Dei libri non scritti

Riparte la ciclica discussione sul ruolo dei blog letterari, che ci interessa pochissimo se non per la fugace menzione dei libri mai scritti. Ne approfittiamo quindi per uscire dall’oblio e ricordare i libri immaginari di Borges, che adesso hanno anche le loro brave copertine. Ci chiediamo oziosamente se esista una differenza tra i libri immaginari che trattano (tratterebbero) di cose reali e quelli che discutono cose a loro volta immaginarie, come ad esempio una recensione (mai scritta) di “The secret Mirror”. O se si diano autori immaginari di libri reali (ad esempio, Mosè col pentateuco), e di autori reali di libri immaginari. Borges, che supera costantemente i suoi imitatori, proponeva un gioco ancora più semplice: attribuire un libro reale (poniamo, il Don Chisciotte) ad un autore altrettanto reale (poniamo, Joyce) e reinterpretare l’uno in funzione dell’altro. Basterebbe scegliere cento libri e cento autori per avere 10.000 nuovi testi, più che sufficienti a deliziare e affaticare i blog letterari per i prossimi decenni e senza ingolfare ulteriormente le librerie, già stracariche di maghetti e di coelhi (e oggi nel 2012, di fabivoli).

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Una risposta a Dei libri non scritti

  1. aitan ha detto:

    Non per alimentare la polemica. Dio o chi per lui me ne liberi. Io sono persona umile e tranquilla. Però, questa volta, mi corre l’obbligo morale di prendere posizione. Non si può sempre restare appartati nella torre d’avorio della propria babelica biblioteca.

    Per quanto appassionato di Borges ed imbevuto di cultura latinamericana, ed in particolare di quella straeuropea nata nel bacino rioplatense, ho sempre considerato i libri immaginari del mitico Jorge Luis inferiori alle mie recensioni mai scritte.

    Ecco, l’ho detto (l’ho scritto) e mi sento più realizzato (prima ero immaginario anch’io e, magari pure tu, mio effimero lettore.)
    Perché queste son cose…

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