C’è solo l’attesa

Alcune note a margine del caso “Nadar Solo”. Riassunto: per promuovere il proprio disco autoprodotto un gruppo musicale di Torino ha spedito a vari blogger pezzi d’immagine, di testi e di brani musicali, organizzando un gioco collettivo che in un primo momento era riuscito ad attrarre gli sfaccendati del web. Penetrando nel mistero verso l’inevitabile delusione del disvelamento, questi poco a poco hanno maturato il sentimento di essere stati raggirati.

Il problema, a questo punto, è la sproporzione evidente tra il successo dell’operazione (in termini quantitativi e anche, fino a un certo punto, qualitativi) e i possibili frutti che questa porterà, in termini di popolarità del gruppo. Questa sproporzione, questo probabile mezzo fallimento, è del tutto indipendente dal valore musicale dei Nadar (che noi apprezziamo molto, e dei quali abbiamo ammirato il coraggio promozionale). Ci permettiamo di metterli in guardia dall’illusione di avere fatto il colpo che credono.

Non solo perché i grandi numeri del web sono ingannevoli e sproporzionati rispetto al reale, come hanno dimostrato  i risultati deludenti di entità politiche sostenute da una sconcertante parte dei blog e poi miseramente afflosciatesi (Scalfarotto, La Rosa nel Pugno). Non solo perché le alte cifre di accesso di un blog (a partire dalle decine fino alle centinaia o migliaia) sono irrimediabilmente gonfiate (da accessi casuali, o invece ripetuti) rispetto al numero effettivo di lettori, e perché in fondo i blog leggendosi perlopiù tra di loro, e costruendo tra di loro il mito della propria influenza, non escono dal circolo vizioso di un’influenza reciproca, un microcosmo delimitato. Come nella famosa battuta sul fatto che il mercato del fumetto indipendente sarebbe composto da soli autori indipendenti che si leggono tra loro. Ma inoltre, e infine, per via di un paradosso che i profeti del marketing virale hanno sempre taciuto. Ovvero, appunto, questa intrinseca essenziale sproporzione, questa separazione che si consuma tra l’operazione e il significato inteso, tra il successo dell’operazione e il successo del oggetto che si vuole promuovere. Insomma, il problema reale è “passare alla cassa”.

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