Basta cornici. Basta con te

Un altro pezzo trascritto da Raccontalo alla cenere di Elia Spallanzani. Come sempre, il disagio personale dell’abbandono e le riflessioni su frame letterari e metanarrazioni si mescolando indissolubilmente.
********************
Quando parlo con me stesso mi dico troppo. Poi penso di scrivermi per sfogarmi ma mi accorgo all’improvviso che non ne ho il coraggio. Che sono un teorema senza corollari, con tante ipotesi e nessuna tesi. Irrisolvibile. Che dovrei rassegnarmi, rinunciarci a tracciarmi in linee. C’è un fuoco freddo che mi desertifica. Parole consumate che mi martellano i neuroni, troppa scienza algebrica, foni che si susseguono come formule chimiche. Catene geometriche, schemi, sbarre, gabbie. Lasciatemi in pace. Come si fa con un punto informe per natura, che rantola nel quadrante negativo di due assi sghembi. E pretendete di vederli ortogonali. Teorie. Adesso volerò in un sogno, lasciatemi partire. Sarà un razzo a liberarmi dalla gravità terrestre. Nostalgia di leggerezza definita.
Io non sono egocentrico. Mi studio.
Innamorarsi? Essere cretini in due.
Mi hanno detto che il deserto fiorisce, con incidenza casuale. Non esiste il caso ma la probabilità. Almeno così crederò fin quando qualcosa non mi convincerà del contrario. Il caso è un atto di fede tracciato dal diagramma dei nostri destini; la probabilià è una equazione perfetta. Ma non ho ancora capito quali sono i suoi due elementi.
Sono romantico come lo sono i ribelli, quelli veri, i liberi di spirito. Se mi vuoi sarai tu a seguirmi.
Odio il vento. Odio i lunghi silenzi. Quelli miei. I tuoi. Te, che nemmeno conosco.
Oggi mi sento sentimentale. Sono stato sommerso dal vuoto. Vegeto a carico di un’umanità abitudinaria.
Ieri un ladro è venuto in casa e mi ha rubato l’entusiasmo. Adesso me ne procurerò un’altra copia da qualche parte, questa volta proverò dall’antiquario.
Senza di te il nulla. Con te l’impossibile. Ci capiamo solo tacendo. Dimenticandoci.
Qualcosa mi ha investito e io ora sono paralizzato da nervose frenesie. È nella normalità la vera rivoluzione. Tutto il resto è sopravvivenza.
Sto arrugginendo in un rottame di intenti. Di sbieco in un porto, alla riva di un mare che mi ha ubriacato di sentimenti.
Ma cosa c’entrano i poeti laureati, io di quelli me ne infischio. Io non uso congiunzioni ma scaglie.
I verbi? Adoro quelli intelligenti, quelli che si conficcano nella mente come cunei. Quelli stretti che raccontano poco di me. Una volta parlavo per imperfetti, ma mi hanno risposto con dei presenti tagliati, generici e formali. Sono stato ferito, colpito, tacciato.
Come volete voi, d’ora innanzi mi esprimerò in una stanza di bottoni e la chiave ve la nasconderò in un congiuntivo, ingrati. La poesia è cosa troppo timida e fragile per manifestarsi nei vostri semplici timpani indicativi.
Lo stile – ma no, non fatemi domande di stile, risposte ve le daranno i tecnici. Io sono un creativo.

********************

Annunci

Informazioni su eliaspallanzani

Blog dedicato etc
Questa voce è stata pubblicata in atrocità, imposture, spallanzate e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...