La dissimulazione onesta

Nella seconda metà del XVII secolo viveva e operava a Napoli Torquato Accetto, un poeta e prosatore il cui nome è passato ai posteri, più che per le sue rime "marineggianti", per il trattato Della dissimulazione onesta, piccola gemma del moralismo politico e della psicologia barocca. Se la simulazione è principalmente "menzogna, forzata alterazione della realtà" la dissimulazione è "l’industria di non far vedere le cose come sono". Simulazione e dissimulazione appaiono quindi profondamente diverse e con questo suo trattato Accetto voleva dimostrare che la dissimulazione, quando si identifica con la prudenza e non giunge alla volgare menzogna, diventa nelle mani del saggio un’arma per difendersi dall’oppressione dei potenti e dalla "scomposta insorgenza dei propri sentimenti". Con dotti e avvolgenti ragionamenti, Accetto suggerisce un modello di comportamento ben funzionale al codice etico dell’uomo barocco, secondo il quale sarebbe stato non soltanto lecito, ma addirittura necessario, usando l’arte della pazienza, il "dissimulare" i propri pensieri e moti dell’animo per salvaguardare vita e libertà interiori dalle oppressioni esterne". La prosa del trattato come scrive Manganelli nella prefazione di un’edizione Costa e Nolan del 1990 ormai reperibile solo su qualche bancarella d’occasione, non è semplicemente la "bella e colta prosa di un settecentista moderato: è la prosa temerariamente inventiva e insieme meticolosamente occultata di un grande esemplare secentista, ma anche di uno straordinario scrittore".
Se non è letteratura d’inganno questa, non so proprio cosa possa esserlo. Ovviamente è possibile leggersi il bel trattato Della dissimulazione onesta anche online!

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4 risposte a La dissimulazione onesta

  1. dhalgren ha detto:

    incidentalmente, Eco riprende buona parte di questi concetti e li mette in bocca al Padre Emanuele (Tesauro!) di “l’isola del giorno prima”. Manganelli parla di Accetto anche in “il rumore sottile della prosa”, ma è appena una citazione.

  2. dhalgren ha detto:

    ah, e mi scordavo di segnalare il contraltare, ossia l'”ars honeste petandi in societate”, di de Graetz, Maitre Hardouin (http://www.invisiblelibrary.com/libauthor5.htm)

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