Il mio nome è Legione

Non è che far parte di un soggetto multiplo (ammesso che la definizione abbia un senso) sia di per sé una novità assoluta. Prima di Wu Ming e di Paolo Agaraff c’era per esempio Pasquino, la statua che veniva fatta parlare mettendole dei cartelli al collo: una maschera che chiunque poteva indossare. La cosa in qualche modo dev’essere piaciuta anche agli scrittori di fama; provare a mescolarsi con gli esordienti è un modo intelligente per abbattere i muri tra autori e lettori. Segnaliamo quindi due esperimenti di scrittura collaborativa: il primo su Ipertrame è un racconto con un incipit di Ermete Treré, che poi sarebbe un gruppo composto da Lucarelli, Brizzi e i Wu Ming. Particolarità interessante è la presenza di un forum in cui commentare passo passo il dipanarsi della storia. Il secondo è invece Crowning the kitten, in inglese, in cui proseguire un inizio scritto da Michael Moorcock, il ‘papà’ di Elric di Melniboné e autore del fondamentale ciclo del Campione Eterno.

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3 risposte a Il mio nome è Legione

  1. dhalgren ha detto:

    su “il mio nome è legione”: nel vangelo c’è scritto che cristo guarì un indemoniato (quello che dice “il mio nome è legione”) e che i demoni si rifugiarono nel corpo di certi porci. all’epoca in Israele la legione romana più odiata aveva come simbolo un cinghiale, che come sapete somiglia assai a un porco. non ci giurerei, ma forse c’è un messaggio politico. con la fede ti ribelli alla legione dei porci (i romani) e li ammazzi (nel vangelo i porci vanno a sfracellarsi in un burrone).

  2. dhalgren ha detto:

    ah, in “il signore delle mosche” il simbolo del demonio è una testa di porco, ma quel demonio non viene dall’inferno. viene invece da dentro. “non mi conosci?”, chiede.

  3. Pingback: Una volta eravamo più professionali | Fondazione Elia Spallanzani

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