Patafisici in azione

Una piccola gemma di sperimentazione, scritta da Matteo Pelliti per l’OPLEPO, ossia l’OPificio di LEtteratura POtenziale che costituisce l’omologo italico dell’OULIPO di Queneau e soci. È un raccontino intitolato Egle e le streghe delle sette ceste e presenta una piccola particolarità: si tratta infatti di un racconto monovocalico in E!

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Egle, ventenne delle Berrette-verde, stette per le steppe per rendere delle ceste (erbe, essenze, mele, pere, pesche e del fernet) merende per delle megere. Mese e mese, pervenne nelle selve; è nelle tenebre che deve stendere le tende. Nelle fredde sere delle selve e delle steppe, Egle sente gemere: le Renne ebbre delle Tenebre, vere belve!

Nelle vene sente cedere, sé mercede delle belve, e perde speme d’esser sempre terrestre. Nelle melme delle selve tenne le sette ceste (fredde per le tenebre-freezer) merce eccellente; messe nelle gerle le merende (le predette mele e pere ed erbe) Egle bevve del fernet. Belle prede del presente! Nel mentre, le tremende e nere belve, ferme vedette, le vede precedere per cene e mense: è nelle peste.

Egle, che è fedele e crede nell’Ente eccellente che regge le stelle e le sfere eterne, espresse prece per le pecche e le mende, e se ne pente; né vede né sente, mentre ecce!

L’Ente eccellente le permette, perché sempre ebbe fede, d’essere terrestre e mette Messere trentenne nelle selve, per le belve. Messere, le frecce! Le frecce, le frecce! Ebbene, fece fendere rette tre frecce per le renne/belve: per pelle, teste e ventre.

Spente le renne, Egle – e Messere – vede delle cerve, belle gemelle; pre-sente le preferenze del Messere (frecce per le cerve = tènere cene) e le precede: “Svelte, svelte!” . Le sceme cerve tedesche, prese per sete e serve del bere, Egle le vede sedere serene e melense, prede del Messer sergente. Egle, lemme lemme, preme per rendere le ceste delle megere. Scene delle Terme: nelle esedre lerce delle streghe v’è l’ensemble: feste plebee, tende e celle, merce e pece, zecche, verme e serpente nelle rene, chele e penne, pesche secche, dente del pesce verde repellente, esche ferree, bende per peste, pepe e mere lettere per delle merle nere (emme, enne, effe, elle, esse ed erre) neglette.

Nelle teste delle venete megere Messer sergente è pretendente! Sebbene rese le ceste per le merende delle feste, Egle, per esse, venne per le Vere (per le megere perle nere nelle Messe Nere) sebbene pezzente. Per le streghe delle Terme “messe nere” è emettere leste sentenze: “Messer sergente deve esser pesce verde e lepre” Ebrechedebre, e Messere prende veste del Pescelepre. “L’Egle che rese le gerle deve esser: ventre delle vespe e pelle del serpente” Sem Sele Bem, e venne Serpevespe. E le pene per le streghe è neve perenne delle vette.

Le megere, prese per febbre nel bere del fernet e resene mezze lesse, le vede l’Ente eccellente (celebre Bene che sempre vede e sente, perché sempre essente): le rende cenere! Nel mentre, repentemente, rende benessere e veste decente (l’essere precedente) per Egle e Messer sergente, per le predette benemerenze dell’essere fedele e del tenente. Leggende? Certe mezze vere, e certe certe.

E perché l’Ente eccellente, che è Bene, permette le tenebre, le grette streghe, le venete megere, le sere fredde, le vere belve? Ebbene gente, fece le stelle e le sfere, Egle e Messere e dette le bellezze dell’Eden (perse pel Serpente) e mette Legge e fece Sé Terrestre (nel Presepe), per render belle le enne-sere eterne.

The End

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4 risposte a Patafisici in azione

  1. utente anonimo ha detto:

    Credo che “La scomparsa” di George Perec, in questo senso, sia maestosa. una grande prova, una storia d’autore divertente e una tecnica strabiliante. Ovviamente in questo libro, la scomparsaè proprio quella della vocale “e” che non viene mai scirtta e mai letta. Notevole, veramente notevole. Credo che Perec giochi con le parole con una bravura insolita. E che lascia il segno. Inutile dire che dopo avere letto quel libro ho provato a scirvere senza “e” e non ci sono riuscita! O meglio. Diventava più importante la forma del contenuto. E non è da me. Un saluto. Chirografa.

  2. utente anonimo ha detto:

    Vi ringrazio per aver citato la mia “favoletta monovocalica”; è noto che la necessità aguzza l’ingegno, e che povertà e astuzia generano qualcosa di amorevolemente bello; seguirò con piacere ed attenzione il vostro blog, invitandovi ovviamente a farmi visita nel mio. Grazie ancora e a presto
    Matteo Pelliti

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