Seppur con una certa stanchezza

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Riprendiamo la notizia che è stato scoperto un dramma inedito del grande Samuel Beckett, costituito da 23 pagine bianche. A detta dello scopritore, l’opera simbolizzerebbe la vacuità dell’essere. Può ben essere (ma ops, ci hanno preceduto)

Viene però un dubbio: come si fa a sostenere che l’opera è inedita, quando al mondo girano migliaia di fascicoletti con le pagine bianche? Ad esempio, nella vostra stampante ce n’è uno. E anche nella vostra fotocopiatrice. Presumibilmente, qualsiasi cartolibreria contiene centinaia di copie del fascicoletto bianco di Beckett. Deve quindi esistere una setta, sempre la stessa, che li produce e diffonde, e senza dire nulla. In questo, crediamo, sta la sua grandezza, la sua eternità (che non viene scalfita da patetici tentativi di plagio).

A questo punto, però, come non citare l’idea sperimentalissima del nostro Spallanzani, che mise mano anche al teatro: gli era balzato in mente di fare una recita in cui la presenza del pubblico blocca gli attori in un cappio temporale, sicchè devono ripetere sempre la stessa scena. Appena il pubblico si allontana, il flusso del dramma può riprendere. In pratica, l’unica storia che al pubblico interessa è quella che non può vedere, il che pure simbolizza qualcosa.

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