La nostra collocazione politica

In questo periodo di scontri accaniti, ci chiediamo quale dovrebbe essere. O meglio: a quale ideologia è astrattamente funzionale il nostro criterio estetico, esegetico, il nostro indirizzo interpretativo? Ci viene il dubbio sconsolante che non possa essere utilizzato da nessuno. Certo i nostri gusti sono un poco marginali, elitari, e ciò fa propendere per la destra, ma al contempo crediamo nell’automatizzabilità della scrittura, che è quanto di più democratico. Non ci fidiamo dell’individuo, ma vorremmo che avesse gli strumenti per essere chi vuole. Siamo una società (una Fondazione), ma non crediamo nelle società. Il tutto sembra metterci tra i tecnocrati, che sono ostili all’idea stessa di politica ma di solito vengono risucchiati dalle destre. Eppure in questo discorso c’è qualcosa che non funziona e soprattutto respingiamo l’ingenuità dei tecnici, vorremmo qualificarci diversamente. Non pensiamo affatto che l’artista o l’intellettuale debbano essere impegnati politicamente, e se è per questo non ci consideriamo nè l’una nè l’altra cosa, però a nostro avviso chiunque faccia esercizio della scrittura, o della comunicazione in genere, deve pur chiedersi come verrà classificato ed eventualmente utilizzato il suo pensiero, e quale visione del mondo oggettivamente sostiene.

 
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