L’undicesimo finale

Tra i tanti progetti mai realizzati, Spallanzani conservava uno schema di racconto multiplo abbastanza singolare: un giallo in venti capitoli, introdotto da un avvertimento: “gentile lettore, se alla fine di un capitolo credi di aver individuato il colpevole, non perdere più tempo e leggi dieci capitoli avanti”.
In questo modo il libro contiene dieci racconti di lunghezza crescente:
1-11
1-2-12
1-2-3-13
etc, fino a
1-2-3-4-5-6-7-8-9-10-20
Tuttavia, una nota dell’autore ci informa che i racconti sono undici. Non siamo riusciti a capire perchè.

La difficoltà dell’opera sta nel fatto che mentre i primi dieci capitoli sono conseguenziali, i finali sono tutti diversi. Seguendo la teoria Gaddiana, Spallanzani affermava infatti che un delitto (un fatto qualsiasi) non è mai la conseguenza di un’unica causa, ma sempre di un vortice di cause, che soffiando a mulinello strozzano “la debilitata ragione del mondo”. Ci pare anche di capire che il racconto dovesse essere ingannevole al massimo: ogni capitolo infatti suggeriva un colpevole, ed ogni finale confermava il sospetto (smentito però dal finale successivo). In pratica, sembra dire lo Spallanza, risolvere un mistero è solo una questione di pigrizia, di accontentarsi della soluzione più semplice: volendo, si potrebbe continuare a risalire all’infinito la catena delle cause.
La Fondazione si sta impegnando per realizzare il progetto dell’autore.

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