesse cose, le stesse parole, la loro vita è uguale, la sua e del suo doppio, e se gli sembrava diversa è solo perchè la raccontano in modo diverso, perchè lui, l’altro, lui adesso è felice! e vede le stesse cose in un altro modo, per cui il nostro si convince sempre di più che questo famoso punto di rottura c’è, un evento preciso, uno solo, ma quale? la lettera
si.
tutti gli eventi del loro passato sono uguali fino a quella sera
“quella sera disgraziata tutti e due abbiamo scritto una lettera a lei”
“la mia lettera è arrivata al mio doppio”
“ma anche lui ne aveva scritto una”
“e quella invece è arrivata alla destinataria!”
“quindi è lei che ha cambiato il mondo”
“la lettera”
quelle parole sono state capaci di cambiarle il cuore. ma che cosa c’era scritto?
“io non mi ricordo!
e neanche lui, perchè è uguale a me!
oh no non è possibile che proprio adesso quando sembrava così facile!” la mia unica lettrice a questo punto dovrebbe dire “vecchio idiota è così semplice! la lettera ce l’ha lei, la lei dell’altro mondo. lei ha ricevuto la lettera del tuo doppio quindi sei salvo, basta chiederla a lui”
e si, hai ragione, ma sai nel frattempo che è successo? che l’altro, il parallelo, preso nel suo scambio di lettere con me è diventato sempre più cupo, più strano… parlava di cose assurde, di una corrispondenza con altri mondi… e lei, povera ciccia, con tutto che l’amava alla fine l’ha dovuto lasciare! e si è portata la sua roba, compresa la lettera.
“ah!”
si, per colpa mia. l’altro adesso sta rinchiuso forse da qualche parte a blaterare di me e la lettera…
“vecchio vizioso, perchè devi complicare le faccende? ma a questo punto io voglio il lieto fine e quindi la storia si sposta nell’altro mondo dove l’altro te rocambolescamente scappa dal manicomio o da dove è rinchiuso e affrontando mille pericoli trova la lettera e te la manda! con lo sghignazzo, per cui daccapo suona il postino e tra le bollette e altre miserie c’è di nuovo una lettera, che dice

che dice

“ogni gesto crea nuove linee
ogni scelta, ogni parola
esistono infiniti mondi
in alcuni noi ci amiamo, in altri mi odi
ce ne sono persino alcuni
in cui io sono morto
ma qui, e adesso
io”

il nostro gira il foglio, cerca dell’altro ma non c’è nulla poi dice “è strano” e infine capisce.

Caro lettore, presto tutto sarà chiaro, o definitivamente oscuro. Abbi la pazienza di seguirmi ancora un po’. Ricordi quando mi è arrivata la sua risposta? La mia risposta in verità, la prima. In quel momento io ero in bilico sulla sedia, o con la pistola in pugno, o tremante davanti al balcone, ma sono sceso, sopravvissuto, ed è lì che il tempo per me si è diviso. In una linea temporale la mia lettera è arrivata a lei, non ha avuto risposta ed io sono morto, in un’altra linea invece la lettera è finita nel postel ed io ho iniziato questa incredibile avventura col mio doppio: esistono infiniti mondi amore mio, in alcuni tu mi ami, in altri mi odi, oppure non ci conosciamo. Ce ne sono addirittura molti in cui io sono morto: ma qui, e adesso, io vivo.>>

Advertisements

Informazioni su eliaspallanzani

Blog dedicato etc
Questa voce è stata pubblicata in frammenti, spallanzate e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Una storia complicata

  1. Pingback: Lo spam sei tu (aka lo leggo con calma) | Fondazione Elia Spallanzani

  2. Pingback: Gli anni luce | Fondazione Elia Spallanzani

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...