Veridiche Historie della Realtà Secondaria

Molto meno noto del padre J.R.R., Christopher Tolkien è personaggio assai più interessante. Dopo aver curato l’edizione del Silmarillion, il piccolo Tolkien si è dato a scavare in tutti i cassetti di casa e ne ha tirato fuori migliaia di pagine variamente composte: da racconti semi compiuti ad abbozzi, a schemi, a semplici annotazioni. Ha raccolto queso enorme e contraddittorio materiale nei Racconti Perduti, Ritrovati ed Incompiuti, ossia nei dieci e più volumi di cui quelli editi in Italia rappresentano solo una scelta. Suo padre aveva scritto un romanzo per immaginare un mondo*; lui si è trovato già immerso nelle rovine del mondo immaginario e l’ha trattato con quel misto di rigore filologico e di appassionata invenzione riparatrice che contraddistingue tutti i grandi archeologi. Non si è limitato a rintracciare le fonti e ad esporle ma ha ricucito, scelto, sostituito e, quando necessario, integrato, fantasiosamente e con rimorso. Nel leggere il suo commento all’opera paterna si perde ben presto ogni riferimento: dalla nota al testo si passa alla nota al contenuto del testo, e da quella alla giustificazione in character del testo. Così, leggiamo (Racconti Incompiuti, p.530) che in una lettera del 1956 J.R.R. Tolkien scriveva:

"punti o pochi sono, nel Signore degli Anelli, i riferimenti a cose non effettivamente esistenti sul piano che gli è proprio (di realtà secondaria ovvero di subcreazione). Mi vengono in mente i gatti della Regina Berùthiel".

Questa nota è di per sè abbastanza incresciosa: il Signore degli Anelli dovrebbe già essere realtà secondaria, è già creazione. Esiste però una realtà più secondaria ancora, secondaria rispetto alla narrazione fantastica del Signore degli Anelli. Ed esiste ancora qualcos’altro, una non-realtà secondaria, congerie di elementi che il Signore degli Anelli cita, ma che nella realtà (quella secondaria!) non esistono: esempio, i gatti della regina Beruthiel. Si ricorderà infatti che nella Compagnia dell’Anello, II, 4, Aragorn dice di Gandalf:

"è più certo che trovi lui la strada di casa in una notte buia, che non i gatti della Regina Berùthiel".

Ma questi gatti, scriveva Tolkien, non esistono. Nel mondo fantastico, si intende. E invece il figlio ha scovato i gatti della regina Berùthiel! In un vecchio abbozzo, dice il diabolico Christopher, si narra di come questa perfida regina vissuta nel nono secolo della Terza Era avesse nove gatti neri, che usava per spiare la gente, ed uno bianco, che spiava quelli neri. Ma chi l’ha scritto, questo abbozzo? Non può essere lo stesso Tolkien che in un’altra lettera negava l’esistenza dei gatti. Dev’essere allora un’altra persona, il vero Autore, l’implicito Autore invisibile e onnisciente, la forza stessa della narrazione. E’ di costui, e non del padre terreno, che Christopher Tolkien ha raccolto i segni enigmatici.

 

 
 
*Christopher Tokien ripete spesso che la fabula del Signore egli Anelli era solo una modalità di esposizione della struttura storica della Terra di Mezzo: un espediente, non un fine.
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