Metafiction 1: sceneggiatura cinematografica

tumblr_lwuzwyyMhV1qbcl26o1_100

La metafiction, ossia la fiction che parla di se stessa (film che mostrano la realizzazione di un film, libri che parlano di scrittori, ecc.) è in genere un cliché abbastanza abusato e noiosetto. Qualche cosa però si salva ancora. Per esempio il film Il ladro di orchidee (Adaptation., col punto finale, nel bel titolo originale che sintetizza sia la crescita delle persone sia l’adattamento da libro a cinema), di cui parliamo in questo blog perché è un esempio lampante di letteratura d’inganno e ricorsiva. La pellicola racconta la storia dello sceneggiatore Charlie Kaufman (che è anche il nome che compare come autore del film che state vedendo) e delle sue fatiche per adattare al grande schermo il romanzo Il ladro di orchidee. Tutto qui? No. Perché lo sceneggiatore ha un fratello gemello che vive come scrive, mentre Charlie scrive come vive, ossia in modo asfittico e disastrato. Ci sono poi l’autrice del libro, che parla della vita ma non riesce ad averne una per proprio conto, e il botanico Laroche, la cui vita è già un libro… un film sicuramente strano, dal ritmo pacato (almeno fino quasi alla fine) ma quasi vertiginoso nel suo continuo gioco di specchi tra realtà e finzione. Imperdibile il trailer, ma non fatevi incantare: non siamo di fronte a un metafilm, bensì a un film tratto da una metasceneggiatura. È quasi più un libro trasposto in immagini che un film che parla di cinematografia, insomma. E, pur avendo la caratteristica standard di quasi tutta la metafiction (ossia quelli di ammiccare continuamente al lettore/spettatore), si regge in piedi anche come film a sé stante.

Annunci

Informazioni su eliaspallanzani

Blog dedicato etc
Questa voce è stata pubblicata in paradossi, pseudo recensioni, segnalazioni. Contrassegna il permalink.

4 risposte a Metafiction 1: sceneggiatura cinematografica

  1. dhalgren ha detto:

    bello. però non so perchè mi viene da pensare “malefiction”.

  2. eliaspallanzani ha detto:

    Bel titolo per un racconto. Ora però bisognerebbe scriverlo. :-)))

  3. dhalgren ha detto:

    io faccio solo i coperchi. per le pentole…

  4. Pingback: Una volta eravamo più professionali | Fondazione Elia Spallanzani

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...