Serie ad esaurimento

Mentre nella villa che fa da sfondo a Crocevia si moltiplicano i delitti e le stranezze, il sardonico dottor Hoffmann pronuncia una paradossale battuta: “Di recente il nostro gruppo (l’Oulipo, ndr) ha costruito una matrice di tutte le possibili situazioni poliziesche ed ha scoperto che l’unica ancora inesplorata è quella in cui l’assassino è il lettore”. Ovviamente è impossibile. Se il lettore sa dal principio di essere l’assassino, siamo fuori dal giallo. Se l’ignora (è il facile trucco dell’amnesia), si può ben dire che a uccidere è stato un “altro”. Infine, se uccide involontariamente, nessuna corte potrà condannarlo. Un esempio del primo tipo sarebbe il libro game con protagonista l’assassino. Del secondo, il Cluedo, in cui è normale che uno degli giocatori-investigatori sia anche il colpevole e che lo scopra solo alla fine. Sei tu l’assassino, di Raul Montanari, significativamente sottotitolato “l’ultimo giallo possibile”, si basa sul terzo caso. E così abbiamo esaurito le combinazioni senza raggiungere lo scopo, a meno che non si voglia affermare che ogni lettore, col semplice, deliberato atto di aprire il volume, sia sempre e solo per questo l’assassino (nella foto, al centro, Spallanzani).

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5 risposte a Serie ad esaurimento

  1. utente anonimo ha detto:

    sul libro di Montanari un curioso episodio: al tempo in cui uscì, parecchie copie vennero distribuite senza il cartellino col codice…

  2. utente anonimo ha detto:

    si dice pure che qualcuno abbia acquistato cartellino e codice senza libro…

  3. dhalgren ha detto:

    ma quale codice? quello a barre o l’altro, quello segreto, che dice che cosa c’è scritto nel libro?

  4. Il lettore ha votato Bush, e guardando i film di Michael Moore, scopre di avere con ciò causato la morte di svariati irakeni. (perdona l’idiozia dell’esempio, ma funziona)

    Oppure:

    Il lettore ignora, ma non è stato “un altro”. Il lettore ha sparato, volontariamente. Ma la polizia accusa un altro. Le prove sono schiaccianti. Il lettore non può essere certo di averlo ucciso lui. Quindi indaga. E alla fine scopre che era davvero lui. Confessa, finalmente in pace con sé stesso.

  5. Pingback: Morto che parla | Fondazione Elia Spallanzani

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