Il diabolico tenente

Colombo è forse il miglior esempio della morte del giallo, conseguenza a sua volta dell’esaurimento delle vie che portano all’assassino. Il modello narrativo è noto e costante: lo spettatore conosce il colpevole dal principio, lo vede agire, resta solo il dubbio su come Colombo lo incastrerà. Sul come, non sul se, perchè è scontato che il goffo e trasandato inquisitore ci riuscirà.
Escluso che la fortuna di Colombo possa derivare dall’identificazione dello spettatore, per ovvie ragioni, si è pensato che alla base ci sia una sorta di rivincita dei mediocri. Il divertimento starebbe nell’assistere allo smascheramento, da parte di un poliziotto dall’apparenza meschina, di un colpevole di singolare arroganza scelto sempre tra i vip di qualche professione (romanzieri, manager, diplomatici, militari, divi della canzone, del cinema e dello sport).
O forse lo spettatore si identifica nella preda? La vittima di Colombo è variopinta e senza scampo, il che può piacere a certi masochisti. E il metodo del diabolico tenente non ricorda quello del giudice istruttore di Delitto e Castigo, che con le sue domande stupide e l’aspetto misero terrorizza il povero omicida?
Altra prova del sadismo insito in questo telefilm per famiglie: messo di fronte a Sherlock Holmes, il colpevole potrebbe tremare e, immaginando la sconfitta, confessare, risparmiandosi la caccia e la maggiore punizione. Invece Colombo gioca a fare l’idiota in modo che le sue prede restano convinte fino all’ultimo di poterlo ingannare. Così, si strangolano da sole con la corda del diabolico tenente. I loro delitti saranno sempre aggravati, la loro pervicacia nel nascondere ed alterare le prove li porterà certamente alla forca, che è l’unica scena mai mostrata.
Piuttosto che un paladino della giustizia, Colombo è un angelo tentatore. Onnisciente come il padreterno (spesso le sue deduzioni sono irrealistiche, illuminazioni appena camuffate), è però assai meno pietoso. Perciò piace. Sostituendo il piacere di scoprire con quello di punire, e nel modo più straziante, prolungando i contorcimenti della vittima, il Cattivo Tenente rappresenta il passaggio dall’epoca della fede razionale, e del giallo, alla nostra, coi suoi mostri, il suo nero, e la crudeltà che viene dalla mancanza di alternative.
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2 risposte a Il diabolico tenente

  1. utente anonimo ha detto:

    Personalmente ho sempre sperato che il colpevole la facesse franca, forse per una innata antipatia verso il modo di fare (finto scemo) del tenente stesso……
    Se ne facessero un film (con Colombo sconfitto) sarebbe un successone…

  2. Pingback: Critica di libri non letti (ancora sul giallo) | Fondazione Elia Spallanzani

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