Con un braccio ferma i carrarmati

Repubblica, giornale notoriamente ostile al nostro premier, riferisce la sua ultima smentita. Dunque Berlusconi non avrebbe detto: "Grazie a Dio il mio amico Putin mi ha ascoltato. Altrimenti col cavolo che i carri armati russi si sarebbero fermati a quindici chilometri da Tbilisi."
O almeno non l’avrebbe detto ufficialmente. Si tratterebbe di una battuta. Ma le battute, talvolta e in maniera allusiva, dicono parte della verità. Rimane quindi il dubbio che la frase sia stata pronunciata, che sia addirittura vera, benchè non destinata alla pubblicazione. Un messaggio segreto dunque, il più amato dagli italiani.
Viene da pensare che dietro tutto ciò ci sia effettivamente una strategia comunicativa. La frase originaria era verificabile, rischiava anche una smentita, mentre messa su questo piano, su quello del "sospetto", nessuno dei fedeli si stupirà se Mosca dice il contrario: è chiaro, era una frase che non doveva comparire, è necessario che sia smentita, benché vera. Ma noi sappiamo…
D’altro canto gli infedeli, cioè i detrattori di Berlusconi, non avrebbero creduto alla frase neanche se Mosca l’avesse confermata. Avrebbero semplicemente detto che si trattava di un aiuto di Mosca al Governo, in cambio di chissà quale futuro appoggio in altre trattative (più o meno come nel caso Barigazzi).
Berlusconi sa che l’italiano medio si ritiene furbo, diplomatico e capzioso, che sia di destra o di sinistra. Con le sue uscite, quindi, riesce sempre a soddisfare tutto l’uditorio, anche quello degli avversari. Tutti avranno la soddisfazione di intuire la verità sotto il velo: Berlusconi ferma i carrarmati / Berlusconi è un cialtrone.
Il Premier sa che il pubblico ha già scelto la sua verità, che è ormai indifferente ai fatti. Tutta la sua abilità sta nel minare l’idea stessa di "fatto", o per meglio dire nell’assecondare la nostra repulsione per l’idea, semplicistica e incivile, di "realtà".

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