Una questione privata

Come gli italiani moderni, anche gli antichi sembravano avere poco interesse per la soluzione dei gialli. In questo interessante piccolo saggio si nota che nella letteratura classica ci sono opere con tutti gli elementi della detective story, ma manca sempre la suspance che deriva dall’ignorare il colpevole. Secondo l’autore ciò avviene per due ragioni: 1) la narrativa antica non conosce l’identificazione tra lettore e personaggio non onnisciente; 2) e soprattutto non esiste l’idea di un detective portatore delle istanze di giustizia della società, perché nel mondo antico persino l’omicidio è considerato un crimine privato.
Adesso pensate per un istante al successo dei noir, in cui di norma è irrilevante scoprire il colpevole, o a quello delle trasmissioni che rivangano tra i gialli insoluti. I primi funzionano come tragedie, le seconde come esercitazioni retoriche, sulla nobile scia di Seneca e dello Pseudo Quintiliano. Invece di proporre una soluzione ragionevole del mistero, si affannano ad accumulare elementi e a formulare le più svariate ipotesi, cercando di convincere con argomenti non fattuali ma retorici. D’altro canto, se ci fossero prove reali non si tratterebbe di gialli insoluti.
In definitiva, ma con riserva di approfondire, potremmo dire che gli italiani sono rimasti allo stadio in cui l’omicidio è una questione privata, non un delitto contro lo stato, per cui capiscono la vendetta ma non la giustizia, e tra tutti i glialli preferiscono quelli irrisolti, come semi di storie ed esercitazioni da bar. Non è forse vero che il miglior giallo italiano resta Quer pasticciaccio brutto de via Merulana?
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